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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    10/01/2009

    Il venerdì del villaggio

    Filed under: — JE6 @ 15:19

    Il venerdì sera è il momento che preferisco di tutto il week-end. E’ quando hai appena finito le tue sessanta ore di lavoro settimanali e riesci, per qualche ora, ad avere la testa completamente sgombra da pensieri – ti godi il divano, la birra ghiacciata, le chiacchiere casalinghe e non hai a che fare con quella seconda occupazione che per noi occidentali presuntamente evoluti è diventata il dare senso al sabato e alla domenica. Quando spegni la luce, non importa cos’hai fatto prima – sei uscito a cena, hai guardato un film, qualsiasi cosa – c’è un secondo nel quale ti annulli completamente e sei in pace con tutto e tutti. Dura un secondo, appunto, e poi ti addormenti come forse fanno i bambini – è una cosa che tu non ricordi più, ma non importa.

    09/01/2009

    201XX

    Filed under: — JE6 @ 10:21

    A chi pensa che Milano (come tutte le grandi città) sia una cosa sola, un’unica entità, ieri sera avrei voluto far fare un giro per le vie dei quartieri oltre il confine immaginario del Monte Stella – la gente che camminava in strada perchè i marciapiedi erano ancora inagibili, i grandi prati e i parchi giochi completamente sepolti, le sedi stradali ridotte alla metà rispetto alla norma. Un po’ come essere in Valtellina, diciamo, solo con il CAP 201XX.

    08/01/2009

    Visioni

    Filed under: — JE6 @ 20:57

    Qualche sera fa ero in macchina con un amico, diretto verso una delle più profonde e vecchie periferie milanesi in cerca di un piatto di trippa meneghina. Ad un certo punto, l’amico sbianca in volto e mormora alcune formule di scongiuro. Io capisco, faccio il brillante perchè lui è sabaudo, gli dico qualcosa come “Qui a Milano non ci facciamo mancare nulla”, poi cambio frettolosamente discorso. Avevamo visto anche noi questa cosa, poi siamo arrivati a Baggio, abbiamo letto le cinque versioni della leggenda dell’organo, ci siamo convinti che era stata solo una visione, e che un paio di giri di rosso ci avrebbero fatto passare i sudori freddi.
    Suzukimaruti, Wittgenstein

    Pubblicità comparativa

    Filed under: — JE6 @ 13:38

    Non pare anche a voi che la miglior pubblicità alla (presunta) alta velocità ferroviaria la stia facendo Alitalia?

    07/01/2009

    L’inferno è lastricato di fiocchi di neve

    Filed under: — JE6 @ 13:35

    C’è un momento nel quale ti fermi a guardare i fiocchi bianchi che scendono dall’alto, sono le due di notte e c’è tutto questo sfavillio tranquillo della neve e della luce dei lampioni e delle residue luminarie natalizie, c’è silenzio perché i suoni si attutiscono, e sembra tutto umano e vivibile. Poi ritorni in te stesso, e sai che tra poche ore, quando le catene da neve che hai montato ieri sera ti permetteranno di scalare la rampa e ti faranno entrare nel toboga di rotonde ghiacciate, marciapiedi impraticabili e cavalcavia sdrucciolevoli, ecco, tra poche ore sarà l’inferno, bianco e freddo come negli incubi peggiori.

    06/01/2009

    (S)Brico

    Filed under: — JE6 @ 16:25

    Li guardo sempre con invidia, come mi capita di fare con quelli che in pieno luglio viaggiano nella metropolitana di Milano, il nodo della cravatta ben stretto, la camicia stirata e la fronte asciutta anche dopo un’intera, lunga giornata di lavoro. Osservo le loro mani muoversi sicure, propaggini di veri esemplari di homo faber, capaci di impugnare strumenti e utensili e – soprattutto – consapevoli delle loro azioni, avviti A, stringi B, incastri C, e il risultato finale è inevitabilmente quello previsto e richiesto, una libreria dritta e solida, le catene per la neve strette e sicure, la parete tinteggiata senza sbavature. Sono quelli che sanno montare una tenda, accendere un fuoco, smontare e rimontare un sifone senza trovarsi attoniti a guardare una rondella raminga, riconoscere un sentiero nel bosco – sono quelli che sanno fare. Mentre li osservo, penso che io sono la dimostrazione vivente che Carletto Darwin ci aveva azzeccato con la storia della selezione naturale ma non aveva tenuto conto sia dell’infinita capacità di adattamento al ribasso degli esseri viventi, sia del denaro che ti può comprare le capacità che tu non hai – basta pagare e qualcuno che usa il cacciavite al tuo posto lo trovi sempre, dev’essere per quello che la qualità della razza umana si è tanto abbassata.

    05/01/2009

    Happiness detector

    Filed under: — JE6 @ 20:52

    Prendete una decina di adulti e un paio di bambini non mammoni, metteteli tutti insieme in una stanza e guardate da quali grandi vanno le due persone corte. Non c’è modo di fregarli.

    03/01/2009

    Pagina 2

    Filed under: — JE6 @ 18:40

    Non so se ci hai mai pensato, posto che tu sia la persona giusta per questa domanda, posto che mi interessi saperlo. Comunque, hai mai contato quante righe ti mostra il display? Una decina, forse, tra sms e mail. E’ solo questione di tempo, più lungo in questi giorni lenti, più breve quando la ruota riprende a girare alla sua velocità consueta, ma quello che era l’ultimo messaggio ricevuto o inviato diventa il penultimo, e poi il terzultimo, e poi inesorabilmente scivola verso il fondo della pagina e da lì, altrettanto inevitabilmente, passa a quella dopo, e poi a quello dopo ancora. Nel frattempo, resti ad aspettare qualcosa che con il tempo hai imparato che non arriverà, perchè il primo passo è sempre tuo e non hai ancora capito perchè. Non dimentichi nulla, se non altro non dimentichi le cose importanti (che magari salvi, in un cassetto della memoria o in una cartella del palmare), ma davanti agli occhi ti scorre un fiume che non puoi e non vuoi fermare, e forse è vero che il tempo è una medicina.