< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"

    "Post sotto l'albero 2010"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Scarica "Post sotto l'albero 2010 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2010 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • Quando sarà finita
  • 13D
  • Mille, mille e cento metri
  • Deflated
  • Lungo il fronte
  • Dentro la circonvallazione
  • Dito, luna
  • “E non dire di quelli che sono morti sulla via di Allah: ‘Sono morti’. No, sono vivi ma tu non li senti”
  • Ieri
  • “Aspetto”
  • January 2007
    M T W T F S S
    1234567
    891011121314
    15161718192021
    22232425262728
    293031  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign

     

    16/01/2007

    Lei è peggio di me

    Filed under: — JE6 @ 13:32

    Leggendo questo articolo di Paolo Berizzi su Repubblica pensavo alla bizzarria del famoso codice etico dei carcerati. Non perchè questi ne debbano per forza essere sprovvisti, e l’affermazione della sua esistenza suoni una contraddizione in termini: ma per il suo seguire una logica – e, appunto, un’etica – del tutto propria: e chissà se questa si crea e si assimila in carcere, o chi entra in carcere ne è già intriso.
    Perchè, non fosse per i fatti che originano queste poco originali riflessioni, verrebbe da sorridere nel leggere della donna “dentro per storie di droga” che rifiuta la sola idea di incrociare lo sguardo dell’assassina, e in particolare dell’assassina di bambini; con ogni probabilità, quelle “storie di droga” sono cose di relativo poco conto, qualche panetto di hashish. Ma probabilmente l’atteggiamento sarebbe lo stesso se si trattasse di etti o chili di cocaina o di eroina: e la detenuta in questione continuerebbe a sentirsi “migliore”, considerando più grave l’omicidio diretto di una persona rispetto a quello indiretto mediante cessione di certi stupefacenti.
    Vorrei chiarire: non giudico, o quantomeno cerco di non farlo. Rileggendomi, trovo una vena di moralismo nemmeno tanto nascosta. Però, diciamo che vorrei capire, se questo fosse possibile.
    Repubblica.it

    10 Responses to “Lei è peggio di me”

    1. papi Says:

      Vivevo in una zona di confine, Lei sa. Più di trent’anni fa ero immerso nel codice etico dei contrabbandieri. Molte cose avrei da raccontare. Era un tacito accordo per regolare la convivenza fra di loro ma anche con gli altri. La sera al bar accadeva perfino che si incontrassero contrabbandieri e finanzieri. “Oggi ti ho fregato” era lo sfottò preferito. Poi arrivò gente “da fuori”. E cominciarono i morti.

      P.S. Scusi le virgolette, La prego.

    2. chamberlain Says:

      il pericolo all’incolumità dei cniugi di erba credo derivi principalmente dall’agghiacciante fine che hanno riservato ad un bambino di due anni. secondo il “codice carcerario” i reati contro i bambini sono imperdonabili al punto che per imputati o indagati per questo tipo di reati spesso si arriva a chiedere l’isolamento dagli altri detenuti (che solitamente ha carattere afflittivo) al solo fine di proteggerne l’incolumità.
      i detenuti e le detenute (omicidi compresi) non vogliono avere niente a che fare con persone che si sono macchiate di omicidi di minori o reati di pedofilia.
      suona ipocrita ma è parte di un codice che nelle carcere è assolutamente ferreo.

    3. chamberlain Says:

      nelle carcer-i, ovviamente.

    4. AdRiX Says:

      A me appare naturale: ogni comunità umana ha la sua morale condivisa, e una filosofia di detta morale (la sua etica). Immagino la comunità carceraria, che è grande, abbia una sua storia una sua complessa cultura, i suoi codici, i suoi rituali, la sua morale. E suppongo anche che gli spazi di intersezione di questa cultura con le culture esterne siano ampi.

    5. Squonk Says:

      Goppai AdRiX, e chi esce dal carcere? Cosa fa, cambia morale ed etica overnight?

    6. b.georg Says:

      più che altro la domanda è: ma Paolo Berizzi come ha fatto a vedere ‘sti due che sono in isolamento? ehh, questi giornalisti…

    7. AdRiX Says:

      Sta facendo il moralista, Goppai. Chi entra in carcere è “deviante” rispetto alla legge, ma nondimeno persona completa. La sua domanda è interessante, non so darle una risposta che non sia un’ipotesi di adattamento, ma non di stravolgimento, di detta morale.

    8. Squonk Says:

      Moralista? Mah, non mi sembra. Sono curioso. Se compito del carcere è, sulla carta, quello della rieducazione, si suppone che questa comporti con sè l’accettazione di nuove regole, in alcuni casi anche morali. E questo non è un cambiamento che viene da un giorno all’altro, ma che si matura nel tempo: nel tempo vissuto in carcere. Insomma, chi esce dal carcere doveva essere “straniero” quando stava dietro le sbarre, non assimilato. Tutto questo, ripeto, sulla carta.

    9. b.georg Says:

      OT
      certo che il sir è un vero burlone. Goppai AdRiX, dia un’occhiata al link ai maestrini che c’è qua sulla sinistra… Ah, vecchia lenza…

    10. Squonk Says:

      Facciamo che lo lascio su un giorno ancora, per dare sollazzo ai lettori.

    Leave a Reply