Il bambino sale sul vagone della metropolitana, in mano il classico bicchiere preso in un qualsiasi McDonald’s.
Si appoggia al reggimano, e non appena si chiudono le porte, inizia la sua cantilena. Siniora e siniori, bongiorno. Poi si ferma, perchè è piccolo ma non incoscente, e sa che sono le cinque del pomeriggio. Allora, con una faccina sporca, imbarazzata e quasi dispiaciuta, riprende dall’inizio: Siniora e siniori, bonasera, sono bambino di familia povera. Questa volta, la filastrocca che i nostri figli recitano solo a Natale e che a lui, invece, tocca cento volte ogni giorno, gli riesce bene. Sembra persino soddisfatto, anche se è solo e non ha un padre, una madre, uno zio a dirgli bravo.
I bambini sono tutti uguali, mi viene da pensare. E ce ne sono troppi che non meritano la vita che gli adulti gli fanno fare.