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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    21/02/2007

    Ve lo meriterete voi, forse

    Filed under: — JE6 @ 21:37

    Io no, non me lo merito di sicuro: che le anime belle di Rifondazione mica le ho votate, e con Andreotti e Pininfarina non ho mai avuto a che fare. E se vogliamo continuare a menare il torrone con la storia dei perpetui, facciamo pure – favola più, favola meno.
    Wittgenstein, Ivan Scalfarotto

    20/02/2007

    Udvozlet Budapestrol – 9. Che tempra

    Filed under: — JE6 @ 22:57

    Nella vita capita anche che uno si ritrovi seduto al tavolo di un biergarten, a bere Goesser, mangiare petto di tacchino farcito con mele e formaggio affumicato (il tutto sdraiato su un tappeto di ciliegie) e ascoltare il fratello magiaro di Riccardo Garrone che suona ‘O sole mio al vibrafono accelerandola a 78 giri. Nella vita capita anche che uno sopravviva.

    Udvozlet Budapestrol – 8. Ma non ditelo a Strauss

    Filed under: — JE6 @ 22:14

    Il Danubio è esattamente come me lo ricordavo: verde sporco, e trasparente come un impasto di cemento. Però di sera tutto questo non si nota, e sembra magnifico.

    Udvozlet Budapestrol – 7. Collezioni permanenti

    Filed under: — JE6 @ 22:11

    La parte più affascinante della Hungarian National Gallery non è il luogo fisico (il castello di Buda), l’esposizione di arte gotica o quella di arte contemporanea ungherese post-1945. No, il magnetismo promana dalle custodi, straordinarie matrone dai capelli bianchi come la neve, di età persino superiore a quello delle mitiche hostess della Delta in servizio sul Milano-Atlanta. Stanno sedute in pace con se stesse e con il mondo, la maggior parte indossa ciabatte bianche ospedaliere, una ostenta un clamoroso buco nella calza in corrispondenza dell’alluce sinistro. Probabilmente hanno iniziato a lavorare qui prima che la maggior parte delle opere oggi presenti venissero esposte; bisognerebbe pagare il biglietto solo per vederle, ma qui si entra a gratis – la cultura regalata al popolo.

    Udvozlet Budapestrol – 6. Scarpe

    Filed under: — JE6 @ 21:58

    Cammino sulla sponda sinistra del Danubio, proprio sotto il sontuoso palazzo del Parlamento, guardando verso la collina di Budovar. Inciampo in una scarpa, e poi in un’altra. Mi fermo a guardare, e realizzo che di scarpe come quelle, su quel tratto di riva, ce ne sono molte altre decine: tutte di metallo, inchiavardate al terreno. Scarpe da donna, da uomo, da bambino. Stivali, calzature da lavoro, ballerine. Alcune hanno le suole staccate dalla tomaia, altre sembrano comprate da pochi giorni, la maggior parte hanno conosciuto certamente tempi migliori.
    Tre targhe, in inglese, magiaro ed ebraico, ricordano gli ebrei che vennero fucilati e gettati nel fiume dai miliziani filonazisti tra il 1944 e il 1945. Mi tornano in mente Dachau e Mauthausen, le foto delle migliaia di scarpe che i deportati lasciavano in cambio degli zoccoli di legno che li avrebbero accompagnati fino alla morte. Per un attimo, un attimo solo, penso – non so perchè, o forse sì – a Dolce e Gabbana. Guardo un paio di scarponi sfondati.

    19/02/2007

    Udvozlet Budapestrol – 5. Consigli (?) per gli acquisti

    Filed under: — JE6 @ 23:02

    Speravo che l’ungherese fosse una lingua più malleabile rispetto ai frullati di consonanti che vengono parlati a Varsavia o a Praga. Invece, mi rendo conto che ha ragione Chico Buarque, secondo il quale il magiaro è l’unico idioma al quale il diavolo porta rispetto. Questa sera guardavo un manifesto di T-Mobile, cercando di intuire quale magnifica offerta venisse proposta agli abitanti di Buda e di Pest: ma di fronte a “Duplazza meg forgalmat!” [1] ho alzato bandiera bianca, e ho continuato a brasarmi la papille gustative con il gulash.

    [1] Per fortuna, la tastiera italiana mi impedisce di riprodurre la strabiliante serie di accenti, umlaut e apostrofi che condisce l’ungherese scritto: hanno persino un doppio accento, e immagino che quegli urletti che ogni tanto si sentono ne siano la fedele espressione sonora.

    Udvozlet Budapestrol – 4. Ormoni

    Filed under: — JE6 @ 22:50

    A uso e beneficio dei lettori (e non delle lettrici): Budapest sarà pure la capitale mondiale del porno, ma la quantità di belle ragazze è – direi – in media rispetto a quella riscontrabile in ogni grande capitale europea. Però, se venite qui per quel motivo, aspettate le sette di sera e camminate per Vaci Utca andando verso l’Accademia. Fanno tutto loro [1], a voi basta pagare.

    [1] Che poi, almeno la metà di queste simpatiche accompagnatrici turistiche non sembrano certo le reginette di Gomorra, bensì le figlie della vicina di casa: così si finisce per guardare il novanta per cento abbondante della popolazione femminile locale pensando “ecco, adesso entra nel prossimo portone, sale al terzo piano e si fionda sul set di un porno di genere” – il che è piuttosto straniante, secondo me.

    Udvozlet Budapestrol – 3. Buonasera

    Filed under: — JE6 @ 22:31

    Entro in un negozio di souvenir, chè devo prendere il mio magnete da frigorifero. Sono vestito in modo assolutamente anonimo. La ragazza mi viene incontro, e senza che io dica una sola parola mi saluta: Buonasera. Le rispondo: Ciao. Poi penso che questa scena la dovremmo girare una seconda volta, aspetto che la ragazza si volti per un attimo ed esco.

    Udvozlet Budapestrol – 2. As seen on tv

    Filed under: — JE6 @ 22:27

    Non dico nulla di nuovo, naturalmente: ma è impressionante e sconcertante rendersi conto di quanto siamo impregnati di pregiudizi e stereotipi, quando affrontiamo luoghi nuovi. Per intenderci: l’Ungheria non è esattamente un paese sconosciuto ad una persona con un livello medio di (in)formazione. Se ne parla e scrive certamente più del Botswana o delle Antille Olandesi. Qualche mese fa, per diversi giorni i moti di piazza di Budapest – originati dalle intercettazioni che avevano rivelato la doppiezza del primo ministro – tennero banco su tutti i nostri mass media.
    Eppure.
    Eppure arrivando qui mi sono reso conto che mi aspettavo i gitani e i loro violini, i pallanotisti, le ragazze dei gonzo e la principessa Sissi. Non so, forse è la sorte che tocca ai paesi che non producono serie poliziesche, che non organizzano olimpiadi, che non costruiscono ordigni nucleari, i paesi che al massimo mirano alla zona Uefa – e quando gli capita di giocare per lo scudetto significa che c’è davvero qualcosa che non va, e allora qualcuno manda i carri armati.

    Udvozlet Budapestrol – 1. Muri

    Filed under: — JE6 @ 22:08

    I circa venticinque chilometri che separano l’aeroporto dal mio albergo mi hanno convinto di una sola cosa: i muri di Budapest hanno certamente conosciuto tempi migliori.