Greetings from San Francisco – I cadetti
La città è tappezzata di cartelli, questa è la Fleet Week, la settimana dedicata alla Flotta – a tutti i militari che hanno a che fare con il mare, Navy e Coast Guard e Marines – i bar gli offrono da bere e ci son bandiere dappertutto e dappertutto vedi divise e le divise non sembrano estranee perché la realtà è che qui, giusto o sbagliato che sia, ai soldati la gente non solo porta rispetto, ma addirittura vuole bene e infatti oggi ci sono decine di migliaia di persone sparse per chilometri da Hyde St Pier a Fort Mason a Marina a Crissy Field, riunite per un immenso e lunghissimo picnic che le vedrà stare per ore con gli occhi puntati al cielo a guardare le evoluzioni dei Blue Angels, con gli F18 che sfrecciano radenti sul Golden Gate. Cammino lasciandomi alle spalle l’orgia turistica del Pier 39 e dei suoi leoni marini e mi trovo fianco a fianco di cinque ragazzi in divisa da marinaio, e sono davvero ragazzi, li guardi in faccia e sono giovanissimi, molto più di quel marine con le spalle larghe quanto un armadio e la mascella da attore di Hollywood che poco fa guardavo prestarsi a fare una foto dietro l’altra insieme a ragazze che ridono nervose e buon Dio chissà che muscoli sotto l’uniforme. Questi avranno sedici, diciassette anni, te li immagini in t-shirt e jeans col cavallo basso, e invece hanno le scarpe nere lucidate a specchio e l’uniforme stirata e ti chiedi come e perché quello che potrebbe essere tuo nipote decide di lasciare scuola e famiglia e amici per entrare a far parte di un esercito che ha più di una probabilità di mandarti in guerra in qualche sperduta parte del mondo. E la risposta non ce l’hai, così li guardi camminare non ancora impettiti però fieri – in fondo non si può e non si deve sempre capire tutto.