< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"

    "Post sotto l'albero 2010"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Scarica "Post sotto l'albero 2010 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2010 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • Running, standing still
  • Quello che te ne resta
  • Call the call a call
  • Dopo l’incidente
  • Play around it
  • Generale la guerra è finita
  • Dove è un lusso la fortuna c’è bisogno della luna
  • Esperienza
  • Guardando gli spettatori
  • Appena
  • June 2011
    M T W T F S S
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    27282930  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    12/06/2011

    Tutta la città ne parla

    Filed under: — JE6 @ 21:04

    Fatte le debite (Kate Moss) relativizzazioni del senso dato al termine “tutti” – dove questo significa normalmente “un tre quarti buoni di coloro che conosco, frequento, leggo” – c’è chi possiede il particolare talento (How I Met Your Mother) di essere praticamente sempre fuori sincrono rispetto agli (The Beatles) entusiasmi e alle passioni di chi lo circonda. Sono quelli che arrivano dopo, e se tutto va (Il profumo) bene possono contare sulla compassione benevola e stanca (iPod, iPad, iEverything) di chi stava sul pezzo fin dai trailer – “ben svegliato, ti sei deciso a vedere quella serie”. Sono quelli (Lost) che vorrebbero far parte della grande (Michele Santoro) famiglia, e si mettono di impegno: scaricano i (Lady Gaga) torrent, impostano i MySky, vanno in libreria. Eppure c’è sempre (Canemucco) qualcosa che sfugge loro, non ridono abbastanza, non (The Big Bang Theory) si commuovono abbastanza, non imparano le battute – quelle battute – a memoria, non gli viene da battere il piede tra Conciliazione e Duomo mentre nelle orecchie gli entra quell’mp3. Se ne sono fatti una ragione (in tutti i laghi) da un pezzo, ma ciò nonostante non smettono di chiedersi “cos’ho che non va”. La cosa che gli dispiace di più è che anche chi li conosce bene, persino chi li conosce meglio (Glee) molto spesso pensa che siano dei puntacazzisti, gente che decide consapevolmente di giocare il ruolo del bastian contrario: e invece loro vorrebbero solo essere come gli altri, per stare in società come tutti. Ma non ci riescono, oppure ci riescono troppo di rado; allora decidono di stare zitti e amen, come quelli che alle feste delle medie si sedevano in un angolo in attesa che tutto finisse per poter uscire in strada e tornare a casa, in fondo si può sempre trovare il vicino di casa in ascensore, e parlare del tempo.

    (Sì, stanotte mi sono messo in pari, e ho guardato lo spettacolo di Guzzanti)