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29/07/2014
Quando entriamo in chiesa e prendiamo posto nei banchi e ci guardiamo intorno, in quel momento proviamo la sensazione che sebbene abbiamo girato il mondo e visto posti e fatto cose e conosciuto persone che i nostri nonni mai avrebbero immaginato alla fine siamo nati e cresciuti e vissuti in un paese racchiuso dentro la metropoli, e a quel paese torniamo quando possiamo. Così intorno a quella bara ci siamo noi – e chi se no, gli amici di una vita – ma ci sono anche quelli che quella donna la conoscevano solo di vista ma era la mamma di un amico di mia figlia, ci incrociavamo quando portavamo i bambini a scuola quarant’anni fa, era sempre sorridente anche se ci scambiavamo solo il buongiorno e buonasera. E così intorno a quella bara ci sono il groppo in gola di chi ha perso una persona cara e l’acido in bocca di molti altri che hanno perso un microscopico pezzo di se stessi, che sono tornati al paese e qui c’era una fontana e adesso non c’è più e qui c’era il lattaio e adesso un parrucchiere, perché il dolore degli altri è tanto spesso pure il nostro, anche se per motivi diversi.
26/07/2014
Io non so come andrà a finire tutta questa manfrina delle riforme. Non posso nemmeno dire che mi interessi più di tanto, che l’ingegneria istituzionale e costituzionale mi appassioni più di una replica doppiata di The Wire. Mi interessano di più il metodo, e le facce – soprattutto di quelli che con varii gradi comandano il partito che ho votato, quelli che dicono che io gli ho dato il mandato di fare le cose che stanno facendo nel modo in cui lo stanno facendo (le cose che si scoprono, santocielo). Hanno le facce, tutti, che mi immagino avessero gli ambasciatori ateniesi quando misero piede nell’isola di Melo, si sedettero di fronte agli ambasciatori avversari e gli dissero, serrando tranquillamente la mascella, La nostra proposta è che si faccia quanto è realmente possibile sulla base dei veri intendimenti di entrambi: consapevoli gli uni e gli altri del fatto che la valutazione fondata sul diritto si pratica, nel ragionare umano, solo quando si è su di una base di parità, mentre, se vi è disparità di forze, i più forti esigono quanto è possibile; ed i più deboli approvano.
Ah, com’è finita quella guerra – non quella battaglia: quella guerra -, ecco, dipende dai punti di vista.
20/07/2014
E finalmente è arrivata, l’assoluzione. Finalmente mica per loro, ma per noi. Noi, i sinceri democratici, quelli che bisogna batterlo con la politica, quelli che il problema è un altro, quelli che il bene e il male e il buono e il cattivo mica si giudicano col diritto penale, quelli che ma guarda ma cosa vuoi che m’interessi; noi, quelli che fra vent’anni lo rimpiangeranno, con lo stesso tenero, nostalgico languore con il quale oggi sospirano al pensiero di Bettino Craxi.
19/07/2014
Guardo il computer di bordo, uno dei due contachilometri parziali. Quello che non azzero quasi mai si è fermato, il costrutture lo ha impostato per quattro cifre e così sta lì, a 9999. Velocità media 47, dice. Passo un po’ di tempo sull’autostrada a fare calcoli a mente, cinque mesi dall’ultimo reset, diecimila diviso quarantasette, sono più di duecento ore, sono più di otto giorni passati seduto qui sopra – Oh ciao come va, Bene e tu, Tutto bene grazie, e cosa fai di bello, Mah, guido.
12/06/2014
Per ore è tutto un sorriso, tutta una stretta di mano, un abbraccio un bacio, un ciaocomestaiquantotempotuttobene, per ore è tutto un ma adesso dove lavori anche se è tutto scritto sui badge che si portano al collo come cani lasciati in libertà al parco. Per ore è tutto un passaggio da un bicchiere di champagne a un mojito, da un piatto di pasta fredda a un dolcetto ma piccolo per carità che sono a dieta. Ci vuole poco, poi: basta fare due passi indietro e guardare la scena dall’esterno, o passare attraverso i capannelli che coprono il prato come macchie di leopardo e ascoltare qui e là. Ci vuole poco per capire gli amici e gli ex amici, quelli che tutto bene per davvero e quelli che sì sì, come se non sapessi che non state facendo il budget ne riparliamo alla fine dell’anno, quelli che hai visto con chi sta parlando, quelli che cercano un nuovo lavoro, quelli che ma perché cazzo sono qui, ci vuole poco a vedere i cento ruscelletti della concorrenza, i dieci dell’odio e del rancore, i due dell’amicizia in queste serate che mettono insieme quelli che lavorano in un certo settore, ci vuole poco a sentirsi come l’abitante di uno di quei paesini dove ci si sposa tra cugini per generazioni e generazioni, dev’essere per quello che abbiamo queste facce un po’ così, o forse sono solo i troppi cocktail, chissà.
22/05/2014
Dice che basta rispondere a una ventina di domande per capire qual è il tuo posto nel planetario delle elezioni – che poi a me verrebbe da chiederglielo, ma chi è che sta fermo e chi è che si muove, sono io l’elettore che mi avvicino ai partiti saltando come nel gioco dei quattro cantoni o è il partito che si sposta venendo a cercarmi, non è che poi ci muoviamo tutti e nella terrificante entropia che andiamo a creare non riusciamo a incontrarci oppure ci accoppiamo con quelli sbagliati come un blind date andato male.
Comunque.
Dice che basta rispondere, e allora dai. Tu fai la domanda, io rispondo. Ma è come tutte le volte, tutte le altre volte, il problema non sono io che posso scegliere le cento gradazioni della mia vicinanza da estremamente contrario a estremamente favorevole, il problema sei tu con le tue domande insensate, vuoi diminuire le tasse alle famiglie numerose – ti pare che dico di no, ma numerose quanto, sei favorevole al salario minimo per i giovani – eh beh, tu dimmi quant’è ‘sto salario e poi ci ragioniamo sopra, sei favorevole alla privatizzazione delle aziende di stato – senti, ma vendere il quaranta per cento significa privatizzare o no secondo te.
Dice che basta rispondere. Ho risposto, guardo la mia posizione: vous etes ici. Poi chissà dove sei tu, e chissà dove sarei stato io se solo mi avessi chiesto per davvero.
17/05/2014
“Dicono che io sono Hitler. Ma io non sono Hitler…sono oltre Hitler!” (…) “Se non ci fosse il M5s adesso ci sarebbero i nazisti. Il nostro populismo è la più alta espressione della politica”.
Un giorno, non lontano, qualcuno verrà a chiedere conto a noi di tutto questo, noi che ci preparavamo a uscire a cena con gli amici, leggevamo distratti, scuotendo un po’ la testa, scrivevamo due righe di chetempisignoramia.
06/05/2014
Leggo quelle poche parole sul telefono, e poi le rileggo ancora. E’ morto il papà di P, dicono. P era il mio migliore amico, lo è stato per tanti anni. Abbiamo passato insieme una delle più belle estati della nostra vita, quella sui treni dell’InterRail. Suo papà mi ha visto crescere, l’ho incontrato praticamente ogni giorno per non so nemmeno più quanti anni di fila, è la persona che mi ha regalato la sera nella quale ho più riso in tutta la mia vita, e l’uomo che mi ha venduto la mia prima e unica stecca da biliardo. Il papà di P si chiamava Luigi, ma lo chiamavano tutti el Luis. Le sia lieve la terra, Luis.
18/04/2014
Avevo quindici o sedici anni la prima volta che ho preso in mano un libro di Gabriel Garcia Marquez, e da allora ho perso il conto di quante volte ho riletto Cent’anni di solitudine e Nessuno scrive al colonnello e la più bella storia d’amore di carta che io conosca – L’amore ai tempi del colera – e i racconti di Erendira e della sua nonna snaturata e tutto, tutto il resto. Ognuno ha le sue fissazioni, e i suoi amori: anche quelli che in società a un certo punto diventano quasi imbarazzanti, ma per piacere, Marquez, quello che fa ascendere le donne in cielo in mezzo a una nuvola di farfalle gialle, quello dei soli superlativi, ma hai presente DeLillo. Beh, chissenefrega. Per me Garcia Marquez è stato un sacco di cose, tutte belle e molte importanti; alla fine è stato quello che ha scritto la frase lapidaria che dieci anni fa ho messo come sottotitolo di questo blog – La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla – una frase che sembra l’esempio perfetto di quanto uno scrittore famoso possa tirarsela per giustificare il proprio stare al mondo e che invece è una delle poche verità che credo di avere imparato attraverso migliaia di prove quotidiane, l’ultima giusto un paio di giorni fa. E così Gabriel Garcia Marquez mi mancherà, mi mancherà come mancano le persone alle quali hai voluto tanto bene e hai continuato a volergliene, forse persino di più, quando le hai viste e sentite lontane, mischiate alle cento altre che si sono aggiunte a riempire la vita da sveglio; e non ho imbarazzo a dirlo: la vita è quella che si ricorda, i miei ricordi di lui sono tutti belli, e allora, ecco, ci siamo capiti.
07/04/2014
Dunque vediamo, beh certo sì, numero uno la tripletta di Destro, anvedi, ammazza, poi senza dubbio la Ferrari che dai, ma ti pare, ma un triciclo da bambini proprio, e poi, mah secondo me gli danno i servizi sociali così continua a fare quello che je pare hai letto la Milella no?, e poi uhm, ah sì, madonna cos’ho mangiato e bevuto ieri non ci puoi credere mi sono proprio sfondato, e poi abbiamo saltato l’inverno e pure la primavera, è già estate, beh alla fine un cambio stagione in meno e poi… e poi… oddio cosa mi fai tornare in mente, ma davvero, l’Ucraina, le forniture di gas, la marina russa, la guerra fredda, ma che è successo poi, ma quant’è passato, un anno? comunque se torna la guerra fredda con ‘sto caldo buttala via ah ah ah.
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