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13/07/2011
Ho pianto ancora. Avrei voluto parlarle di tutte le bugie che le avevo raccontato. E che lei mi dicesse che non c’era niente di male, perché a volte bisogna fare qualcosa di cattivo per fare qualcosa di buono.
Io non ho voglia di tornare a Eluana Englaro, a Luca Coscioni, ai cento casi che si sono presi pezzi piccoli e grandi della cronaca. Penso solo che nessuno, nemmeno quelli con così poca memoria da credersi con la coscienza a posto, può lottare contro i mulini a vento per sempre, e tanto meno averla vinta. Adesso ci saranno le cause, i ricorsi, e i talk show e gli editoriali e i post, ci saranno fino a quando le cose cambieranno perché non possono fare altro che cambiare. Nel frattempo, ci arrangeremo.
[I due corsivi, uno dei quali ho usato come titolo, vengono da quel libro per lunghi pezzi magnifico e crudele che è Accabadora, che di quello – dell’arrangiarsi: con dignità, rispetto – parla]
Stamattina, ascoltando la rassegna stampa, mi chiedevo quanto bisogno di soldi ha RCS per accettare una pagina intera che una donna – una scultrice, mi par di capire – ha comprato in memoria del suo gatto Sky “rapito da un neutrino“.
12/07/2011
E’ un periodo un po’ così, sono settimane che passiamo metà del nostro tempo in riunione. Nuova struttura, nuovi uffici, nuovi processi. Nuovi colleghi, almeno in parte. Ci sono giorni che passi in questo modo sei, sette ore, e intanto devi tenere a mente il lavoro di tutti i giorni, quello per il quale sei pagato, per il quale sei stato assunto. Da una parte hai quella specie di eccitazione delle cose nuove, nelle quali – poco o tanto – puoi mettere mano. Dall’altra hai la stanchezza crescente del fisico – fa caldo, fa un dannato caldo, e oggi sei a Pesaro, dopodomani a Venezia, Corso Buenos Aires, Francoforte, Segrate, Roma, a che ora ci vediamo, per me sarebbe meglio la prima mattina, va bene allora facciamo alle diciassette, ma sei impazzito mi hai mandato un messaggio all’una e mezza di notte per dirmi che domani è meglio se mettiamo la giacca – e della testa, che a colazione ti rendi conto che hai il cucchiaio pieno di cereali fermo davanti alla bocca e il cervello che pensa alle cose da fare tre quarti d’ora dopo, e una parte di esso sta dicendo ragazzi, che anno che è stato, e non è finito. Ci sono riunioni che iniziano tranquille e finiscono altrettanto, dai così mi piace, bel lavoro, altre che la gente si siede con l’aria del condannato a morte e dopo cinque minuti potresti disegnare i cavi dell’alta tensione che passano sopra il tavolo di cristallo. Niente di nuovo, niente di particolare, niente di strano, ho visto di peggio e c’è chi sta peggio. Solo, se avvertite un po’ di nervosismo, sapete perché. Adesso andiamo a berci un caffè, già che ci siamo parleremo di cose che ci sono rimaste in arretrato, voi non abbiatevene a male.
10/07/2011
E’ una domenica di aria ferma, si vedono i primi spazi larghi nei parcheggi, e tapparelle abbassate. Davanti all’edicola si stringono mani, come va, bene dai e tu, sì tutto bene, il concerto com’è stato, bello. Qualcuno pensa alla settimana che sta arrivando, qualcuno al pranzo da preparare. Dio che caldo. Anna e Marco si incontrano, che bella maglietta, grazie ho approfittato dei saldi. Ma Elena dov’è, è partita, di già, sì ha preso due settimane a luglio, capito, e Matteo, è al lago, tu quando parti, all’inizio di agosto, e tu, anch’io. Non si chiedono dove. Stanno un po’ in silenzio. Madonna quanto sei sudato, lo so, scusa, poi si guardano, senti, dimmi, ma poi torni vero? Sì, torno, e tu, anch’io, certo, sì, sì.
09/07/2011
In fondo è semplice, basta avere la faccia sufficientemente teflonata per dirlo: tu corrompi un paio di giudici per prenderti quel che non ti spetta, poi quando qualcuno se ne accorge e ti obbliga non a restituire il bene (e già per questo dovresti baciarti i gomiti) ma quantomeno a risarcire il danno che hai procurato affermi che stai subendo una rapina a mano armata o, in nome dell’equilibrio dei toni, un esproprio. Renzo Montagnani trovato a letto con Annamaria Rizzoli non avrebbe saputo far di meglio.
[Ah, poi c’è la cosa dei giudici comunisti. E mica uno o due, ma in numero sufficiente a comporre una mezza dozzina di giurie di vario grado, roba che c’è da sperare che non se ne accorga Oliviero Diliberto, altrimenti il Partito dei Magistrati Giudicanti Comunisti è bell’e fatto]
A me piacciono i concerti di certi dinosauri del rock. Non solo – e già sarebbe sufficiente – perché bastano due canzoni, e quelle valgono tutta la discografia passata e futura degli indie e dei gruppetti à la page. Ma per quell’aria rilassata che hanno oggi sul palco, quel non aver più bisogno di dimostrare, quello stare lì – certo: ben pagati – a fare quel che sanno fare e che gli piace fare, suonare e cantare e farsi adorare dalla gente. Ci sono sere che la gente sta lì ad ascoltarli con una specie di sorriso sulla bocca, le mani in tasca ogni tanto levate verso il cielo a tenere il tempo oppure ad applaudire, e l’aria non più rovente dell’estate che passa addosso alla temperatura perfetta, sere che tutto si depura dall’eccitazione, che guardi Dolores O’Riordan sorridere come una bambina, o Lou Reed togliersi dalla voce ogni residuo di rabbia e sofferenza e maledettismo, sere che ti pare di stare là, in riva al fiume nel centro della città vecchia, di fronte a quel locale illuminato di un porpora dolce, che è arrivato venerdì sera, che è estate.
07/07/2011
Ci sono questi alberghi, a Las Vegas. In realtà non è la parola giusta, loro in generale li chiamano resort, puoi entrare e non uscirne più. Cinquemila stanze, trenta piani, quattro ali, venti minuti abbondanti per attraversarli, per andare da un ingresso a quello opposto. Quando viene buio li guardi da fuori, e li vedi brillare – il verde elettrico dell’MGM, il rosso e il blu e il giallo del Mandalay, il rosso dell’Hollywood, il bianco delle fontane del Bellagio; li fissi, con i piedi che calpestano le figurine delle puttane a quaranta dollari sparse sui marciapiedi della Strip, li guardi come dei totem enormi che ti ipnotizzano, a volte fai “oh” senza accorgertene. Poi torni in camera, prendi l’ascensore, sali. Sali, sali, sali, percorri i lunghissimi corridoi, passi a fianco della macchina del ghiaccio, su una porta sono appesi i festoni di un piccolo party di compleanno, entri, vai alla finestra, e fissi le stesse luci, da dentro, da un altro punto di vista, le fissi dall’alto, da molto in alto. Là sotto ci sono ancora le figurine sui marciapiedi.
05/07/2011
Dice Claudio Baglioni che quando finirà con la musica (devo essere onesto: io pensavo che questo fosse successo una ventina d’anni fa) si ritirerà in convento. Lì per lì mi son detto guarda che gesto nobile. Poi mi sono ricordato di quell’altro.
Io penso che le popolazioni della Val Susa abbiano tutti i diritti di dire che non vogliono la TAV, o meglio quella TAV che passa a casa loro (ché di quella si parla: delle altre non si ha notizia). Penso che abbiano anche tutti i diritti di opporsi alla sua realizzazione, con i presidi e le marce e i blocchi dei cantieri. Penso altresì che chi rappresenta lo Stato, quello Stato che legittimamente ha preso una decisione che non conta se sia giusta o sbagliata, abbia tutti i diritti di esercitare il suo potere, dove quel “suo” significa “nostro”. Pure usando la forza, il cui esercizio noi deleghiamo allo Stato stesso. E penso che ci si possa lamentare se della forza viene fatto un uso eccessivo, non se viene usata: fa parte del gioco, se così lo si può chiamare. Opporsi allo Stato significa ricevere in cambio violenza, se si decide di farlo se ne accettano le conseguenze, e non importa se la massa è fatta di pensionati con il cappello di paglia in testa, adolescenti brufolosi e casalinghe con le gambe coperte da calze quaranta denari: queste sono le regole del gioco, che valgono sempre e per tutti: ci vuole tanto coraggio quanta dignità, a prendere cazzotti, e bisogna saperlo prima.
04/07/2011
La Tav è un’opera che l’Europa ci chiede. Ci vuole o no?
Abbiamo il dovere di aprire un dibattito sulle opere strategiche e un approfondimento vero. Le popolazioni della Val di Susa sono trattate alla stregua di un bimbo capriccioso e incompetente. In Puglia, nella mia terra, abbiamo ragionato di un progetto di alta velocità da Bari a Napoli e con i nostri interlocutori campani abbiamo costruito un processo di condivisione e di partecipazione. Si è determinato un vasto consenso sull’idea di abbattere il muro tra l’Adriatico e il Tirreno. Dove c’erano i problemi abbiamo corretto i progetti.
Comunque, lei e il suo partito siete schierati con i no-Tav.
Dico che dovremmo essere tutti molto attenti, perché se non offriamo luoghi politici ai fermenti culturali e alle onde di dissenso che stanno attraversando l’Italia, ma più in generale i paesi euro-mediterranei, rischiamo di non capire quanto radicale sia “l’indignazione” e la relativa domanda di cambiamento. Se la politica gira la testa dall’altra parte offre spazio alla violenza. E oggi le forze politiche non mi sembrano interessate a una discussione di merito, ci si affida ai confezionatori di informazioni addomesticate.
Nanni Moretti intimava a Massimo D’Alema “Dì qualcosa di sinistra”. Io sono qui che aspetto che qualcuno supplichi Nichi Vendola: “Dì qualcosa”.
[Grazie a Claudio Borgognoni per la succosa segnalazione]
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