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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    23/01/2008

    Poi vi so dire

    Filed under: — JE6 @ 14:03

    Tra meno di un mese il titolare qui passerà un paio di giorni in quel di Leeds, e cercherà di capire se è vero che le ghiandole mammarie delle inglesi sono sempre più grosse.
    Corriere.it

    Negare, sempre, anche l’evidenza

    Filed under: — JE6 @ 13:26

    La verifica-bar non dice che tanta gente ha cambiato idea (in peggio) sul conto di Romano Prodi e della sua arlecchinesca maggioranza: dice che nessuno ha votato per lui, due anni fa. Bravi, così si fa.

    La macchina del tempo

    Filed under: — JE6 @ 12:55

    Se dovessi giocare dieci Euro su chi è il responsabile tra Canada Post e Poste Italiane, a dispetto della carità di patria li punterei sulle seconde. Fatto sta che mi è appena arrivato un invito per una Conference a Chicago. Quella alla quale ho partecipato verso la metà di ottobre 2007.

    Saluti da Fiesole

    Filed under: — JE6 @ 08:28

    Mir Dad Khan era nato in India, in un piccolo paesino di un paese enorme; ma era nato nel momento sbagliato, aveva l’età giusta per essere chiamato dall’esercito a combattere una guerra in luoghi lontanissimi dei quali nessuno nel suo villaggio aveva mai sentito parlare. Si ritrovò a indossare la divisa del 16th Frontier Force Rifles, e venne a morire nel giugno del 1944 su una collina dalla quale si poteva vedere un fiume tranquillo scendere verso la grande città e poi verso il mare: si lamentò in una lingua che nemmeno tutti i suoi compagni potevano comprendere, la vecchia lingua dei suoi nonni e dei suoi bisnonni, e per un brevissimo istante, mentre cercava di sopravvivere, gli riaffiorò la domanda che si era fatto mille volte in quei mesi lontano dalla sua casa: dove sono? E cosa ci faccio qui? Aveva 17 anni.
    Pochi giorni dopo la stessa sorte toccò al Guardsman J. A. Eastwood, di 21 anni, e al Private S. Harris, che di anni ne aveva 19, e ad altri 1634 ragazzi e uomini venuti dalla Gran Bretagna, dalla Nuova Zelanda, dal Canada, dall’India e da Dio sa quale altro esotico paese. Tutti qui, sulle colline di Fiesole e del fiorentino, i più giovani a lasciare madri, padri, fratelli e sorelle, i più anziani – se così si possono definire uomini di trentadue anni – anche mogli e spesso figli.
    Molti anni dopo, un uomo si sarebbe fermato a bere un caffè al circolo ARCI di Girone, e poi si sarebbe incamminato verso quella distesa di lapidi bianche; l’uomo si sarebbe fermato a leggere il registro dei visitatori del cimitero, dove avrebbe trovato le parole di persone venute dall’altro capo del mondo (To our only and dear uncle for whom war never offered the chance to meet. May you rest in peace. Keith, Ross & Bruce, Auckland,NZ ) e quelle, vergate con grafia incerta e grammatica zoppicante, di uomini che avevano fatto solo pochi chilometri per mormorare un Eterno Riposo (Grazie a voi x libertà con la vosta vita); l’uomo sarebbe poi passato davanti alle lapidi, ognuna con il nome, il grado, il corpo, la data di morte e una frase di ricordo (When you go home tell them of us and say: for your tomorrow we gave our to-day), e sarebbe andato a guardare l’Arno scorrere lento e sporco qualche decina di metri più in basso; l’uomo avrebbe notato degli incongrui gherigli di noce sull’altare sul quale è incisa la frase Their name liveth for evermore, e sarebbe poi uscito a testa bassa per riprendere la sua macchina e andare a parlare di affari.
    [Florence War Cemetery, 22 gennaio 2008]

    22/01/2008

    Oh, can’t you feel our souls ignite?

    Filed under: — JE6 @ 14:33

    Ma questa non è la crisi di governo meno eccitante della storia?

    Circolo vizioso

    Filed under: — JE6 @ 08:02

    A me dà da pensare il fatto che questo blog dà da pensare a qualcuno.

    21/01/2008

    Resistere, resistere, resistere

    Filed under: — JE6 @ 17:08

    Dice che se la sfanghiamo oggi, magari riusciamo a tirare avanti un altro anno.
    Corriere.it

    Questione di fiducia (reprise)

    Filed under: — JE6 @ 11:48

    [Presa da una conversazione di questa mattina; alla fine, è come in parlamento: la fiducia è questione di numeri]
    T: Gli utenti della tecnologia sono le persone che affollano la metro la mattina. Lei non ha fiducia nelle persone, dunque (nulla di male, eh)
    SS: Non ho una fiducia così ampia in un numero così ampio di persone.

    20/01/2008

    Magari accetta

    Filed under: — JE6 @ 18:22

    La verità è che la modernità è una gran fregatura, perchè se fossimo ancora una sana società patriarcale io inviterei EmmeBi a bere una bottiglia di rosso e proverei a combinare il matrimonio tra la mia persona corta e il corto che gli somiglia, chè quel ragazzino è uno che la sa lunga.
    [Così poi io e il consuocero si va a far baracca insieme agli happy hour]
    EmmeBi

    Noi, a seguire

    Filed under: — JE6 @ 13:26

    Conosco un buon numero di persone che credono che lo sviluppo e la diffusione della tecnologia e delle sue applicazioni ci porteranno, entro un periodo di tempo ragionevolmente breve, a rendere concrete le magnifiche sorti e progressive che oggi stanno in gran parte ancora solamente nelle rutilanti descrizioni date dalle riviste tecnologiche. Sono gli alfieri della banda larga, gli apostoli del social network, i padri pellegrini del web 2.0. Grazie a Dio esistono, perchè sono quelli che aprono la via grazie all’ottimismo della speranza. Devono fare il doppio o il triplo della fatica, perchè hanno noi come zavorra: noi che frequentiamo una porzione sempre più piccola della famosa blogosfera perchè c’è troppa gente stupida e altrettanta che scrive “ke tvtb”, noi che pensiamo che il novanta per cento di ciò che viene etichettato come social o 2.0 non è nemmeno una questione di marketing ben camuffato bensì una semplice puttanata, noi che non crediamo che la Slovenia cresca economicamente sei volte più dell’Italia perchè ha un tasso di accesso alla rete dieci volte superiore ma perchè c’è un sistema di persone capace, voglioso e ottimista, e la Rete è solo uno dei mille elementi che fanno funzionare quel sistema – e nemmeno il più importante.
    Qualche giorno fa un dentista mi diceva “Sa, noi abbiamo il difetto di pensare che quasi tutti i problemi del corpo dipendano dai denti: le ernie, gli attacchi di cervicale, le cefalee, le ipertensioni; ma non è vero, i denti sono una delle moltissime cose che nel corpo funzionano più o meno bene; meglio funzionano meglio è, ovviamente, ma non ci dia troppo retta: a me per primo”. Ecco, il nostro scalcagnato paese va come va non perchè la rete Telecom non viene scorporata o perchè le tariffe Adsl sono le più alte dell’universo mondo; no, va come va perchè noi siamo quelli che usano la dinamite per far saltare i magistrati, molti altri la usano invece per costruire i tunnel ferroviari.