I propri errori
Essere messi di fronte ai propri errori non fa piacere a nessuno.
Io non faccio certo differenza.
In questi giorni ho scritto in molti posti il mio giudizio negativo, molto negativo, su coloro che si sono astenuti in occasione del referendum sulla legge 40. Non l’ho fatto seguendo gli arrampicamenti sugli specchi fassiniani, ma per un motivo molto semplice: credo, sono fermamente convinto che votare sia un diritto/dovere. Tanto diritto quanto dovere. Votare serve a confermare il valore del voto, in primo luogo.
Ma certo, nessuno è perfetto.
E oggi, un commentatore di Shangri-La mi ha opportunamente ricordato che io, nel 2003, non sono andato a votare per il referendum sull’articolo 18. Ho persino dato delle motivazioni: il “no” è un male, perchè serve solo a confermare l’ingessamento di un sistema che già funziona male; il “sì” è un male persino peggiore, perchè estende il malfunzionamento ad altre aziende che, per il momento, non ne sono ancora vittime.
Starsene a casa mi ripugna, ma se può servire a far lavorare il Parlamento (cosa della quale dubito, sia chiaro), mi turo il naso e vado al parco con moglie e figlia. Ci son cose peggiori, nella vita.
Ora, ho scritto e ho fatto una cazzata. Punto. Della quale non mi ricordavo – e questo forse è persino un’aggravante – e che non viene certo cancellata. Detto questo, a costo di passare per inutilmente superbo e arrogante, confermo tutto ciò che ho scritto in questi giorni: l’astensione è un trucco squallido (in italiano: deprimente). Una volta l’ho usato anch’io, e questo non lo rende certo meno squallido.
Ringrazio chi mi ha scritto spiegandomi che non mi devo scusare, adducendo motivazioni ragionate e che non hanno a che fare con l’amicizia o la simpatia. Non se ne avranno a male, credo, se chiarisco qui in pubblico usando la risposta che gli ho dato in privato: il problema che io pongo è il mandare in vacca il Referendum in sè, lo strumento. Andare a votare (anche scheda bianca) serve non solo ad esprimere un parere sulla questione messa ai voti, ma anche (e chissà, forse soprattutto) a continuare a dare valore ad uno strumento che ormai ci è tanto consueto che non ne cogliamo quasi più il senso e l’importanza.
Insomma, come dicevano quelli, il problema “è a monte”. E io ho fatto una cosa della quale sono tutt’altro che orgoglioso (e Dio solo sa quanto mi è costato scrivere questo post).
June 24th, 2005 at 19:24
Ho riletto i tuoi commenti a ritroso. Fammi capire: tu hai scritto quel che hai scritto, con quei toni, SAPENDO in cuor tuo come avevi agito allora? E se non c’era uno che si prendeva la briga di sputtanarti, tu, quatto quatto…? Ciao, eh.
June 24th, 2005 at 21:49
cambiare idea e’ segno di crescita.
June 24th, 2005 at 22:37
Più che altro, ammettere pubblicamente un errore.
June 25th, 2005 at 10:41
Sir, per quel poco che vale, la mia stima per lei è parecchio aumentata con questo post non facile da scrivere.
June 26th, 2005 at 22:56
Lorenza, io quatto quatto proprio niente; vuoi sapere una cosa? Ho risposto a BJH (da te) ed ho scritto il post senza andare a controllare la mia scheda elettorale. Questa sera l’ho fatto. E tu guarda, ho un bel timbro che dice “15 giugno 2003”.
Ma ti dico un’altra cosa, perchè ci tengo. Ho la fedina elettorale illibata, mettiamola così. Ma questo non toglie che abbia seriamente pensato, all’epoca, di non andare a votare. E anche per me valgono tutte – TUTTE – le considerazioni che ho fatto in merito all’astensione (la tua) di quest’anno. Squallido trucco. Lo devo ripetere? Squallido trucco. Squal-li-do truc-co. Contenta? Ciao, eh.
June 27th, 2005 at 04:16
PS – Se ti fossi presa la briga di leggere quello che ho scritto e non quello che volevi che io scrivessi, avresti capito che io ero convinto di aver fatto quello che in realtà ho fatto: votare. Ma certo, ti è evidentemente più semplice trovare negli altri la malafede. Senza tirare in ballo Freud, a casa mia questa si chiama coda di paglia, o proiezione sugli altri dei propri comportamenti – chissà, questione di abitudine. Per quanto mi riguarda, di tutta la vicenda questo tuo commento è di gran lunga la cosa più triste.