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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    28/07/2003

    Filed under: — JE6 @ 11:47

    De gustibus – Uno
    Lo storia di Squonk è, in effetti, molto bella. D’altra parte, per deformazione professionale sono andato a vedere i suoi link (ahimè, nel nostro mestiere, spesso si leggono prima le note e poi il testo). Anche Squonk sembrerebbe avere una famiglia più o meno allargata: uno dei membri Ã¨ b.georg, una vecchia conoscenza (uno di quelli che si sono svegliati quando ebbi l’ardire di farmi notare da uno dei suoi puntidiriferimento). Incuriosito dal nome del suo blog2, Forza Idillio, ci sono andato. Che dire? de gustibus. Va bene l’autoreferenzialità e tutto il resto, ma qui si Ã¨ speso del tempo prezioso a cantarsele e suonarsele. Cicale mediatiche, attenti! Passi per i libri sui blog (presto delle rarità da vendere all’asta: un mazzucatoautografato costa più di un gronchirosa), ma cosa racconterete ai vostri nipoti? Niente di personale, ma tutto questo porta acqua al mulino di Cotroneo. Forse non e’ stato lui a dire “la mamma dei bloggers Ã¨ sempre incinta”, ma, come dicono gli inglesi (initalianoneltesto): se non Ã¨ vero Ã¨ ben trovato.

    26/07/2003

    Filed under: — JE6 @ 15:35

    Perchè
    Ma c’è una cosa che non capisco, in quello che dici: “io sarei stato con mio papà” perchè anche chi fa il suo dovere può sbagliare ed è giusto stargli vicino … o perchè ?
    Vedi, Gianni, la risposta, sebbene data ex post e con le parole di Shangri-La, sta nel titolo del secondo post: ci sto col cuore, ci sto perchè so, perchè lo conosco.
    Io so che mio padre non è – e non lo è mai stato – un violento, un esaltato, un estremista. Ha paura delle armi come ne ha paura chi ne conosce il potere. E’ una persona di cosiddetto “buon senso”, che è merce non così diffusa, benchè banale in apparenza. E’ una persona “buona”.
    [Signori, perdonate la pochezza del mio vocabolario: ho fatto il tecnico industriale, ed anche in Bocconi non ho avuto a che fare con molti letterati; la mia capacità di espressione è quella che è, e quindi è possibile che le parole che uso, soprattutto gli aggettivi, non riescano a restituire ciò che voglio dire e ciò che quell’uomo è.]
    Io so, perchè lo conosco, che lui non avrebbe sparato. Ma, se lo avesse fatto, sarebbe stato in totale buona fede, solo ed esclusivamente per legittima difesa. Oh, lo so, è un’espressione pericolosa, sfuggente, ambigua; esiste persino il reato di eccesso di legittima difesa. Ma, insomma, ci siamo capiti.
    Ed è in questo quadro che si inserisce l’amore che un figlio prova per il padre. Non c’entra l’orgoglio, c’entra l’umana, profonda compassione che si ha per una persona che si conosce, e che ti porta a stare dalla sua parte anche quando ti rendi conto che ha commesso un errore. Chi ha un figlio, sa di cosa parlo. Ecco, è qualcosa che vale, spesso, anche nei confronti dei genitori.
    Certo, se mio padre fosse stato, faccio per dire, un aguzzino delle SS, od un celerino fascistoide stupido e violento, beh, forse non avrei scritto quello che ho scritto. Ma papà è buono. Io gli voglio bene e, siccome non gli ho fatto molti regali in questi trentasette anni di vita che abbiamo fatto insieme, ho pensato di fargliene uno. Lui non lo sa, ma il regalo è lì. Ed è dentro di me.
    Io so, perchè lo conosco, che per lui questo è il vero regalo.

    25/07/2003

    Filed under: — JE6 @ 08:25

    Ci sto col cuore, ci sto perchè so, perchè lo conosco
    Scusatemi se parlo ancora di me, e di ciò che ho scritto. Vi consiglio di fare un salto sul BA, e lì troverete molti altri argomenti, di sicuro meno tediosi.
    Quando si scrive di getto, si ha tutto chiaro in testa. Si ha l’impressione che non ci possano essere fraintendimenti, seconde o terze letture.
    Non è così, ovvio.
    E allora, provo a spiegare. Lo farò anche usando alcune frasi che ho scritto in messaggi privati: spero che nessuno si offenda, per questo.
    Non ho scritto “Di bombe, spari, paure e ricordi” pensando a Carlo Giuliani. La sua foto, vista sul blog di Leonardo, mi ha solo fatto scattare la molla. Il post l’ho scritto pensando a mio padre, l’ho scritto per mio padre. Lui non lo sa, io non glielo dirò, ma questo non importa poi molto.
    Ecco, vorrei che questo fosse chiaro, non era un post “politico”. Era un post “sentimentale”: Shangri-La lo ha riassunto con undici parole: “Ci sto col cuore, ci sto perché so, perché lo conosco”. Astolfo, che ieri ha commentato con ampiezza di argomentazioni, non è d’accordo su questo punto, ma io non so cosa farci. E’ la pura verità.
    Ma datemi il permesso di continuare. Se vi va di perdere altri cinque minuti, chiaro; altrimenti, ricordatevi del BA e di tutti gli altri post che vi aspettano.
    Astolfo scrive, nei commenti al post: “Non riesco a isolare le forze dell’ordine dal sistema che le produce (…) Vorrei forse che la vecchietta si rendesse conto che i carabinieri comunque prima di difendere lei difendono altri interessi”.
    Posso? Una persona che scrive queste cose, non sa bene di cosa parla. O, almeno, a me dà questa impressione. E se è sbagliata me ne scuso, perchè tutto voglio fare tranne il maestrino su questioni di questo genere.
    Astolfo, scusa la durezza, che in questo caso è “politica”, e non “personale”.
    Vorrei che tu avessi il coraggio di dire quelle parole in faccia al cugino di mia madre, quello saltato su una bomba mentre evacuava una piazza di Brescia perchè aveva intuito il pericolo. Vorrei che tu avessi il coraggio di dirle in faccia ai padri di altre persone che mi hanno scritto, gente che si è trovata le minacce di morte sui muri di casa. Vorrei che tu avessi il coraggio di dirle in faccia ai carabinieri ed ai poliziotti che muoiono cercando di fermare un rapinatore che fugge da una gioielleria, o una banda di rapitori che nasconde un ostaggio in una buca piccola e fetida. Vorrei che tu avessi il coraggio di dirle agli uomini in divisa che pattugliavano Seveso, vestiti solo di una tuta che faceva ridere persino me, che ero un bambino di neanche dieci anni, per impedire alla gente di andare ad impestarsi nella diossina peggio di quanto già avessero fatto grazie all’Icmesa.
    Per te, carabinieri, poliziotti, finanzieri, guardie carcerarie, fors’anche i forestali ed i vigili urbani non sono altro che la mano armata del Potere, i difensori degli “altri interessi”.
    Non chiudo gli occhi di fronte alla realtà, Astolfo. Conosco la storia del “Piano Solo”, di Gladio, dei carabinieri che vendono sottobanco verbali di interrogatori, dei pazzi e degli esaltati, di quelli che si sentono grandi perchè gli viene data una Beretta, dei fascistoidi.
    Per dirla alla Pasolini, io so. So della Diaz, so dei pestaggi, so dello schifo dei rastrellamenti. Sono le cose che fanno venire le lacrime agli occhi a mio padre, perchè lui sente sulla sua pelle di settantreenne carabiniere in pensione la vergogna di azioni fatte da persone che vestivano quella divisa che per lui è una specie di seconda pelle.
    Vorrei che tu potessi vederlo in faccia mio padre, un normalissimo appuntato in pensione, uno che nel ’51 era a Gorizia e vedeva con il binocolo i cannoni di Tito puntati verso l’Italia, un uomo che ha quel poco di istruzione che si poteva avere nella Sardegna rurale degli anni Trenta, un uomo che – però – ha dignità ed onestà da vendere, cazzo, vorrei che tu potessi vedere la sua faccia quando legge queste storie.
    Vorrei che tu potessi avvertire il suo dispiacere profondo, perchè le persone oneste si dispiacciono delle porcherie del mondo, da chiunque esse vengano commesse.
    Da quello che scrivi, Astolfo, tu non sai cosa significa essere figli di un militare. Tuo padre lavorava in Ansaldo (poco da invidiare, immagino, posso capirlo).
    Le divise non piacciono, perchè incutono timore, perchè rappresentano l’autorità costituita, perchè sono vestite – talvolta – da persone non all’altezza del ruolo che rivestono. Ed io, da comunissimo cittadino, provo proprio questi sentimenti. Ho fatto il militare, come milioni di altri ragazzi italiani, ed ho nostalgia delle persone, ma non certo della caserma; non sono un militarista, non amo le armi, non amo la guerra, non sono un forcaiolo od un giustizialista tout court.
    Ma io, di gente che ha indossato la divisa, ne ho conosciuta tanta. Ci sono i buoni ed i cattivi, scusate l’ovvietà. I buoni, gli onesti, i non violenti, quelli (apri le orecchie, Astolfo, ascolta bene) disposti a farsi ammazzare per proteggere le vecchiette, per proteggere tutti gli Squonk e gli Astolfi di questo paese, beh, erano e sono la grande, grandissima maggioranza. Davvero, mi dispiace che tu – e tutti quelli come te, tutti quelli che scrivono questa povera retorica da quattro soldi – non possa o non voglia toccarlo con mano.
    Ci sto col cuore, ci sto perchè so, perchè lo conosco.

    24/07/2003

    Filed under: — JE6 @ 14:41

    Tempo da perdere?
    [Anch’io ne ho, se ne scrivo. Questa si chiama autocritica]
    Un certo numero di persone riceve una convocazione telematica, che mira a creare, in un dato luogo di una città un assembramento di breve durata e “rigorosamente senza senso”.
    Io amo gli USA, lo giuro, ma non capisco perchè, oltre a telefilm splendidi e buona musica, dobbiamo importare anche le puttanate.

    Filed under: — JE6 @ 08:44

    Intermezzo meteo-musicale
    [alle cose serie si ritorna tra un po’: questa mattina piove]
    I’m singin’ in the rain
    Just singin’ in the rain
    What a glorious feeling
    I’m happy again.
    I’m laughing at clouds.

    23/07/2003

    Filed under: — JE6 @ 18:00

    La sorella invisibile
    Scrivere il post che trovate qui sotto mi è costato parecchio. Niente macerazioni da scrittore bohemienne, sia chiaro. Me ne sto bello comodo, con le mie due scrivanie e l’aria condizionata, ed ho una bella famiglia che mi aspetta a casa, e giuro di aver avuto un’infanzia felice, nel suo insieme.
    Però, ribadisco, mi è costato, e forse domani, od uno di questi giorni crepuscolari che precedono le vacanze spiegherò anche il perchè.
    Ma ci sono sforzi che vengono ricompensati. Io, la ricompensa, l’ho trovata nei commenti al post (vi ringrazio tutti, davvero) e negli scambi di email che ho avuto con Herr Effe (ragazzi, chi trova un amico trova un tesoro) e con Jorma. E quella più grossa, quella che mi ha portato a sorridere con gli occhi un filo umidi, mi è venuta da questo post di Shangri-La.
    E stasera, al telefono, chiederò a mia madre di passarmi papà. Il post non era per Carlo Giuliani (per Carlo, per quel poco che conta, c’è una preghiera): era per lui.

    Filed under: — JE6 @ 09:06

    Di bombe, spari, paure e ricordi
    Io non ero a Genova, per il G8. Quel weekend l’ho passato tra autostrade ed aeroporti. Ciò che so e che non so dipende dai mass media, quelli “mainstream”, quelli della cui correttezza tanti dubitano.
    Non ho voglia – non sono proprio dell’umore giusto, di questi tempi – di rivangare, di analizzare i pestaggi nelle scuole e gli assalti dei black bloc, i limoni finti del Cavalier Silvio Banana e le zone rosse.
    Però, c’è chi lo fa per me. E mi tira fuori ricordi, ed i ricordi – come i sogni – non li puoi controllare: vengono a galla, e ti entrano nello stomaco senza chiedere il permesso.
    Mio padre era carabiniere. Lo è ancora, a dire il vero, perchè i carabinieri rimangono tali a vita, e papà è in buona salute, grazie a Dio. Mio padre era carabiniere anche nel Sessantotto, e lo è stato anche in tutti gli anni a seguire. A Milano, un posticino tranquillo, come molti di voi sanno.
    Io non so cosa ricordate di quegli anni. Io ero piccolo, ed i miei ricordi sono nitidi nelle sensazioni e confusi nei dettagli. Ma ricordo che mio padre usciva di casa prima dell’alba, e rientrava a notte fonda, e passava giorni interi a fare un servizio chiamato “di ordine pubblico”: in altre parole, decine di ore seduto su un camion, a presidiare piazze e viali nelle quali scorrevano le manifestazioni di quei giorni di cui io so solo per aver letto sui libri, a prendersi anche insulti e sputi.
    Ricordo, saranno stati i primi anni Settanta, con quanta fatica mia mamma tentava di dissimulare la tensione quando si faceva sera, e mio padre tardava a rientrare a casa, e mi raccontava storie e mi leggeva fumetti perchè un bambino di sei anni lo devi proteggere, e come fai a spiegargli che le strade della città dove vive sono piene di pistole e spranghe.
    Ricordo quella sera d’inverno, avevo dieci anni ed ero seduto sul divano insieme ai miei genitori a guardare la televisione. Ricordo che sullo schermo passò una fotografia, sapete, di quelle in bianco e nero, le fototessera le chiamano, ed era un volto che io non avevo mai visto. Ricordo che mia mamma sbiancò, e balbettò “Ma quello è Antonio” e sì, era proprio il suo cugino Antonio, carabiniere anche lui, saltato su una bomba dopo aver fatto sgombrare la piazza. Antonio, che è rimasto vivo per miracolo, che ha impiegato quindici anni per tornare ad una vita quasi normale, che ha il corpo pieno di schegge troppo piccole per essere estratte, che immagino, provando a sorridere della cosa, che suona quando passa sotto un metal detector e si schermisce dicendo “Sa, sono l’uomo bionico”.
    Io so di essere stato fortunato, troppo piccolo sia per il Sessantotto che per il Settantasette, non ho potuto “vivere da protagonista” (ma quanti, poi, lo hanno fatto veramente?) quei giorni, quegli anni. Ma so di aver provato, nel piccolo del mio essere bambino, nel piccolo delle quattro mura della mia casa di periferia di Milano, una sensazione che si chiama paura.
    So che se mio padre si fosse trovato su una camionetta, solo ed in mezzo a decine di ragazzi urlanti e mascherati, solo e di fronte ad un ragazzo che sta per tirargli un estintore addosso, so che se mio padre avesse sparato ed avesse colpito quel ragazzo, io sarei stato con lui. Vaffanculo, Carlo Giuliani, piango la tua morte, piango che tu non possa girare mano nella mano con la tua fidanzata, piango l’osceno dolore di tua madre e tuo padre, sputo su chi ha creato uno stato di guerra dove guerra non doveva esserci, ma io sarei stato con mio papà.

    22/07/2003

    Filed under: — JE6 @ 08:51

    Guest Book
    Oggi si prevede giornata “densa”. Tempo per blog, annessi e connessi, circa zero.
    Facciamo così, o viandanti che passate chez Squonk: vi chiedo solo di lasciare un segno del vostro passaggio, una firma e – se volete – due parole sul registro delle presenze. Come se fossimo in un rifugio delle Dolomiti di Brenta, per intenderci.
    Niente off-topic, niente dialoghi attraverso i commenti.
    Giusto una firmetta, se avete voglia. Ci si rivede domani; per mettervi allegri, penso di scrivere qualcosa su terrorismo, Carlo Giuliani, ed alcuni ricordi familiari di tempi molto più bui di quelli che viviamo oggi.
    A bos menzus bidere.

    21/07/2003

    Filed under: — JE6 @ 13:48

    Il ministro e la grazia
    Una piccolissima chiosa, dedicata a chi continua a ripetere la domanda “ma Sofri è innocente? Si può conoscere la storia che lo ha portato in carcere?”.
    Che Sofri sia innocente o colpevole, ai fini della grazia, è del tutto ininfluente: nessuna grazia viene concessa con la motivazione dell’errore o del complotto giudiziario, per ragioni che si possono facilmente comprendere. Si concede la grazia in relazione al comportamento della persona in carcere, in relazione a quanto ne pensa l’opinione pubblica, in relazione a fattori che nulla hanno a che fare con le carte processuali. E la grazia, proprio per questo motivo, ha carattere individuale.
    Che poi quel disonesto di Castelli rifiuti la grazia dicendo che, al suo posto, ci vorrebbe l’amnistia, dopo che il partito di cui è membro ha combattuto in ogni modo per impedire persino l’indultino, beh, questo è un altro discorso.

    Filed under: — JE6 @ 11:37

    Regali
    Ho appena ricevuto un regalo. Lo trovate chez AdRiX.
    Goppai AdRiX ha accettato di far parte della lobby dei blog sardi (di nascita, residenza, origine). La lobby si chiamerà Forza Paris, naturlich; si attendono ed accettano adesioni, purchè DOC.
    Update: anche Goppai Gilgamesh entra ufficialmente a far parte della lobby. Ben’ennidu.