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07/11/2005
Dicessi che so perchè la banlieue parigina è diventata territorio off-limits persino per la polizia, sarei un gran bugiardo.
Però ho la sensazione che se ogni giorno si mette un affamato davanti a una vetrina piena di ogni ben di dio, e quell’affamato sa di non avere alcuna possibilità, lungo tutta la sua vita, di mettere le mani nemmeno su una fetta di prosciutto, beh, forse quell’affamato – un giorno – prenderà un mattone in mano e proverà a procurarsi un panino imbottito.
06/11/2005
E sia, anche il titolare, qui, ha ceduto a Flickr. Per la dubbia gioia dei vostri occhi, il photoset di Atlanta, ottobre 2005.
Flickr
05/11/2005
Da queste parti si sta valutando di trasferirsi, baracca e burattini, chez Infostrada, offerta tuttoincluso fonia residenziale + adsl flat. Sarà che leggo di fretta, ma sul sito ci si limita a poche informazioni. Per dire, che differenza c’è tra “sola connettività”, “modem” e “router wi-fi”? Oppure, chi si occupa della disdetta a Telecom? Ci sono periodi di interruzione del servizio tra questa disdetta e l’attivazione del servizio Infostrada? E così via.
E insomma, mi farebbe piacere parlare con un operatore del 155 e farmi spiegare queste cose come se fossi un bambino di sei anni. Ma non ci sono riuscito. Dopo una interminabile sequenza di scelte da fare pigiando 1 o 2 o 3 (fino a 6, roba superiore alle mie capacità) sono riuscito, al massimo, a sentire un messaggio preregistrato che mi magnifica i vantaggi economici dell’offerta. Ma di un umano al quale fare qualche domanda, beh, di quello nessuna traccia. Customer care, la chiamano.
04/11/2005
Qualcuno di voi mi sa dire qual è l’iter che si segue per attribuire ad una persona il titolo di “Professore”?
Così, per curiosità. Perchè alle cinque del mattino, guardando Nettuno (l’università, non il pianeta, zucconi), ci si imbatte nel Professor Alessandro Cecchi Paone, che tiene un corso sulla tecnica del documentario, oppure nel Professor Felice Casson, che insegna diritto dell’ambiente. Attendo le lezioni della Professoressa Lecciso, insomma.
Nettuno – Network per l’università ovunque
03/11/2005
Ieri sera, mentre andavo a far la mia parte nel flash mob dedicato a Pier Paolo Pasolini, mi chiedevo perchè mi stessi accingendo a salire sulla Loggia dei Mercanti per leggere parole a me in larga misura sconosciute, di fronte a persone altrettanto sconosciute.
La prima risposta era semplice: per fare un piacere a degli amici.
Nobile e sufficiente, come risposta. Ma incompleta.
Una seconda risposta era: Pasolini è quello che ha scritto, ai tempi degli scontri di Valle Giulia, in favore dei poliziotti e dei carabinieri. E il sottoscritto, per motivi familiari e convinzioni personali più volte raccontate in questi grami tempi di carligiuliani e piazzealimonde, queste cose le apprezza.
Ma la risposta finale, quella che – sempre per il sottoscritto – dava senso al tutto, era molto semplice: di Pasolini conosco poco; ma quel poco mi dice che era uno che ci teneva, al suo paese. Ci teneva tanto con la testa quanto con il cuore. Ricordare lui significava, in qualche modo, ricordare a me stesso che “I care” non è uno slogan vacuo, ma è l’unico modo per lasciare a mia figlia un posto nel quale valga la pena vivere, e avere un futuro.
E così, sono salito sulla Loggia dei Mercanti. E ho letto.
02/11/2005
Chi dice che Parigi è la città più bella del mondo dovrebbe farsi un giro nella banlieue, tanto per rendersi conto che i cinque o dieci chilometri quadrati che gravitano intorno agli Champs Elysees non sono tutta la città, e che basta spostarsi un po’ verso la Periferique (la grande tangenziale costantemente infestata da ingorghi danteschi simpaticamente definiti bouchons) per entrare in zone di bruttezza sconcertante – specie se confrontate con lo sfarzo e le luminarie e la grazia del centro storico. Parlo per esperienza personale, avendo avuto modo di frequentare alcuni di questi ameni sobborghi per motivi di lavoro o di carenza di budget a sostegno delle vacanze.
Sono luoghi nei quali si toccano con mano concetti da saggistica erudita: classi sociali, integrazione razziale, welfare, istruzione diffusa, cose così. Sono luoghi nei quali si vede che Parigi – come la grandissima parte delle città del mondo occidentale – non è che un’accozzaglia spesso malriuscita di borghi più piccoli, che tra loro hanno poco o nulla in comune, che tra loro spesso non parlano e, quando ci riescono, altrettanto spesso lo fanno insultandosi e accompagnando le parole con un bel colpo di spranga.
Poi, certo, l’Arco di Trionfo è sempre un bel vedere. Se si danno le spalle alla banlieue e si fissa lo sguardo verso Place de la Concorde.
Repubblica.it
26/10/2005
La simpatia e il fascino, a volte, possono essere una grave iattura per chi ne sia dotato in abbondanza.
L’altra sera guardavo la puntata di Otto e mezzo dedicata a Pietrangelo Buttafuoco (pare che abbia scritto un romanzo). E ho trovato l’uomo gradevole, simpatico, intelligente, colto (bello, persino, sia detto con una certa invidia). Ma, santiddio, è anche uno che si autodefinisce, con orgoglio non inferiore al vezzo, un fascistissimo. E io mi rendo conto che mi è molto, molto, molto più facile farmi stare sulle scatole un Gasparri qualsiasi, piuttosto che un Buttafuoco.
24/10/2005
Lo ammetto, mi piacerebbe rendermi la vita più semplice mettendo i buoni da una parte e i cattivi dall’altra (e inserendomi tra i primi, naturalmente).
Però: dieci milioni di miei concittadini si appassionano alle vicende di Al Bano, undici e passa trascorrono diverse ore pendendo dalle labbra di un attempato cantante. Tra questi, stando agli esperti del settore, parecchie persone con un livello di istruzione medio-alto, tanto quanto il loro reddito. Insomma, sembra un po’ presuntuoso pensarsi migliori rispetto ad una buona metà di coloro che si incontrano quotidianamente al bar o in metropolitana; anzi, sembra persino presuntuoso avere un’opinione in merito, quale che sia.
ItaliaOggi (a pagamento, sorry)
Inoltre, pensando a quante volte mi fermo davanti a “Qui Studio a Voi Stadio”, mi torna alla mente l’immortale Woody Allen: Dio é morto, Marx é morto e anch’io non mi sento tanto bene.
Vedo che, con molta maggiore proprietà di linguaggio, parla un pochino della questione anche Gianluca Neri.
21/10/2005
Nei commenti del mio webmaster, una bloggeuse che prima o poi dovrò pur incontrare scrive, a proposito del suo essere di destra e del suo guardare con interesse alla sinistra: Prima di passare all’altra fila voglio esser convinta che davvero corra più della mia…eppur mi sembra la legge di murphy…se mi sposto, l’altra corre di più. E viceversa.
Ecco, senza eccedere in entusiasmo, mi permetto di far notare che qui il confronto non è tra una fila che corre di più e una che corre di meno, quanto piuttosto tra una che va indietro e una che promette di andare avanti.
Il sentiero giusto, LaFlauta
Rileggendomi prima di pigiare il fatidico tasto “Publish”, mi rendo conto che questo post non contribuisce alla mia candidatura al ruolo di Brand Promotion Manager dell’Unione. Mi toccherà farmene una ragione.
12/10/2005
Io, onestamente, di droga ne so poco. Molto poco. Nessuna esperienza personale, e vaghissime conoscenze di chi ne facesse uso. Quindi, scrivo per sentito dire.
Fatta questa premessa, ho la sensazione che la droga dell’adolescenza della mia generazione, l’eroina, fosse una droga di fuga, un mezzo per scappare da un mondo brutto, sporco e cattivo (entrando, paradossalmente, in un mondo persino peggiore – ma di questo ce ne si rendeva conto solo dopo); mentre la droga dei miei e nostri (quasi) quarant’anni, la cocaina, sembra essere un mezzo per restare nel mondo, per “essere sul pezzo”, per non perdere colpi, per continuare almeno alla stessa velocità di quel “tutto intorno a me” che sembra non incepparsi mai. E se questo fosse vero, ci sarebbe da preoccuparsi, parecchio.
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