C’era un tormentone tanti anni fa, ai tempi delle Sturmtruppen. La guardia gridava il chi va là, chiedeva “amici o nemici?”, e dal buio arrivava la risposta, che era invariabilmente “semplici conoscenti”.
Ecco, ci pensavo questa mattina, quando per un caso mi è tornato in mente il primo messaggio che ho ricevuto qualche mattina fa, mentre congelavo nel sole dell’inverno della mia gioventù davanti a una camera mortuaria, mandato da una persona incontrata una sola volta in tutta la vita, una persona che non chiamo amica per pudore e rispetto, ma che per me è come se. E ci pensavo in questa settimana di autostrade e strusci e cene e alberghi, all’inizio di un altro anno di aeroporti e fiere e happy hour e networking party, pensavo che basterebbe poco per definire le persone per quel che sono – amici, nemici, semplici conoscenti – prendendone serenamente atto, senza arrampicarsi sugli specchi delle regole di questi bassi tempi di reti sociali. Ci pensavo, dicendomi che alla mia età sarebbe anche l’ora di imparare a farlo, sarebbe anche l’ora di crescere.
18/01/2010
17/01/2010
Semplici conoscenti
16/01/2010
29
Pronto.
Ehi, ciao.
Oh ciao, come va?
Io tutto bene, e tu?
Normale.
Bene, bene. Allora, che si dice?
Al solito.
Capito.
…
E’ un po’ che non ci sentiamo.
Eggià.
Non volevo disturbarti.
Non ho detto che l’hai fatto.
Sì, non l’hai detto.
Ecco.
Sono ventinove, giusto?
Ventinove, sì.
Forse non dovevo chiamarti.
Non è un problema.
Sembra.
Ma no. Le cose passano.
Sì, così dicono.
…
…
…
Beh, allora ciao.
Ciao.
14/01/2010
Il colore della pianura e dell’asfalto
La via è larga poco più della macchina. Il cielo ha il colore della pianura e dell’asfalto, e non si sente un suono se non quello dei tacchi degli stivali della donna che salgono i tre scalini dell’ingresso della villetta. L’uomo spegne il motore e socchiude gli occhi mentre ascolta un giornale radio. Aspetta, svuotando la testa. Dalla curva in fondo alla strada arrivano una ragazza e una bambina in bicicletta, strette nei piumini, nei guanti e nelle scarpe pesanti per difendersi dal freddo e dall’umidità. Un gatto passa attraverso le sbarre del cancello della villa. La porta della casa si apre, e la donna esce richiudendosela alle spalle. L’uomo la guarda mentre lei scende gli scalini e fissa lo schermo del telefono che ha tirato fuori dalla tasca dei jeans attillati, la guarda aggrottare le sopracciglia, la guarda sorridere. Quando lei apre la portiera e si siede, lui tira un respiro per farsi coraggio e fa un cenno con la testa verso il telefono che è ancora nella mano della donna. “Sei ancora arrabbiata?” le chiede. Lei ride nel grigio della sera che arriva: “No. Non ne ho voglia, e non ne vale la pena. Andiamo?”. Lui accende il motore, mentre il gatto rientra nel giardino della villa.
09/01/2010
Averle viste quasi tutte
O dell’apprendere che esiste un dibattito su un film di Carlo Verdone.
The Voice
Ogni tanto mi rendo conto di avere delle opinioni totalmente slegate dai fatti, basate solo su una mia personale applicazione delle teorie lombrosiane. Guardate questo video, postato oggi da Gilioli. Arrivate al settimo secondo – ce la potete fare, sei secondi di Mario Borghezio li potete reggere: poi ascoltate la voce di Giancarlo Gentilini. Io, alla parola “rivoluzione” smetto di ascoltare. Perché non è più importante quello che viene detto, nessuna parola pronunciata così può essere buona. Non si vede la faccia ma si sente la voce di Gentilini: e tanto basta. Non so dire se tanti di noi erano già oppure sono diventati così, come la voce di Gentilini: i discorsi sull’uovo e la gallina lasciano sempre il tempo che trovano; poco importa, perché il pratone di Pontida è pieno zeppo. E chi non sta lì prende posto nel salotto degli eredi Angiolillo, ché il comunismo di cachemire fa sempre la sua porca figura.
YouTube, Piovono Rane
08/01/2010
Argine
Ultimamente il titolare qui ha parlato – fin troppo, chissà – degli affari suoi. Ma ci terrebbe a tranquillizzare i suoi lettori: ha in animo di andare a vedere Sherlock Holmes, e si avvicinano le elezioni regionali, e sul PresDelCons si può sempre contare, e poi ci sono i Mondiali di calcio, e magari la corrente del Golfo cambia direzione – insomma, materiale per arginare la deriva intimista da Liala o da Foscolo de’ noantri ce ne dovrebbe essere in abbondanza.
06/01/2010
05/01/2010
Rettilineo
Ti va di cambiare disco? Sono duecento chilometri che lo stiamo ascoltando.
Sì, scusa, hai ragione. Fai pure.
Perché non parli?
Ti stavo ascoltando.
Ma non ho detto nulla.
E’ quel che credi.
03/01/2010
Il tempo del raccolto
Quando sento criticare il cattivo gusto del nostro PresDelCons, quello della bandana, quello che festeggia il suo compleanno tagliando una torta che lo ritrae mentre mostra il dito medio a una folla plaudente mi ricordo che il paese da lui governato è quello che ha rivalutato i film di Totò, che considera “di interesse nazionale” i cinepanettoni di Neri Parenti, che ha elevato a maitre à penser Adriano Celentano, Domenico Dolce e Stefano Gabbana: si raccoglie quel che si semina, in fondo.
Repubblica.it