< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"

    "Post sotto l'albero 2010"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Scarica "Post sotto l'albero 2010 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2010 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • Uno dei giorni
  • “Al Corvetto”
  • Dare casa alle cose
  • Il criterio mancante
  • La vita degli altri
  • Grandi Progetti
  • Cinquanta
  • Beau geste
  • Running, standing still
  • Quello che te ne resta
  • June 2011
    M T W T F S S
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    27282930  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    16/06/2011

    M.

    Filed under: — JE6 @ 09:17

    Conosco M. da non ricordo nemmeno più quanto tempo. Almeno venticinque anni, più probabilmente trenta. “Conosco” in realtà non è la parola giusta. So chi è, com’è fatto, so che ha quello che nel nostro linguaggio gentile e asettico si chiama disagio mentale, so più o meno dove abita – dove abitavo io un tempo: il palazzo non conta, si assomigliano tutti. Da quando ho ripreso a usare la metropolitana lo vedo quasi tutte le mattine: entra dalla prima porta della prima carrozza e la attraversa tutta fino all’ultima porta, incurante delle centinaia di persone sedute e in piedi che si ritagliano il loro spazio vitale fino alla discesa, le prende a spallate ma senza cattiveria, gli occhi sbarrati alla ricerca del prossimo appiglio al quale agganciarsi per vincere le scosse del vagone, poi finalmente si ferma e si aggrappa a un reggimano e lì resta; ogni tanto si gratta la testa, ogni tanto si mette a posto i pantaloni, con quei gesti nervosi e compulsivi che gli vedo fare da una vita. Molti passeggeri ci hanno fatto l’abitudine, molti altri capiscono al secondo sguardo; altri invece tirano su gli occhi dal loro quotidiano gratuito e lo fissano con un misto di sorpresa e fastidio, e io in quel momento vorrei rassicurarli, state tranquilli, è innocuo, è un bravo ragazzo – ragazzo, diosanto: M. avrà quarant’anni come minimo – non fa del male a nessuno, vorrei raccontargli che lo conosco da un’epoca lontana di capelli lunghi, Stan Smith e siringhe conficcate nei tronchi degli alberi, vorrei dirgli che M. ha un’espressione caratteristica che usava spesso quando succedeva qualcosa di nuovo e per lui strano, scuoteva un po’ la testa e diceva “sto allegro lo stesso”, ecco, non ti preoccupare di M., lui sta allegro lo stesso, ancora oggi, puoi farlo anche tu.