Diritti, doveri, varie ed eventuali
Poco tempo, oggi. Ma, per fortuna, c’è chi ha già scritto, e bene.
Io ho votato, come faccio sempre. Voto per rispetto di quegli anziani che domenica mattina erano al seggio con me, quelli che dicevano “io me lo ricordo com’era quando non si poteva”, voto per rispetto di tutti quelli che ancora oggi non possono farlo. Per questo la prossima volta che vedrò qualcuno di questi politici che si stanno congratulando con l’alto senso di responsabilità civile di chi si è astenuto, cercare di vendermi ancora la favoletta dell’esportazione di democrazia o inalberarsi per quegli “stati canaglia” che non hanno ancora lo strumento del voto, o commuoversi per le “libere” elezioni in Iraq, ecco, io chiedo che per decreto legge mi sia concesso di sputargli in un occhio. Detto questo, eravate liberi di astenervi e l’avete fatto, avete vinto, stravinto anzi. Ho come l’impressione che nei prossimi giorni il vostro non-voto sarà parecchio strumentalizzato, ma l’avete scelto, quindi affari vostri. Personalmente io sono piuttosto orgogliosa di quel timbro sulla tessera elettorale, sapevo di perdere ma ho giocato. (Patrizia)
L’astensione è un diritto, d’accordo. E i diritti di chi vota, di quelli vogliamo finalmente parlare? Il diritto all’inazione viene riconosciuto e difeso a spada tratta: perché quello all’azione deve essere sotteso al primo? Eliminiamo il quorum, dopodiché ognuno si faccia un po’ i diritti suoi. (Fainberg)
June 15th, 2005 at 14:42
e a dirlo sono donne.
Ma dobbiamo sempre farci spiegare tutto, proprio, noialtri omuncoli
June 15th, 2005 at 16:10
E poi mi chiedo: se per ipotesi invece che per abrogarli, quegli articoli, si fosse votato per introdurli non sarebbe stata spinta e propagandata l’equazione “chi non va alle urne è un assassino di bambini”?
Quindi l’astensione è un diritto – un dovere in certi casi – ma.
Ma ti dico io quando, ok?
June 15th, 2005 at 16:17
può essere istruttivo riflettere su quel che accadde tanto, tanto tempo fa in un paese di là dalle nuvole, a Fantalia
June 15th, 2005 at 16:37
Per lavoro frequento molto il ticino, in cui si referenda serenamente persino sui colori delle panchine pubbliche. Là non esiste il quorum per gli abrogativi. E quindi non posso che essere d’accordo con ciò che dice lui: http://www.gaspartorriero.it/HTML/blogarchive/2005_06_12_archive.html#111866679402401383
June 15th, 2005 at 17:01
Tutto vero, ma arriva con una decina d’anni di ritardo. Non ricordo molta gente che si indignava quando non si raggiungeva il quorum sull’abolizione dell’ordine dei giornalisti, o delle trattenute sindacali. Lecito che delle trattenute sindacali non importasse niente a nessuno, ma se si lascia che la scorciatoia dell’astensione diventi una prassi consolidata, l’istituto del referendum è morto: un po’tardi lamentarsi perché quando servirebbe a me non schizza fuori dalla tomba.
June 15th, 2005 at 18:41
Hai ragione lester. Anche io ho avuto molti dubbi sul referendum (non nel senso che fosse giusto – su quello non ho mai avuto dubbi – ma sulla sua opportunità tattica). Forse è stato un autogol, sarebbe stato meglio sollevare la questione di legittimità costituzionale e aspettare che la Corte Costituzionale cassasse le parti della legge in palese contrasto con una serie di principi fondamentali del nostro ordinamento, oppure aspettare le prossime elezioni e tentare di emendarla con una maggioranza diversa. In ogni caso, se non si mette mano a modifiche, l’istituto del referendum è ormai inservibile, morto.