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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    28/06/2004

    On demand

    Filed under: — JE6 @ 08:48

    Sto leggendo una raccolta di racconti edita da Minimum Fax dal non spregevole titolo “Tutta un’altra vita”. Prosatori italiani, Carlotto, Lodoli, Romagnoli, gente così. Anche Tiziano Scarpa, in effetti.
    Ora, il libro nasce su commissione di un grande gruppo assicurativo; ed una volta che lo si sa (cioè, dopo aver letto un terzo dell’introduzione), il titolo prende tutto un altro significato rispetto a quello che era stato capace di evocare ad una prima lettura.
    Si procede, pensando che un buon ottanta per cento dell’arte prodotta negli ultimi cinque millenni è stata commissionata dal mecenate di turno, e ciò non impedisce lo sdilinquimento di fronte alle opere di Leonardo o di Giotto, tanto per fare un paio di nomi.
    Ma, procedendo (premetto: sono a metà del quarto racconto, su sette che compongono la raccolta), ci si trova di fronte ad una sciatteria di scrittura e ad una povertà di trame da lasciare tramortiti. E viene da pensare che c’è modo e modo di guadagnarsi i soldi, e c’è modo e modo di darli. Modi migliori di questo, di sicuro.

    15 Responses to “On demand”

    1. giuliomozzi Says:

      La domanda è: questi racconti sono belli o brutti? (Io non conosco il libro). Se sono brutti, nemmeno la migliore delle buone cause potrebbe salvarli. Se sono belli, ahimè, non è detto che la loro bellezza (in caso di compromissione con non buone o discutibili cause) basti a salvarli. C’è, credo, un’asimmetria. E da quando l’artista ha deciso di affidare la propria sopravvivenza al mercato (cosa che avvenne ai tempi di Baudelaire: fu una rivoluzione) è diventato lecito chiedergli conto delle sue frequentazioni (mentre nessuno, appunto, imputerebbe a Leonardo o Raffaello o Michelangelo di aver lavorato per papi, ehm, assai discutibili).

    2. Squonk Says:

      Giulio (grazie della visita), i tre racconti e mezzo che ho letto sono brutti. Secondo me. Il primo, addirittura imbarazzante.
      Intendiamoci: nessuna marchetta, nessuna pubblicità occulta per il gruppo assicurativo committente. In questo senso, tanto di cappello. Solo, sono brutti. Danno l’idea di essere scritti in fretta, attaccandosi all’esile filo del primo briciolo di “ispirazione” (qualunque cosa questa sia). Quando dico “c’è modo e modo di guadagnarsi i soldi” parlo di quella cura della scrittura che, in un caso del genere, significa rispetto nei confronti sia del lettore sia del committente. E quando dico “c’è modo e modo di darli, i soldi”, mi riferisco alla capacità di giudizio da parte del committente, il quale, di fronte a scritti di quel genere, dovrebbe dire “signori, noi vi paghiamo, ma voi vi dovete sforzare un po’ di più: altrimenti, questa roba non viene pubblicata, perchè noi non vogliamo fare brutte figure”.
      Invece, il libro esce. Chi fa la figura peggiore, non so: in generale, è il Libro, quello con L maiuscola, ad uscirne malconcio.
      Quanto alla compromissione con cause discutibili, sono abbastanza d’accordo con te. Però, mi chiedo: perchè sfrucugliare, chessò, Lodoli o Scarpa, e non Leonardo, o Raffaello, o Michelangelo? La “qualità” nobilita tutto?

    3. reginadelsole Says:

      scrittura sciatta commissionata da una compagnia assicurativa..modulo narrativo pienamente concorde col committente..vuoi mettere un papa, un cardinale, un nobile? l’uomo moderno non può fare a meno dell’assicurazione, svilisce il portafogli, e si appiattisce fino a diventare bidimensionale

    4. b.georg Says:

      sergio, sono solo io che ho problemi coi tuoi permalink?

    5. Squonk Says:

      Oh, non so. Non ho ricevuto altre segnalazioni, in merito.

    6. b.georg Says:

      boh, clicco sull’orario e mi si apre la finestra del post singolo, ma l’indirizzo è ancora quello della home. Al momento, finché non mi riprendo da questo evidente stordimento tecnologico, devo citarti in questo modo barbaro

    7. lester Says:

      Visto che ne ha parlato b.georg: l’indirizzo e il titolo restano quelli della home pure se clicco su un qualunque link nella pagina (a meno che non apra un’altra finestra). E’ sempre stato così, sono io che sono troppo pigro per segnalarlo.

    8. Squonk Says:

      Tempo fa, Cesare Lamanna mi scrisse che questo aveva qualcosa a che fare con i frame. Ora, se voi mi chiedete cos’è un frame, siete cattivi nell’animo. Ecco.
      In qualunque caso, il problema dei permalink si risolve facilmente con un bel right-click sull’orario, ed un successivo “copy link location” oppure “copia collegamento”. Funziona, datemi retta.

    9. Mistral Says:

      Dio mio, dio mio, quanta demagogia…

      Mi perdoni Sir, da Napoli in poi non riesco a sentire il nome di Tiziano Scarpa senza che mi parta la citazione.

      Credo capiti lo stesso al compagno Strelnik, peraltro.

    10. strelnik Says:

      Eh, sì, Mistral…
      però poi ho comprato “Kamikaze d’Occidente”
      “Eli, Eli, lamma sabactani?”

    11. una domanda, anzi due Says:

      Ma non sarebbe più corretto leggere tutto il libro prima di tirare in ballo TUTTI gli autori dell’antologia tirando le somme sulla sciatteria generale della letteratura italiana, mondiale, Leonardo, Giotto, Dio, l’Universo e tutto il resto? E poi, che male c’è a scrivere pagati? Lo scrivere è o non è un lavoro? E allora, quale moralismo ti spinge a considerare con sospetto questi racconti solo perché SAI che sono stati pagati? Tutti i racconti sono pagati, poco o tanto. E se non lo sono, DOVREBBERO esserlo. (Che cosa ti hanno fatto gli scrittori perché debbano condurre una vita non pagata, sottopagata, povera e grama? Forse questo: loro sono stati pubblicati e tu no, è un’ipotesi probabile. Quasi tutto il rancore della rete verso gli scrittori parte da questa premessa disonesta; disonesta in quanto non dichiarata). Tutti i racconti americani, inglesi e gran parte degli europei che leggiamo sono stati pagati. Possono essere sciatti o no. Ci sono molte schifezze anche fra i racconti angloamericani (cito loro perché è il mercato letterario più pagato del mondo). Ma tu sei più mercificato della mercificazione che denunci: SICCOME sono pagati, scrivi, dovrebbero essere scritti bene!

    12. una risposta Says:

      Io il libro l’ho letto, e i racconti di Romagnoli e Scarpa (ultimi del libro causa ordine alfabetico) erano belli. In effetti gli altri erano piuttosto scarsi.

    13. Squonk Says:

      Su Romagnoli concordo, è l’unico che si salva. Scarpa no, butta via un’idea tutto sommato nemmeno tanto disprezzabile.

    14. un'altra risposta Says:

      Mi spiace ma sul racconto di Scarpa non siamo d’accordo. De gustibus. Ma non è importante. Rimane il fatto che hai fatto un torto a Romagnoli, liquidando il libro dove c’è un suo racconto dopo averlo letto a metà. E parzialmente anche a Scarpa, perché dal tuo giudizio pare che non fosse comunque così disastroso o sciatto come i primi che hai letto. Un tuo lettore insomma si domanda: se la ‘media’ dei racconti fosse stata come quella degli ultimi due, ti saresti scagliato in maniera così violenta contro il libro? Il mio parere è che, trattandosi di un’antologia collettiva, avresti dovuto arrivare in fondo, prima di affossare tutti. Agire in questo modo, scusami, ma è molto scorretto.

    15. Squonk Says:

      Vedo che mi vuoi fare le pulci, e va bene.
      Non so come spiegartelo: l’ho scritto chiaramente che ero a metà, e quella prima metà era veramente desolante. Ribadisco il giudizio, perchè la seconda metà è solo di poco migliore (guarda che Romagnoli, di solito, scrive molto, molto, molto meglio: il suo racconto è solo il meno brutto dei sette che compongono la raccolta).
      Ora, rileggendo il post non c’è verso che tu possa trovare una frase del tipo “Lodoli ha scritto una porcheria” o “Carlotto si è fatto scrivere il racconto da un bimbo di sette anni”. La formulazione del giudizio era forse un po’ vaga, ma, leggendo con un minimo di discernimento, non si trova una lavagna con le colonne dei buoni e dei cattivi. Spero che almeno questo tu lo possa riconoscere.
      E infine: ho scritto un altro post (quello in risposta al tuo commento – forse avresti fatto meglio a trasferire lì la discussione)dove vado avanti, spiego, completo il giudizio. Certo, l’ho fatto grazie alla tua sollecitazione, ma non ero mica obbligato a dare al ragionamento quella visibilità. Eppure, sono un disonesto. Dovrò berci una birra sopra, questa sera.

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