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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    24/03/2005

    Greetings from Roma – 1. Per i campi

    Filed under: — JE6 @ 19:13

    Io ho questa teoria, che una città si giudica più per le sue periferie che non per il centro storico. Quindi, Parigi perde un sacco di punti, perchè la banlieue è di una bruttezza sconcertante, e la Ville Lumiere si salva solo per quei cinque o sei chilometri quadrati che tutti conoscono bene, affossati però da Choisy-Le-Roy o Drancy. Qui, invece, si passa per campi verdi e greggi, ed anche dove si vedono i muri sbrecciati, gli sfasciacarrozze, le buche nell’asfalto ed una sorta di povertà diffusa, si ha l’idea di stare in un posto dove comunque vale la pena vivere. E così, si può anche guardare persino con tenerezza ad una signora seduta su una panchina della stazione della Magliana, con lo sguardo fisso nel vuoto, e chiedersi cosa sta pensando, ed avere quasi voglia di scendere e scambiarci due parole.

    22/03/2005

    Chissà se ci scappano i bucatini

    Filed under: — JE6 @ 17:46

    Il titolare, e il blog con esso, si trasferisce per un paio di giorni nell’Urbe. A parziale risarcimento per una disperante cena di lavoro, sono possibili (ma non sicuri, e purtroppo a tarda ora) fugaci incontri dissetanti e rapide libagioni con un maggiorente della blogosfera.

    Siccome il titolare non si vuole far mancare nulla, domani mattina farà il suo ingresso negli uffici di una multinazionale americana, chiedendo ad un marke-blogger “Scusi, mi offre un caffè?”
    In questo sconfortante quadro di autoreferenzialità bloggistica, risulta vieppiù evidente l’assenza della componente femminile. I magnifici cinque ci fanno una pippa, insomma.

    Una domenica a Genova

    Filed under: — JE6 @ 07:53

    Ieri si parlava di stadi, di curve, di gente. Al titolare è stata mossa la critica – non infondata – di discettare senza conoscere. Per porre parziale rimedio, si ospita un racconto di vita vissuta: scordatevi Cucuzza, se è ciò a cui state pensando, si è gente seria da queste parti.
    Grazie a Dado.

    Ritrovo ore 9 in stazione
    Banchetto autogestito a cui si ritirano i biglietti per lo stadio e per il treno (totale 35 €); fila ordinata ci si presenta si viene cancellati dalla lista e si pagano i biglietti. Intanto c’è chi beve birra, altri fanno colazione al bar col caffè corretto, quello in parte a me beve Vov!! NON c’è in giro un poliziotto, il tutto si svolge tranquillamente. TUTTI pagano il dovuto.

    Alle 10 arriva il treno speciale
    e siamo pronti per partire, come al solito i posti non bastano per tutti: siamo più di mille, ci sono anche ragazze e bambini. In treno si inizia a parlare, girovagare, bere, fumare, mangiare, leggere la formazione (ma quello gioca? E loro? Forti eh in casa hanno vinto le ultime 5. Ma hai visto Doni? mercoledì 2 gol ha segnato, speriamo oggi stia buono; ma cosa dici, oggi vinciamo? Eh saress anche ùra…), a cantare e già si capisce quale sarà la canzone che verrà ripetuta ossessivamente come fosse un mantra: “DEA, devi vincere… ORA; Tutta quanta la… CURVA, canterà per te: DEA, devi vincere ORA….”.

    Alle 12,30 siamo già a Genova.
    Scendiamo dal treno, ci sono una dozzina di sbirri non di più. Se ne stanno in disparte, sono tranquilli e di conseguenza lo siamo noi.
    Saliamo sui pullman gialli (urbani) e andiamo allo stadio. Durante il tragitto con le classiche porte aperte cantiamo ma NON insultiamo nessuno al massimo salutiamo chi ci saluta.

    Siamo subito allo stadio, ci sono già un po’ di macchine mentre i ragazzi che sono venuti in pullman da Bergamo non sono ancora arrivati.
    Si entra, si prende posto, sia attaccano gli striscioni. Io faccio due parole con dei ragazzi della Croce Rossa di Genova molto simpatici, vado al bar: acqua (1,5 €). Si mangia, ci si scambia i panini (cosa te ghe lè te? Porchetta? Fai a cambio con uno col salam? Vino ghè né amò?) Si rinizia a cantare. Vengono distribuite mille bandiere. Alla fine il colpo d’occhio sarà stupendo 2,400 persone colorate e rumorose.

    Quando i ragazzi vengono sotto il settore per fare il riscaldamento gli facciamo subito capire che intenzioni abbiamo: NOI VOGLIAMO QUESTA VITTORIA!!

    I doriani anche riempiono la loro curva e fanno una bella coreografia. Qualcuno dal settore vicino prova a provocarci ma solo in 2-3 abboccano e vengono pesantemente redarguiti (noi oggi siamo qui solo a tifare atalanta e cmq non ce la prendiamo con la gente normale, bisogna crescere con la testa)

    La partita inizia
    e siamo subito in vantaggio…. ESPLODIAMO!!! non sembra vero, tutti che si abbracciano anche tra sconosciuti (t’el vest? Te l’ere dich mè!!!)
    Poi la Doria cresce, ha un rigore: calcia Flachi …. Calderoni para (SECONDO ORGASMO…). E poi Doni su punizione segna (ahhh che dolore il cuore trafitto dall’ex…) non esulta per rispetto verso di noi ma fa male uguale.

    Nel secondo tempo la squadra c’è e, trovato il gol, anzi siamo ancora noi ad avere le migliori occasioni per fare il terzo. Fino alla fine con il cuore in gola, tutti uniti, compatti a cantare. Quando Lazzari (ta set propè lazzaro, dio svizzero!!) si mangia un gol già fatto tutti i 2.400 prima ammutoliscono e poi accompagnano la palla fuori con il classico: “diooooo xxxx”

    Quando l’arbitro fischia la fine e i ragazzi vengono sotto di noi a ringraziare è la bolgia… FELICITA’ PURA AL 100% mando un sms al mio amico nel settore inferiore “COME GODOOOOO, MEGLIO DELL’ORGASMO” la sua risposta “questo è UN ORGASMO MULTIPLO!!!!!!”

    Stiamo nello stadio un’ora. Continuiamo a fare festa. NON raccogliamo provocazioni che, anzi, vengono fatte finire dagli ultras doriani stessi. Alle 18 i giocatori finita la doccia, le interviste ecc. si affacciano dal tunnel in borghese e non resistono: vengono ancora sotto a salutare.

    Il tempo di fare il percorso inverso e siamo ancora in treno, che lasceremo certo non pulitissimo ma in buone condizioni, senza alcun danneggiamento o scritte o altro (la modo di tirare il freno d’emergenza è passata da un pezzo e se qualcuno ci prova si prende due sberle; stessa cosa per chi ruba all’autogrill).
    Si fa ancora festa: certo abbiamo vinto ma NESSUNO chiama a casa per sapere dal cugino sfigato e “biscardi-dipendente” se il rigore c’era o no, ognuno l’ha visto a suo modo e tutti abbiamo fischiato l’arbitro, poi in settimana non se ne parlerà più: abbiamo una vita, l’errore fa parte del gioco. Come nessuno chiama per sapere gli altri risultati o il posticipo, quello che ci interessava (il parma che pareggia in extremis, brescia che perde) l’abbiamo visto sul tabellone dello stadio.
    Si cantano ancora canzoni sempre più dementi e si finiscono i panini, le birre le bottiglie di vino e le riserve di maria olandese, si da il tormento a chi prova a dormire…

    Alle 21 siamo a casa.
    Un attimo mica è finita. Scendiamo dal treno cantando e in corteo, camminando in mezzo alla strada, andiamo fino in centro a festeggiare ancora (la svegliamo noi questa città de merda che alle nove di sera dorme già!!!)

    Questo è quanto. Una simpatica domenica allo stadio con gli amici di sempre e amici nuovi conosciuti nel frattempo.

    Non sbagliatevi non siamo angeli tra due settimane per un insieme di motivi, nessuno dei quali plausibili, saremo sui giornali perché ci saremo presi a sberle con i cugini del brescia.
    C’est la vie ça va sans dire.

    21/03/2005

    La partita di pallone

    Filed under: — JE6 @ 12:27

    Mancavo dallo Stadio (e da uno stadio tout court) da otto anni, forse nove, e ci mancavo in compagnia di mio padre da circa venticinque. Insomma, avevo ricordi abbastanza sbiaditi. Oggi, sono un po’ più freschi e nitidi, per quel che valgono.

    La legge Basaglia
    L’abitante della curva, ambiente mitologico che consiste in una frazione più o meno ampia dello stadio e che raccoglie coloro che si presume siano i sostenitori più fedeli ed appassionati della squadra di casa, è, mediamente parlando, un babbeo. Il cosiddetto “capo” lo è con la lettera maiuscola. Non saprei come altro definire un signore che va allo stadio, sostenendo spese di ogni genere, e sostanzialmente non guarda la partita, in quanto impegnato a tenere in mano un megafono, dettare lo slogan del momento, aizzare i pestatori di tamburi, stendere e poi ripiegare gli striscioni. Il tutto, con le spalle rivolte al campo.

    Lo zoo (1)
    L’abitante della curva riceve un volantino che invita a combattere il razzismo negli stadi.
    La partita viene preceduta dalla lettura di un appello e dalla proiezione di un filmato sullo stesso argomento. Si noti che una delle star del filmato è anche il giocatore più rappresentativo della squadra di casa, il quale è un bel ragazzone di colore.
    La squadra ospite mette in campo a sua volta un giocatore dalla pelle scura. Il quale, ogni volta che toccherà il pallone, verrà salutato da un coro proveniente dalla curva e dai suoi abitanti: il testo recita “Buh! Buh! Buh!”.

    Lo zoo (2)
    Ogni stadio è diviso in zone, che accolgono diversi tipi di spettatori, tra loro omogenei: la curva per gli ultras, la tribuna stampa per i giornalisti, il ghetto per i tifosi della squadra ospite, la tribuna d’onore per i facoltosi e così via. Dati i peculiari comportamenti aggressivi della maggior parte di questi gruppi, le zone sono tra loro divise da barriere fisiche, consistenti in grandi strutture metalliche dotate di reti o di pareti di plexiglass, al fine di tenere tra loro separati soggetti che potrebbero accoltellarsi da un momento all’altro, senza nemmeno una ragione (valida o meno). Le parti esterne di queste grandi gabbie sono conformate in modo da impedire la vista di almeno il 50% del campo; ça va sans dire, il prezzo del biglietto pagato da coloro che siedono in quelle zone non è proporzionalmente decurtato.

    L’inflazione
    E’ cosa nota che l’inflazione è una convenzione, è una media delle medie, è il pollo di Trilussa elevato al cubo. Sarebbe interessante il calcolo del costo della vita e del tasso d’inflazione all’interno dello Stadio dove, per dire, una bottiglietta di the da mezzo litro costa quattro (4) Euro. Il vostro cronista non ha avuto cuore nemmeno di chiedere la quotazione per un Cornetto Algida.

    L’aeroporto
    All’ingresso dello stadio, gli spettatori vengono accolti da addetti al volantinaggio che li omaggiano con materiale cartaceo di ogni foggia e consistenza (soggetti di ieri: pubblicità del digitale terrestre e appello contro il razzismo negli stadi – vedi sopra). Una stima empirica fatta dal vostro cronista consente al medesimo di valutare che non meno del 65% dei volantini di cui sopra assuma, durante la partita, la forma di aereo di carta, il quale, grazie alla forma medesima, raggiunge una o più nuche appartenenti agli spettatori sottostanti. Ciascun spettatore, quindi, viene raggiunto da un numero di aerei di carta che va dai tre ai tredici, nell’arco delle due ore che passa nello zoo.

    “Ma perchè la domenica mi lasci sempre sola e non mi porti a vedere la partita di pallone”.
    O benedetta ragazza, ma lo sai quanto sei fortunata?

    18/03/2005

    Se la matematica è un’opinione

    Filed under: — JE6 @ 12:29

    Ah, sempre per dire che i numeri possono avere un significato assai modesto, pare che, secondo Eurostat, i dati forniti dall’Istat relativamente ai nostri conti pubblici potrebbero essere affidabili quanto un’equazione di terzo grado svolta dalla persona di bassa statura che alberga in casa mia.
    Repubblica.it

    [Something]star

    Filed under: — JE6 @ 12:09

    Leggo questa illuminata frase di uno dei miei pensatori di riferimento, e la riporto per amplificarla, nei limiti del mio possibile: Gli accessi e le page views non contano un cazzo, il concetto stesso di blogstar è una stupidaggine tipicamente italiana e quelli che continuano bovinamente a lamentarsi delle “blogstar” sono dei fessi e ci fanno una pessima figura.
    Già che ci sono, non mi dispiace citare per l’ennesima volta un’altra perla di saggezza (la cui fonte, per inciso, è assai più gradevole alla vista rispetto al pensatore di cui sopra, non me ne voglia il medesimo): blogstar è chi dà luce alla blogosfera tutta.
    Come ebbi già a scrivere al riguardo: niente questioni di quantità, perchè – come ognuno sa – la luce la prendiamo da una candela come da una lampadina da 300 watt.
    Insomma, per farla breve: significare qualcosa per qualcuno non è una questione di numeri, benchè i numeri abbiano la loro importanza. Per me, davvero, è stupefacente che ci sia tanta gente che non lo capisce.

    17/03/2005

    Business is business

    Filed under: — JE6 @ 14:05

    Se gli accessi al blog avessero un valore di mercato, dovrei sentitamente ringraziare gli spammer che ogni giorno vengono a trovarmi. Voi dormite, o vi dedicate al Nicoletti di turno, loro invece passano e lasciano un segno.

    16/03/2005

    I rischi del mestiere

    Filed under: — JE6 @ 15:38

    Nel caso stiate progettando un incontro carnale in riva al mare, fareste bene a non stare troppo vicini all’acqua, altrimenti potreste trovarvi nell’imbarazzante situazione ben descritta qui.
    E, nel caso siate dei maschietti e stiate progettando di diventare gli unici ed acclamati eredi del Rocco nazionale, fareste bene a stare attenti a chi vi proponete, giusto per non rischiare il pubblico sbertucciamento come avviene qui.
    Daily Grind

    Il blog a colori

    Filed under: — JE6 @ 08:09

    Il secondo numero di sacripante è dedicato ai colori.

    15/03/2005

    Petali di rose

    Filed under: — JE6 @ 10:35

    Nel piccolo paese della Sardegna dove sono nati i miei genitori, si usa accogliere gli sposi che escono dalla chiesa rompendo per terra dei piatti, sui quali si gettano grandi quantità di petali di rosa.
    Mi è sempre sembrata una bella cosa, nonchè uno splendido augurio, far camminare due persone felici su un tappeto di fiori.
    Così, seppure con un filo di ritardo e in modo solamente virtuale, anch’io rompo un piatto e getto petali davanti a Mistral e Gilgamesh: Amore e tùssi non si podiri cuai.