Just another nervous wreck
Questa mattina, mentre mi dedicavo ad una delle mie attività preferite (guidare in autostrada: ognuno ha le sue manie, lo so) ho deciso di mettere su Breakfast in America, che oltre ad essere uno dei dieci dischi che vorrei salvare dalla fine del mondo mi pareva anche una buona scelta per una tranquilla domenica di estate. Però, non so: evidentemente non ero dell’umore giusto (in realtà lo so benissimo: non lo ero), e così, benchè quel disco abbia significato anche per me “un’estate (…) fiduciosa nel futuro, leggera, ingenua, piena di energia e di buone intenzioni e di sole“, con il passare delle canzoni mi rendevo conto – direi per la prima volta in modo sufficientemente nitido – che in fondo quel disco esprime tutt’altro, è pieno di racconti di sconfitte, di abbandoni, di conversazioni noiose, e la musica non ha nulla o quasi di “positivamente americano”, ma è in fondo intimamente inglese (“hanging on in quiet desperation is the English way”) come quattro dei cinque membri della band, e forse è per questo che per uno “crepuscolare” (cit.) come il sottoscritto questo continua ad essere “uno dei più gran dischi pop-rock di sempre”.
Wikipedia, Attentialcane, Wittgenstein
June 30th, 2008 at 08:55
dipende tutto da come si ascolta e anche dall’inglese piuttosto traballante del sottoscritto. 🙂
June 30th, 2008 at 09:00
Dipende tutto da come si ascolta, infatti: io ho impiegato qualcosa più di 25 anni per rendermene conto. Per dire.
June 30th, 2008 at 09:38
“Casual conversations” rimane la canzone che preferisco dei S. di “Breakfast in America” il finale perfetto per ogni cassettina dei miei tempi, quei 2 minuti che ti servivano per finire la C-60.
And now it’s all been said
If you must leave then go ahead
Should feel sad
But I really believe that I’m glad
Yes I really believe that I’m glad
June 30th, 2008 at 11:15
alzi la mano chi non sa chi diavolo siano questi.
forza, commentatori silenziosi che si vergognano esimendosi dall’ammettere tutto questo. Tutti insieme. Violiamo questa presunta ignoranza musicale. diamine.
June 30th, 2008 at 15:12
Comprai la “musicassetta” tarocca e l’ho fusa a forza di ascoltarla. Ma in quel periodo l’inglese era materia di studio e, nonostante cantassi quasi tutti i brani a memoria non sapevo cosa significassero. Oggi “Child of vision”, su tutti!
ps: l’inglese è migliorato ma non mi ricordo più i testi a memoria:)