Greetings from San Francisco – 2. Life on the street
Anche quattro anni fa, la prima cosa che notai di San Francisco furono gli homeless, i dropouts, insomma quelli che da noi si chiamano, in modo poco politicamente corretto, barboni. Ho l’albergo in Mason Street, a due passi da Union Square, la piazza simbolo della ricchezza di San Francisco con i suoi negozi scintillanti e le limousine che passano così frequentemente da non essere neppure notate. E a due passi da Market and Fifth, nella piazza dove si riuniscono (senza saperlo, tutti persi dietro la loro solitudine) i senza casa, i disadattati, quelli che vanno a pietire un dollaro ai turisti che aspettano di salire sulla cable car in Powell Street, o che li insultano con la voce resa roca dall’umidità e dagli anni passati dentro ai portoni. Mentre mangio un hamburger da Carl’s sento una donna raccontare all’uomo della security del locale “I did my second drug test, and they had all those f****** questions, and…” e lui scuote la testa e sorride e fa segno che sì, capisce, sono proprio dei bastardi, mentre la figlia della donna si prende la sua razione di rimproveri perchè gioca sotto i tavoli del fast food. Escono, madre e figlia, e le guardo mentre passano tra gli altri disadattati di questa città, e penso che la grande l’abbiamo persa – e probabilmente abbiamo perso anche la figlia. C’era un game show in televisione, qualche tempo fa: L’eredità. Ecco, appunto.