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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    14/12/2006

    L’inverno del nostro scontento

    Filed under: — JE6 @ 11:24

    Non commenterò il post di Luca che lui stesso definisce una cosa “brusca, banale e demagogica”, dicendogli che no, monello, non si scrivono cose brusche, banali e demagogiche perchè, anche se tu metti le mani avanti, tutti hanno comunque ragione di dirti che di cosa stiamo a discutere, di una cosa brusca, banale e demagogica, no grazie.
    Dirò solo che c’è proprio un errore di fondo nel ragionamento, condensato nella frase “Se ne andassero ragionatamente, chiamando rapidamente qualcuno a occuparsi delle cose che lasciano, spiegandogli dove sono le chiavi di casa, e appena concluse le operazioni di trasferimento delle responsabilità a qualcuno che viva nel mondo, vadano al cinema e quando tornano chiedano se c’è qualcosa che possono fare per aiutare“. Non è necessario suggerire a Luca di leggersi – se non l’ha già fatto – L’autunno del patriarca, per capire che il Potere non si autoriforma, ma si consuma oppure viene defenestrato, e concludere quindi che il suo invito è vano e fuorviante, e che quattro milioni (4.000.000) di persone hanno votato Prodi alle primarie (io fra quelli), e questo dice molto, o forse tutto – non su Prodi, ma su me e gli altri tre milioni novecentonovantanovemila novecentonovantanove (3.999.999).
    Wittgenstein, Internetbookshop

    PS – Magari mi sbaglio, ma mi pare di scrivere cose non dissimili da quelle che si leggono oggi su Camillo – o forse stiamo dicendo tutti la stessa cosa in modo diverso, non so.

    22 Responses to “L’inverno del nostro scontento”

    1. dado Says:

      mah forse il polso del paese c’è l’ha luca e il suo amico scalfarotto con lo zero virgola zero zero (attenzione non dell’elettorato) ma della sinistra.

    2. AdRiX Says:

      Elenco puntato di considerazioni un po’ confuse:
      – Prodi era una soluzione d’emergenza al problema corrente di un anno fa (se ce lo scordiamo non capiamo il presente)
      – siamo in periodo di transizione sia generazionale che storico: manca un progetto filosofico che sintetizzi etica laica, solidarietà, responsabilità sociale e liberalismo economico governato, democrazia attiva
      – in poche parole, quello che manca completamente è la sintesi: non a caso il programma dell’Unghione è un malloppazzo schizofrenico
      – la considerazione di Luca “Lo so che tutto è cominciato quando abbiamo smesso di votare persone che ci sembravano migliori di noi e abbiamo cominciato a votare persone che ci sembravano come noi, o anche più fesse.” è un sintomo della confusione: non sapere chi delegare alla politica per dubbio di coscienza (“non avendo fatto politica fin da ragazzo sono spiazzato e inesperto e incapace”) o mancanza di ambizione o tutt’e due le cose ci sta fottendo: chi fa da sé fa meglio, in questi casi.
      – è quest’ultima considerazione che ha spinto Scalfarotto a provarci, e lo ammiro per questo: se questa masnada fosse al mio posto, nel mio dominio di competenza, farebbe boiate di continuo. E allora provo io a fare meglio di loro: mi fate provare a guidare, per una volta?????

    3. queen jane Says:

      Scusi, Sir (la chiamano così, no?), ma non capisco dove vuole andare a parare con la citazione di Marquez: dobbiamo deciderci a fare la rivoluzione, una volta per tutte? attendere che i matusalemme della politica defungano per naturale consunzione?
      Inutile pensare a Scalfarotto. Non è lui che conta. O scomodare ideologie e filosofie. Pensiamo piuttosto a Berlusconi. Cialtrone, disonesto, furbo, vanesio, demagogico. Un piazzista della politica. Però convincente. Diverso dai soliti dinosauri. Ha violato regole e consuetudini. E questo, tutto sommato, alla gente è piaciuto (non è che la vittoria delle Sinistre sia stata travolgente, no?). La presenza di Berlusconi in politica non dovrebbe far riflettere (la sinistra, in primo luogo)? Fosse stato più onesto,non avesse avuto scheletri nell’armadio, lo avremmo demonizzato ugualmente, com’è accaduto? Forse sarebbe sempre lì, adorato dalle masse. E dunque: non scontiamo forse la mediocrità conformista dei nostri attuali governanti? La loro impossibilità di cambiare linguaggio, riti, formule? Ha ragione Luca: vadano a casa, a riposarsi.

    4. Squonk Says:

      Queen Jane, penso qualcosa di molto vicino a ciò che lei dice, in effetti. Un Potere come quello italiano, ben descritto da Rocca, non si fa da parte: o si estingue, si consuma per consunzione, oppure viene ribaltato. Pensare che si faccia gentilmente da parte, passando addirittura le consegne, è irrealistico. E Luca lo sa, naturalmente. Ma non è tutto. Poi ci siamo noi. Ribadisco: sono andato a votare alle primarie, e ho votato Prodi. E sa una cosa? Data l’offerta, lo voterei ancora oggi. E’ un problema di Prodi, questo? No, è un problema mio, al quale io non so ancora dare una soluzione – che non è quella che Luca propone, comunque, se non altro per palese irrealizzabilità.
      PS – Sì, mi chiamano Sir. Ma giuro che non è colpa mia.

    5. Luca Says:

      A parte che ho scritto che sarei stato brusco e banale, ma non cretino: quindi non vedo la ragione di farmi obiezioni così ovvie che implichino l’ultima cosa. Ma trovo soprattutto buffo che tu trovi normale che si dica a Berlusconi di andarsene, quando quello governa, e non lo si possa a dire al centrosinistra. A meno che tu non pensi che io scriva a Fassino di sbaraccare aspettandomi che lui lo faccia, il mattino dopo, con una lettera in prima sul Corriere in cui dichiara di accettare la richiesta di Luca Sofri. Le cose hanno senso e ragioni indipendentemente dalla loro plausibilità. Quando tu vai al G8 e dici pace-nel-mondo, nessuno viene a dirti “guarda che dovresti avere imparato che il potere non ascolta” eccetera.
      Ciao, L.

    6. Squonk Says:

      Luca, in primo luogo non mi pare proprio di averti dato del cretino: nè in modo esplicito, nè in modo implicito. Così, tanto per dare alle parole il peso che meritano.
      Ho fatto delle obiezioni ovvie? Ma santodio, sono io quello che ha esordito premettendo che avrebbe scritto una cosa banale? Potrei risponderti: banalità per banalità. Invece, tu pensa, non ho liquidato il tuo post come uno sfogo da bar, benchè non fosse così difficile etichettarlo come tale. Tanto è vero che ho seguito il cuore del tuo – come vogliamo chiamarlo? appello? desiderio? – dicendo che l’esito finale che tu ti auguri (e che, per molti aspetti, mi auguro anch’io) può essere raggiunto in due soli modi: l’autoconsunzione, la morte naturale, oppure la rivoluzione (pacifica, spero). Non il suicidio consapevole. Tutto lì. Non mi sono spiegato? Capita.
      Infine: le cose hanno senso e ragioni indipendentemente dalla loro plausibilità. Davvero? No, non credo. O meglio: possono averlo, ma se non sono plausibili vengono subito liquidate come stupidaggini dietro alle quali non vale la pena perdere tempo. Nel mio piccolo, ho scritto nove righe per non far suonare tali le tue ventitre. Non pretendo di essere ringraziato, naturalmente.

    7. Luca Says:

      Infatti l’elicottero di Leonardo lo liquidarono appunto come una stupidaggine. L.

    8. Squonk Says:

      Mi arrendo, sei irredimibile (e immagino che L. stia per Leonardo, a questo punto).

    9. dado Says:

      faccio solo notare che il nano è rimasto tra i coglioni cinque anni tra una cosa e un’altra, prodi è in carica si e no da sei mesi, e questo fa tutta la differenza del mondo. è un po’ troppo presto per spazientirsi.

    10. Attentialcane Says:

      e invece non è per niente presto. io ho votato prodi obtorto collo. ho anche polemizzato con quelli che poco prima delle elezioni non marciavano come un sol uomo però mi pare che il problema – visto che la spallata a berlusconi non è stata data – si ponga in questi termini: quella strategia ha portato la sinistra al governo, ma si tratta di capire se con un altro la sinistra al governo ci sarebbe stata con un margine maggiore di distacco. io credo di sì. e siccome credo di sì, allora dico che q

    11. chamberlain Says:

      personalmente non trovo niente di brusco, banale, demoagogico nell’affermare che “Il problema sono loro: il problema è la definitiva distanza delle élites politiche italiane non solo dal paese, ma dal mondo”, perchè è assolutamente vero.
      e questa distanza deriva anche e soprattutto dalle “carcasse idelogiche” che questa classe politica troppo vecchia, nell’animo prima che anagraficamente, si trascina come correlato empirico di ogni singola decisione.
      se sono chiacchiere da bar, sono chiacchiere che trovo estremamente convincenti.
      non possiamo limitarci al raffinato esercizio del “comunque sempre meglio di un calcio nelle palle”, riferito a prodi e a questo governo. il ragionamento deve essere ampliato e non circoscritto: si è aperta una fase in cui è emersa l’incapacità di questa classe dirigente di affrontare certi temi e di prendere decisioni che siano compatibili con il verso in cui sta girando il mondo.
      questa classe dirigente usa l’unico linguaggio che conosce ed è quello che ha usato per cinquant’anni, senza essere in grado di aprirsi ai nuovi interlocutori che, purtroppo per loro, diventano sempre più numerosi.
      detto questo non credo che si possa ragionare sempre e solo in termini di plausibilità quando si analizza un fenomeno come quello di una classe politica che sta perdendo inesorabilmente la sua unica vera ragione d’essere, la rappresentatività.

    12. dado Says:

      se, se, se. SE fossero tutti come noi allora il governo sarebbe più rappresentativo di… noi stessi. intanto prodi il berlusca l’ha battuto due volte su due. accendete ceri e fate i bravi…

    13. chamberlain Says:

      meglio di un calcio nelle palle, giusto?

    14. Attentialcane Says:

      finisco il ragionamento iniziato qualche commento fa e bruscamente troncato per ragioni tecnologiche che non capisco.
      Insomma, dicevo che questa classe dirigente che non ha saputo vincere bene qualche problemino lo pone. Io temo fortemente che con Prodi in questo stato di forma al governo e con questo andazzo la sinistra consegna l’Italia alla destra per dieci anni. Ammesso che quelli di destra sappiano approfittarne, sia chiaro

    15. Squonk Says:

      Madonna che fatica. Chiudiamo le questioni sulla forma: la definizione di “brusca, banale e demagogica” non è mia, bensì di Leonardo (ops, Luca) – e si riferiva alle sue stesse parole. Chiaro? Spero di sì.
      Chiacchiere da bar? Un po’ no, un po’ sì.
      “No” perchè il problema esiste, eccome. Questo è ciò che il convento sembra passare (e, per inciso, ricordo che lo stesso Luca scriveva: data l’offerta, il massimo che mi auguro è che il centrodestra perda, e di questo sarò contento): quindi, il convento passa poco, e quel poco è anche di scarsa qualità.
      “Sì” perchè dire, solo e semplicemente, “se ne andassero, lasciando le chiavi di casa ad altri” è esattamente lo sfogo che si può (e, diciamolo, si deve) avere bevendo un Campari in compagnia di altri compagni di merende e incazzature.
      Come se ne viene fuori? Non lo so. Non è molto, mi rendo conto.

    16. chamberlain Says:

      chiuse le questioni sulla forma resta in piedi l’unica vera questione di sostanza: cosa fai se devi attraversare il deserto del Gobi con una vespa 50?
      la exit strategy di sofri era evidentemente la parte “brusca, banale e demagogica”, ma porsi il problema è già un ottimo inizio.
      prodi ha vinto due volte contro berlusconi. evviva.
      ma tanto per cominciare facciamo in modo che la prossima volta non ci siano né prodi né berlusconi.
      anche se dovesse essere dopodomani.
      più ci penso e più ho quasi l’impressione che questo governo venga visto dai principali partiti della maggioranza che lo sostiene come un fermaporte: tienimela aperta che intanto io ho problemi più grossi da risolvere.

    17. b.georg Says:

      sono d’accordo a metà col mister. che il personale politico non sia granché pare evidente (per dire, che rutelli, o fini, o mussi siano dei leader dei loro pezzetti e pezzettini, a me suona lunare. ma la classe politica mica si seleziona per concorso. considerato poi il cambio di livello seguito all’ultima “rivoluzione morbida”, quando scesero i forlani ed salirono i guzzanti e gli schifani, be’, piedi di piombo).

      nello specifico però non mi è chiaro l’oggetto della missiva leonardiana. che di questi che stanno al governo la metà pensa su un sacco di questioni il contrario dell’altra metà, da cui discussioni e compromessi a non finire, lo sapevamo prima di votarli. data la premessa, questi sei mesi sono poco meno di un miracolo di sottrazione alla legge di gravità.
      poi il livello della delusione si misura sul livello dell’aspettativa. mica ci si aspetta dal governo che dia la felicità al paese, al massimo che attui il suo programma, risani il bilancio pericolante, faccia qualche riforma. sei mesi sono pochini per scocciarsi: secondo alcuni non ce la faranno nemmeno dopo. nel caso, l’esplosione sarà tale che “niente sarà più come prima”, letteralmente. ma aspettiamo e vediamo.
      se poi il problema è che ci vergognamo dell’immagine che danno, che sono un’armata brancaleone, che pare l’osteria della sora lella a furia di rutti e scorreggie, vabbè, li manderemo tutti a vestirsi da dolceegabbana così sono piu scic.

    18. chamberlain Says:

      io l’ho interpretata proprio nel senso che in sei mesi di governo hanno mostrato tutta la distanza che separa questa classe politica con il mondo che gli sta intorno.
      la stessa cosa si poteva dire con il precedente governo, ma c’era la speranza non troppo recondita che potesse essere proprio un governo di centrosinistra a colmare questa distanza.
      ed invece non è stato così. e non è una questione di tempo, sei mesi sono sufficienti per rendere evidente questo limite.

    19. b.georg Says:

      chamb, il mondo che gli sta intorno è un’espressione un po’ vaga. anche classe politica è vaga. anche distanza. è tutto molto vago, insomma. siamo un po’ a piove governo ladro, ma senza offesa, magari sbaglio io.

    20. AdRiX Says:

      Entriamo nel merito? Finora hanno fatto solo la finanziaria e l’indulto, che a parer mio non fanno così schifo ne l’uno né l’altra. Che poi la coalizione sia rocambolesca è evidente, ma da una legge elettorale bilancina e da un popolo che riesce ad essere un generatore di distinguo e particolarismi senza usare energia (non rispetta nemmeno le leggi della Termodinamica!) che accidenti ci aspettiamo? E’ pur vero che i nuovi rappresentanti, o delegati, o come cazzo vogliamo chiamarli dobbiamo formarli sceglierli e mandarrceli noi, chi ha il potere in Italia si ritira solo se sconfitto, con un paletto di frassino nel petto.

      Barista, un Jack Daniels con acqua a parte, che mi sto divertendo e resto un altro po’.

    21. chamberlain Says:

      b.georg: prendiamo tre questioni decisamente moderne ed attuali come pacs, eutanasia e nuovi media.intendo in questo senso “il mondo che gira”, questioni relative ad una naturale evoluzione sociale, per un paese come l’Italia vere e proprie istanze di modernità.
      penso che le “carcasse ideologiche” che questa élite politica trascina con sé non le permettano (e mi pare che il dibattito politico quotidiano lo dimostri) di affrontarle in modo efficace ed il fatto che se ne discuta secondo schemi da primo dopoguerra mi pare il sintomo più evidente della distanza di questa classe politica da una qualsiasi idea di modernità o, per lo meno, dalla mia personale.tutto qui. poi ci sta il discorso del “meglio prodi di un calcio nelle palle”, ma questo è relativo al contingente.

    22. b.georg Says:

      il problema invece, chamb, è che su quei tre temi la “classe politica” rappresenta esattamente l’arretratezza (o la fermezza tradizionalista, se volete) italica, né più né meno.

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