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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    16/05/2005

    Traumi infantili

    Filed under: — JE6 @ 22:12

    La persona piccola che abita in casa mia*, dopo aver ascoltato due minuti del monologo iniziale di Ferrara a Otto e mezzo: “Ma parlano sempre di Berlusconi?”

    * Cit. Emmebi

    13/05/2005

    Skype Me

    Filed under: — JE6 @ 14:46

    Per imitazione, anche il sottoscritto si è fatto il suo account Skype (blogsquonk).

    Assuefazione

    Filed under: — JE6 @ 13:50

    Tra i blog che seguo, mi pare che solo il Compagno Brodo abbia detto la sua sull’amena dichiarazione del PresDelCons, secondo il quale la diminuzione del PIL va imputata alla brutta abitudine degli italiani di santificare le feste pasquali (da queste parti, ci si attendono attribuzioni di responsabilità al buco dell’ozono, le onde anomale e i sorteggi arbitrali). Insomma, ci sta prendendo per sfinimento.

    10/05/2005

    Mi candido

    Filed under: — JE6 @ 08:56

    Ho riesumato un ritaglio delle pagine milanesi di Repubblica del 19 aprile; il lettore Luigi scrive a Michele Dalai una lettera illuminante:

    Caro Blueneon, se stai lanciando la campagna per il sindaco, mi permetto di promuovermi. Leggo Repubblica quindi vado bene ai Ds. Sono battezzato e cresimato e cresciuto anche in un oratorio, quindi vado bene alla Margherita. Però non vado in chiesa da anni e quindi vado bene ai laici. Rimpiango Berlinguer quindi vado bene ai comunisti. Sono iscritto al Wwf da oltre 20 anni quindi vado bene ai Verdi. Sono interista quindi vado bene a Milly Moratti. Sono sceso in piazza ai tempi di Craxi, quindi vado bene a Di Pietro. Però una volta ho votato socialista quindi vado bene ai riformisti. Sono under 40 quindi vado bene al movimento dei giovani. Sono benestante di mio quindi vado bene a chi vuole uno che non ruba. Che ne dici? Che mi manca?

    Risposta di Michele Dalai:
    (…) la Sua candidatura mi pare strepitosa. Ci metterei anche qualche frequentazione casuale dei salotti ricchi e conservatori (giusto per sedurre il nemico) e una rassicurante erremoscia bertinottiana, e poi i giochi dovrebbero essere fatti. Se la politica è matematica e non un’opinione, che di quelle non ce n’è più.

    08/05/2005

    I bambini patinati

    Filed under: — JE6 @ 21:52

    Reduce da un terrificante periodo di feste di compleanno di quattrenni e comunioni di novenni, rimango con un paio di chili in più (oltre a quelli già di troppo) e la chiara immagine che sono scomparsi i bambini brutti.
    Avrete visto anche voi qualche foto degli anni Trenta o Quaranta. E se erano foto di famiglie operaie o contadine, erano foto di gente brutta, almeno secondo i nostri canoni odierni. E i bambini non facevano eccezione: occhi spiritati a palla, guance emaciate, gambe storte.
    Prendete i minorenni di oggi, invece. Sono tutti belli. Chi più, chi meno, ma sono tutti belli: capelli curati, pelle liscia, denti bianchi. Tutti.
    Mi consola il fatto che, se li si osserva di nascosto, si scoprono le gioie e gli smarrimenti e le sorprese e le paure che devono avere personcine di quattro o di sette anni: il momento in cui l’abito farà del tutto il monaco, per loro, non è ancora arrivato.

    06/05/2005

    Vittorioso declino

    Filed under: — JE6 @ 11:38

    Ieri, un gentile lettore mi ha fatto notare che l’espressione “vittorioso declino” (usata con riferimento alle sorti politiche di Tony Blair) è un ossimoro.
    Ringrazio per la segnalazione, assicuro che ero consapevole dell’artificio retorico e, ciò nonostante o forse proprio per questo, lo ripeto – addirittura nel titolo.
    Di vittoriosi declini è piena la storia. Prendiamo, chessò, un Lance Armstrong: lo vedi che non è più quello di una volta; fa sempre più fatica, si ha l’impressione sempre più forte che se la cavi per il rotto della cuffia. E, comunque, il Tour de France lo vince lo stesso. La vittoria cancella il declino? Secondo me, no. E la vittoria di Tony Blair non fa eccezione.

    04/05/2005

    Nomen omen?

    Filed under: — JE6 @ 13:50

    Sempre a proposito di nomi.
    Sebbene un po’ straniante, trovo molto affascinante questa possibilità di scegliersi un nome e, soprattutto, di farlo riempiendolo di significato. E’ come un volersi definire, o un volersi dare una meta, di cui il nome è simbolo. E’ un’opportunità che dovremmo avere tutti nella vita, io credo; per poi, probabilmente, giocarcela male, e finire con il ribattezzarci Jonathan, Aldo o Sabrina senza sapere perchè, solo perchè suona bene o perchè si chiamava così il nonno.

    Rigore

    Filed under: — JE6 @ 13:43

    Attentialcane scrive diverse cose condivisibili sul nuovo Papa, partendo dalla scelta del nome. Come si suol dire in burocratese, colgo l’occasione per continuare il discorso e dire che questo Papa, probabilmente, sarà di molto maggiore stimolo ai cristiani tiepidi (quelli che si sono fatti e seguono la loro personale versione light del cristianesimo: la grande maggioranza, insomma) che non ad atei ed agnostici. E, proprio per questo, ribadisco: se la salute non gli viene a mancare, Ratzinger – in termini storici – sarà l’arrosto, e Woytila il fumo.

    Stai con me

    Filed under: — JE6 @ 11:23

    Questo Tony Blair che dice agli elettori “Per quanto voi ce l’abbiate con me, non credo che un governo guidato da Howard [il leader dei conservatori, principale partito di opposizione britannico, al momento – NdR] sia quello che la maggioranza vuole” sembra un marito che si rivolge alla moglie dicendole “So che non mi ami, e nemmeno mi sopporti più, ma ti prego, non andare a letto con il tuo collega dell’amministrazione“.
    Lo si può capire, insomma, ma è difficile non provare un po’ di pena e di tristezza (per lui, e forse anche per gli elettori della perfida Albione).
    Repubblica.it

    03/05/2005

    Sparagli Massimo, sparagli ora

    Filed under: — JE6 @ 12:51

    Mi pare interessante, e sconfortante al tempo stesso, il fatto che una frase persino banale nella sua ovvietà (E’ impensabile che oggi di fronte al disordine mondiale si possa escludere a priori l’uso della forza) sia destinata a causare l’ennesimo microterremoto politico italiano (che poi è un po’ come vivere in Giappone: ogni giorno hai la tua piccola dose di shake, rattle and roll, e alla fine non ci fai più caso).
    Repubblica.it