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    15/06/2008

    La Storia siamo noi

    Filed under: — JE6 @ 09:44

    Leggendo l’incipit di questo post del socio dell’Urbe (“I blog sono pieni di stronzate, e provare a correggerle è come tentare di svuotare il mare col cucchiaino.”) non ho potuto fare a meno di pensare che un giudizio tanto perentorio io non sarei mai in grado di darlo, per il semplice motivo che da moltissimo tempo – diciamo un quattro anni, grosso modo – frequento in modo costante solo qualche decina di blog. Questi erano già pochi in passato; oggi – data la crescita esponenziale della numerosità di tutto l’ambiente – non rappresentano che una goccia microscopica nell’oceano: e quindi non sono rappresentativi di nulla, per manifesta irrilevanza del campione statistico.
    Fatta questa premessa di metodo, che ovviamente vale per me ma che credo dovrebbe valere a carattere generale quando si danno valutazioni sull’universo mondo, ribadisco qui quel che ho scritto nei commenti da Carlo: per quanto mi riguarda non ho mai smesso di informarmi “fuori”, pur nella consapevolezza che quel “fuori” era ed è pesantemente imperfetto. Size matters, e le strutture e le risorse che chi fa informazione in modo professionale può mettere in gioco sia per la raccolta che per la verifica dei dati non sono minimamente paragonabili a quelle che noi, pigiatori amatoriali di tastiere, possiamo anche solamente sognarci di avere a disposizione. Poi, certo: basta leggere le notizie che non lo erano per toccare con mano quanta approssimazione e pigrizia e sciatteria alberghino nelle dorate stanze delle redazioni, ma ciò nonostante continuo a pensare che in generale l’informazione che ci arriva dal sistema dei media sia complessivamente più affidabile e curata di quella che viene dagli pseudo citizen journalists.
    Tra un po’ – ma sempre troppo tardi – io credo che finirà la sbornia infarcita di retorica dei mercati come conversazioni, del social, della conoscenza condivisa. Credo che (mi si perdoni l’autocitazione che segue) ci si renderà conto che sì, certo, i mercati sono conversazioni: e infatti si sentono anche un bel po’ di fesserie, e che le conversazioni non hanno un valore in sè, per il semplice fatto di esistere, date retta a uno che ha passato troppi anni della sua vita al bar (e nelle aziende) per non saperlo fin troppo bene.
    Alla fine credo che il sistema del blog, almeno in questo nostro sciagurato paese che fa dell’irrilevanza e dell’aria fritta due capisaldi della sua vita sociale, sia capace di fare molto bene un paio di cose: far conoscere persone, e raccontare la vita quotidiana, in una sorta di “A day in the life”. Leggere i blog, leggere di chi si compra cravatte o di chi trova piccioni morti per strada, può servire proprio a questo: a scriversi la Storia mettendo una in fila all’altra tante storie. Tutto sommato, per quanto mi riguarda, questo può bastare e avanzare, per il resto magari un abbonamento all’Economist è una scelta più saggia.
    Brodo Primordiale, Wittgenstein, Squonk

    5 Responses to “La Storia siamo noi”

    1. Adrix Says:

      Non sono per niente d’accordo. Senza blog non conoscerei narratori splendidi che lo usano proprio per scrivere, non conoscerei di notizie e di interpretazioni (complesse) di notizie altrimenti molto difficili da trovare. Il filtraggio è un compito _attivo_ del navigatore-blogger, costa fatica (nemmeno tanta, se si usa un aggregatore decente) ma ne vale la pena.

    2. MM Says:

      Forse le stronzate a cui si fa riferimento sono le affermazioni perentorie,senza cognizione di causa.
      Qui, lungi da me l’esser ruffiano, che avrei da guadagnarci nulla, non ricordo di affermazioni e presunzioni,solo opinioni e sensazioni.
      Cordialmente.

    3. alberto d'ottavi Says:

      Sir, buongiorno

      Si può “cross-commentare”? Spero non l’avrai a male se copio qui quanto commentato da Brodo:
      “sempre belle le critiche. mancano parecchio nella blogocosa italiana, ed è un peccato perché sono le critiche a far crescere le idee e le persone. forse l’avrei messa giù un punto più sul costruttivo, ma son finezze

      chissà, forse leggendo il fenomeno con una prospettiva temporale più ampia credo sia solo un problema di immaturità. con tutta questa blogofebbre si è imparato a scrivere. non è poco, per un popolo che ha imparato a parlare nel dopoguerra, grazie alla televisione (chi è che lo diceva? tullio de mauro, se nn sbaglio)

      be’ 50 anni dopo gli italiani scrivono. cazzate, vero. ma è perché hanno appena preso in mano il giocattolo nuovo

      magari nel giro di 5 anni si impara anche a ragionare, a fare controlli delle fonti, comparare interpretazioni, analisi critiche, whatever

      chissà :)”

      all’atto pratico, faccio fatica anch’io a selezionare. e a tollerare il fastidio per la quantità di ca*. è veramente uno zen quotidiano. mi tiro su pensando che è sempre meglio di altro. e non che essere ottimista non stupisca me per primo, ma… speriamo 🙂

    4. Squonk Says:

      Tutto sommato, io credo che sia questione di aspettative. Chi ne aveva di molto elevate, in particolare per quanto riguarda l’aspetto che definiamo genericamente di “informazione”, forse oggi si ritrova deluso. Anzi, togliamo il forse. Chi invece, come il sottoscritto, queste aspettative non le aveva, oggi si gode i blog che legge per quello che sono: racconti, più o meno validi “tecnicamente”, che gli fanno immaginare come si vive oggi in Italia. Uno dei miei blog preferiti di questi tempi, per dire, è Pezzi d’ufficio, scritto dalla Tengi. E quando ci si mette, la Tengi racconta la vita lavorativa in un modo che a me ricorda Paolo Villaggio (disclaimer: è un’amica, sono di parte), roba che si affianca alla perfezione a De Rita e Diamanti. E’ un esempio, intendiamoci, che uso per far capire un concetto più generale.
      Detto questo, ribadisco (e concordo con voi sul fatto) che poi abbiamo la gran fortuna di poter selezionare. Costa fatica, in ogni senso. Ma una volta fatta quella fatica, possiamo godere di una qualità più alta – secondo il nostro punto di vista – di quella media. Tutto sommato può valere ancora la pena.

    5. mf Says:

      I piccioni ti salutano comunque, anche se non sono più.

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