< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"

    "Post sotto l'albero 2010"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Scarica "Post sotto l'albero 2010 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2010 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • Quando sarà finita
  • 13D
  • Mille, mille e cento metri
  • Deflated
  • Lungo il fronte
  • Dentro la circonvallazione
  • Dito, luna
  • “E non dire di quelli che sono morti sulla via di Allah: ‘Sono morti’. No, sono vivi ma tu non li senti”
  • Ieri
  • “Aspetto”
  • July 2006
    M T W T F S S
     12
    3456789
    10111213141516
    17181920212223
    24252627282930
    31  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign

     

    20/07/2006

    La rivoluzione assopita

    Filed under: — JE6 @ 09:36

    A me hanno sempre fatto credere che la politica è l’arte del compromesso. Il significato del termine è chiaro (accomodamento fra opposte esigenze di parti in contrasto che comporta rinunce d’ambo le parti – De Mauro Paravia) e vago al tempo stesso, perchè il valore della rinuncia è del tutto relativo: ci sono problemi rispetto ai quali il signor Rossi riesce, appunto, a scendere a compromesso abbastanza agevolmente e sui quali il signor Bianchi proprio non ce la fa. Niente di male, naturalmente.
    Però, i termini della questione cambiano se dell’esistenza del problema la cui risoluzione richiederà necessariamente un compromesso si è a conoscenza in largo anticipo. Cambia la valutazione che si fa del problema, e dei metodi per affrontarlo. Io mi chiedo se i quattro-più-uno di Rifondazione che ieri hanno votato contro il decreto sul rifinanziamento delle missioni militari all’estero, presentato dal governo sostenuto dalla maggioranza di cui da molti mesi sapevano che avrebbero fatto parte, non avrebbero fatto meglio a non candidarsi, proprio per evitare la triste scenetta di ieri. Ma si sa, se la rivoluzione non russa, probabilmente almeno si assopisce. Poi, arriva in Parlamento e si risveglia.

    PS – Leggo adesso l’intervista a Paolo Cacciari, il -più-uno di cui sopra. Io, quando vedo qualcuno arrampicarsi sui vetri e – ovviamente – scivolare con stridore di unghie, non riesco a non provare imbarazzo.
    Repubblica.it

    19/07/2006

    Chi vusa pusè

    Filed under: — JE6 @ 12:34

    I mercati sono conversazioni, però dispiace quando le conversazioni si rivelano mercati.
    Cloridrato di Sviluppina

    Fuori posto

    Filed under: — JE6 @ 09:49

    C’è qualcosa che non funziona, se ieri sera mi è capitato di mangiare una delle migliori amatriciane della mia vita. A Campione d’Italia.

    18/07/2006

    Escluse le presenti, naturalmente

    Filed under: — JE6 @ 16:55

    [For men only]
    Senza cadere nei facili alvarovitalismi, non siete convinti anche voi che un buon ottanta per cento dell’abbigliamento femminile sia davvero orribile?

    A fr*****!

    Filed under: — JE6 @ 13:49

    Io penso che un paese nel quale si intenta una causa tra conoscenti e si arriva alla Cassazione per determinare che dare del frocio a qualcuno è un reato, beh, quello è un paese che ha completamente perso il senso della misura – se mai lo ha avuto.
    Repubblica.it

    Muovo la classifica

    Filed under: — JE6 @ 09:38

    Qualcuno dovrebbe spiegare a Bersani che, da quando ci sono i tre punti, il pareggio equivale alla sconfitta.
    Repubblica.it

    17/07/2006

    Yet unrefined

    Filed under: — JE6 @ 17:02

    Non so quanti di voi hanno avuto la fortuna di mettere piede da Hooters. Aria condizionata, decine di ventenni vestite con una minigonna arancione e una t-shirt bianca attillata, annodata sotto una quarta di reggiseno (almeno), birra gelata, hamburger, chicken wings condite con blue cheese che cola fino ai gomiti, e decine di schermi sintonizzati su ogni possibile evento di sport professionistico. Non so che idea avete voi del paradiso, però a me, fin dalla prima volta che vi misi piede senza sapere dove far fermare gli occhi, è sempre sembrata una buona riproduzione terrena.
    Il mix sembra semplice, e lo è davvero, ma la cosa difficile è non far sbragare tutto, trasformando un fast food in un bordello; Robert Brooks ce l’ha fatta, e oggi che ci ha lasciati, noi affezionati clienti gli rendiamo omaggio. Ti sia lieve la terra, Bob.
    Hooters, BBC News (grazie al Macca)

    Mal comune

    Filed under: — JE6 @ 09:20

    Non significa necessariamente mezzo gaudio.
    John McCain, repubblicano, su Joe Lieberman, democratico (e probabile indipendente): “I hesitate to say anything nice about him, for fear that it would be used against him. And that’s a terrible commentary on the state of politics and the political climate today.”
    NYT

    14/07/2006

    Campioni del mondo

    Filed under: — JE6 @ 10:50

    In questi due giorni passati in Germania, molte persone – conosciute o meno – mi hanno fatto i complimenti per la vittoria della nazionale di calcio. Tanti tedeschi (probabilmente per la gioia di non vedere i francesi alzare la coppa), ma anche belgi, olandesi, inglesi.
    Sembravano complimenti sinceri, appena venati da quel filo di invidia che in questi casi è tanto inevitabile quanto necessaria. I tedeschi mi parlavano dei festeggiamenti italiani nelle loro città, dei caroselli, delle bandiere, delle trombe; e lo facevano scuotendo solo un po’ la testa ma con aria abbastanza divertita, come per dire “questi pazzarielli di italiani, se non ci fossero bisognerebbe inventarli”.
    Ma nessuno mi è venuto a fare le pulci sulla sobrietà della festa, benchè le immagini del Circo Massimo, con annessi e connessi, abbiano fatto il giro del mondo. Nessuno è venuto a dirmi “beh, venticinque anni fa vi siete comportati meglio”. Perchè il fatto è che si comportano tutti allo stesso modo, ci comportiamo tutti allo stesso modo. Vi è capitato di vedere i giocatori di baseball che vincono le World Series, come si riducono? E come si riducono le città americane quando questo capita? Provate a chiedere agli abitanti di Chicago, giusto per farvi un’idea. E gli smutandamenti, le voci rauche, i cori osceni, le vie lastricate di birra e cocci di bottiglia, i presidenti innaffiati, gli occhi fuori dalle orbite: tutta roba nostra e solo nostra? No, lo sappiamo noi e lo sanno tutti coloro che vivono fuori dai nostri confini. Non voglio dire che tutto ciò che si è visto fosse uno spettacolo edificante; ma le forme di espressione di divertimento, gioia, eccitazione, esaltazione fanno parte dei cosiddetti “costumi”, che cambiano con il passare del tempo, in Italia come in Germania come in Francia come in qualsiasi altro paese. Nixon non si sarebbe mai mostrato in braghette e casco da mountain biker come Giorgino Bush, per dire. Si stava meglio quando si stava peggio? Non lo so, forse sì ma non ne sono completamente sicuro. Di certo so che articoli come quelli di Stefano Bartezzaghi suonano tanto come un “qui una volta era tutta campagna”, come l’ennesimo martellamento sugli zebedei di cui, almeno in certe occasioni, davvero non si sente la necessità.
    Wittgenstein

    Gruesse aus Nuernberg – 7. Chissà che facevano lì dentro

    Filed under: — JE6 @ 07:55

    Avete presente quei cartoni colorati che si mettono sul parabrezza della macchina per evitare che il volante e l’intera plancia della vettura si liquefacciano a causa del sole battente? Ecco, sull’Embraer della Swiss che ho preso ieri sera a Zurigo, al loro posto c’erano diverse pagine di un quotidiano. Mi chiedo cosa stessero facendo piloti e hostess.