Dialoghi (e altre soddisfazioni)
Papi, vero che tu non vai in cielo?
(…) [Occazzo, ma da dove le tira fuori, certe domande? E adesso, cosa le rispondo? Perchè non le vorrei dire una balla, insomma, toccherà anche a me, prima o poi, ma è necessario parlarne proprio ora? E però non posso nemmeno non risponderle. Oppure posso?]
Perchè altrimenti non ti avrei più con me, sai?
Ma io sarò sempre con te, piccolina, stai tranquilla (in quanti telefilm l’ho sentita, questa?)
January 10th, 2005 at 11:01
Io credo che una delle tante cose meravigliose di avere un bambino è che ti costringe a pensare in termini semplici a cose molto importanti.
January 10th, 2005 at 12:37
Una delle cose terrificanti legate ad avere dei figli è che, di solito, pretendono una risposta alla domanda che fanno.
January 10th, 2005 at 15:03
la cosa più terrificante, non è dare una risposta. è dare la risposta che si aspettano di ricevere: onesta e resistente alle controprove della vita.
January 10th, 2005 at 15:23
tt, andiamo per gradi: mia figlia non ha ancora quattro anni, e capisce benissimo se sono onesto o no, quando le parlo. Sulla resistenza alle controprove della vita, non ho certezze io, figuriamoci se se le può aspettare lei: a prescindere dal fatto che farebbe fatica a capire un discorso del genere, sarei – credo – disonesto nel propinarglielo.
January 10th, 2005 at 15:52
Premesso che sono l’unico e vero papi, dissento. I bambini hanno bisogno di fiabe. Ne ho allevati due che, a 27 anni, mi amano ancora. Poveretti.
January 10th, 2005 at 22:32
Io dico solo: “che dolce!”.
January 11th, 2005 at 09:14
Il mio quattrenne esprime le stesse paure e cerca rassicurazione: condivido la sensazione di inadeguatezza nel non potergliene dare come si aspetta, e il conflitto tra il non volergli mentire e il desiderio di non angosciarlo