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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    13/02/2010

    Lezione di storia

    Filed under: — JE6 @ 21:20

    C’è stato un tempo in cui per sapere le ore si guardava l’orologio che si teneva al polso.

    Salvagente

    Filed under: — JE6 @ 09:46

    Non so se essere più terrorizzato dalla disperazione degli operai di Termini Imerese che si rivolgono a Fiorello come se lui potesse davvero salvargli il posto di lavoro o dall’idea che questo potrebbe davvero accadere.

    12/02/2010

    L’uomo del fare

    Filed under: — JE6 @ 12:03

    Facciamo un passo indietro, a un giorno, un minuto prima degli avvisi di garanzia e degli arresti. Guido Bertolaso è uno degli uomini più famosi d’Italia, ubiquo nella gestione di problemi che devono essere catalogati come emergenze per giustificarne in qualche modo l’impiego: la spazzatura campana, il terremoto abruzzese, il G8 sardo, le manifestazioni per l’unificazione italiana, gli aiuti umanitari ad Haiti. E’ raro vederlo in giacca e cravatta, con il suo maglione blu della Protezione Civile sembra il gemello operativo di Mario Tozzi – questo passa il tempo in televisione armato di una piccozza da geologo e l’altro spazia da una tracimazione a una discarica, dall’organizzazione di una dozzina di parate a un hangar di Ciampino. E’ uno di quegli uomini del fare ai quali negli ultimi anni ci siamo sempre più frequentemente messi in mano, disperati per l’immobilità diventata tratto distintivo della vita sociale, ormai convinti che le regole non servono a far funzionare le cose, bensì a renderle difficili, sgradevoli e impossibili. Bertolaso ispira fiducia, gli affideremmo tutto: non si riesce a costruire la quinta linea della metropolitana di Milano? Chiama Bertolaso. Il Po deve diventare navigabile? Telefona a Guido. Lui ci sarà, con il suo maglione, la sua conferenza stampa in una sala diroccata di una caserma di provincia – averne come lui che “ho un lavoro da fare, e lo faccio”. Get the job done, e noi che tiriamo un sospiro di sollievo: ci pensa Bertolaso, finalmente uno che si dà da fare, non il solito politico in cerca di photo opportunities, non il solito consiglio dei ministri che stanzia fondi che non arriveranno mai. Bertolaso è colui che ci salva dal nostro fallimento, quello di un paese che crede che i problemi si risolvono con una nuova legge quale che sia, poco importa se questa non verrà applicata mai. Nel regno dell’effetto-annuncio, l’homo faber Bertolaso incarna ciò che vorremmo essere ma non siamo capaci di diventare: mi sbaglierò, ma Guido ce lo troveremo in giro ancora a lungo perché abbiamo bisogno di lui: non per quel che fa, ma per quel che ci fa pensare che potremmo fare noi.

    Adesso

    Filed under: — JE6 @ 10:30

    Ieri sera ascoltavo Bersani dire che “adesso dobbiamo capire com’è possibile che tutto sia emergenza, i Mondiali di nuoto, le celebrazioni dell’Unità d’Italia”. Adesso.

    11/02/2010

    Non ho nulla

    Filed under: — JE6 @ 14:42

    Papi.
    Dimmi.
    Vieni qui in sala?
    Un minuto e arrivo.
    Dai, per piacere.
    Arrivo, ho detto.
    Sono qui da sola, uffa.
    Eccomi.
    Te ne stavi di là per conto tuo.
    Sì, lo sai che non sopporto le cose che guardi in televisione.
    Guardiamo quello che vuoi tu.
    No, non ti preoccupare. Non c’è problema, stiamo qui insieme.
    Sei arrabbiato?
    No, perché?
    Sembri così.
    No, davvero. Non ho nulla.
    Non sembri contento.
    Ma no, stai tranquilla ti ho detto.
    (…)
    (…)
    Potresti sorridere, però.

    Everybody here comes from somewhere

    Filed under: — JE6 @ 08:59

    Ho la macchina carica di bambini, sei persone corte di nove anni, compagni di classe di mia figlia. Stiamo andando a una festa, io guido in silenzio perché ai bambini non so mai cosa dire, non ci so fare conversazione – e poi loro sono occupati a sfogarsi dopo le otto ore di scuola, salutano i compagni nelle altre macchine della colonna che li sta portando al cinema, ridono, a un incrocio una mi fa una capriola che la catapulta dalla terza alla seconda fila di sedili e io guardo nello specchietto retrovisore e non vedo teste ma due piedi che si muovono come pupazzi dei Muppets. “C’è la musica in questa macchina?” mi chiede il mio vicino e io schiaccio il tasto Pause e la faccio ripartire – “ehi ragazzi, la musica, dai che mette la musica” – attraverso la grande rotonda dove rimaniamo ingorgati dietro a un autobus e li guardo, loro sentono la chitarra ma non capiscono le parole, per fortuna non le ascoltano nemmeno – “no one saw your face no one saw your fear” – li vedo, mi chiedo quanti sono già quello che saranno, là in fondo c’è quella piccolina e bellissima ma con l’espressione della cattiva dei telefilm, e il sudamericano che sarà sempre tradito dai capelli andini, il piccolo Richie Cunningham al quale ritroverò il cappello qualche ora dopo, quella nervosa e piagnucolosa che darà pace ai suoi fantasmi ma sarà sempre troppo tardi. Parcheggiamo, non faccio in tempo a dire “giù tutti” e sono già sciamati veloci come molle trattenute, intravvedo mia figlia nel gruppo, uguale a tutti gli altri, rispondo a un messaggio, entro nel multisala.

    10/02/2010

    Aventiniana

    Filed under: — JE6 @ 15:35

    Com’era quella cosa del troppo che stroppia? No, perché secondo me ad andare avanti di questo passo, che ogni cosa che sta sul web deve essere social, tra qualche mese del social networking resteranno le macerie, e in tanti ce ne andremo sull’our own personal Aventino.
    Zeusnews, Repubblica.it

    A lavorare, andate a lavorare

    Filed under: — JE6 @ 13:10

    Ogni volta che vedo le immagini di centinaia di individui assiepati davanti ai cancelli dei centri sportivi dove si allenano le squadre di calcio penso che la disoccupazione sia davvero una delle grandi piaghe del nostro tempo.
    Corriere.it

    09/02/2010

    Di anno in anno

    Filed under: — JE6 @ 13:09

    Gli anniversari sono quei giorni che uno segna sul calendario per fare quel paio di cose che per un anno lo mettono a posto con la coscienza.
    [Eluana Englaro è morta un anno fa, perché il PresDelCons non è riuscito a *salvarla*]

    Se sì, fino a quando, e come

    Filed under: — JE6 @ 12:36

    Mi arriva questa mail che si chiude con un “ma ci saranno altri viaggi, no?”, e mi viene un piccolo brivido, e mi chiedo se sì, fino a quando, e come – che sono in viaggio anche in questo momento e in questo momento vorrei stare sul divano di casa mia.