Anche se con pieno diritto
Dunque, il ministro si è dimesso. Glielo hanno chiesto tutti, praticamente. Si è fatto un ragionamento piuttosto semplice: caro Roberto, anche se con pieno diritto, hai fatto una cazzata di proporzioni notevoli (e lo sarebbe stata anche in assenza di morti e feriti); quindi, adesso ci fai il santo piacere di lasciare la compagnia. Ora, io non riesco a vedere una grande differenza tra la storia di Calderoli e quella dei sapidi vignettisti danesi: responsabilità, diritto, opportunità, intelligenza, gli ingredienti mi sembrano esattamente gli stessi. Il risultato, invece, è diverso, per un motivo molto semplice: Calderoli è generalmente poco presentabile, e nessuno – nemmeno Umberto Bossi – vuole perdere anche un solo voto per causa sua. Ma che lui non venga difeso in nome degli stessi diritti accampati dai grandi artisti scandinavi, beh, è da campionato mondiale del paraculismo. Libertà d’espressione, eh? Ma per piacere.
February 18th, 2006 at 17:52
Guarda, io in linea di principio sarei anche d’accordo con te, o comunque comprendo l’argomentazione. L’unico punto che proprio non mi convince è che credo che un Ministro o comunque un rapprentante del Governo abbia qualche dovere in più rispetto ad un vignettista. Dall’azione di un privato posso comunque dissociarmi con un mancato acquisto o dimostrando estraneità, dall’azione di un Ministro no. Continua a rappresentarmi e continu a pagarlo, che io lo voglia o no.
February 18th, 2006 at 18:07
Ma certo che un ministro ha maggiori responsabilità. Ovvio. Quello che dico è che tutti quelli che si strappavano le vesti a difesa di quel manipolo di deficienti scandinavi in nome del feticcio della libertà di espressione, in questo caso se ne sono stati zitti, perchè non è opportuno che un ministro dica o faccia certe cose, anche se ne ha diritto. Due pesi e due misure, a dimostrazione che di retorica ne è scorsa a fiumi, e che la libertà di espressione non è un principio così sacro se si può immolare il rappresentante di una nazione perchè ne ha fatto uso.
February 19th, 2006 at 13:36
Quella di Calderoli e` stata una chiara provocazione. Che lo fossero anche le vignette danesi e` decisamente discutibile.
February 20th, 2006 at 09:11
Beh, io invece ci vedo un’enorme differenza: perché nessuno ha messo in discussione la libertà di Calderoli di esprimere il suo pensiero. Solo, gli si è fatto notare che usare la sua libertà in maniera così piena e personale (giova ricordare che il governo è un’entità collegiale) è incompatibile con le sue alte responsabilità politiche e istituzionali.
Insomma: non sento lesa la libertà di espressione se – per esempio – un Presidende della Repubblica ateo evita di dire che i credenti sono un branco di superstiziosi di cui il Paese può fare a meno… certo, ora che ci penso, sarebbe bello…
(e poi, via: “immolarsi”… che parola grossa. Capisco che in Italia siano una mezza tragedia, ma si tratta pur sempre di semplici dimissioni…)
February 20th, 2006 at 09:28
ma Calderoli è un artista
February 20th, 2006 at 09:39
non sono d’accordo sul fatto che Bossi non voglia perdere nemmeno un voto. La performance di C. e tutte le successive reazioni di padanian pride (orgoglio patatonico) servono casomai a far guadagnare voti alla Lega, richiamando l’identità profonda del popolo leghista. Sacrificare un ministro oggi, a fine legislatura, costa poco, opporsi allo “strapotere islamico” rende assai. Personalmente credo che l’errore più grave non sia stato disegnare le vignette (diritto sacrosanto di ogni satiro) ma supportarle e moltiplicarle avallandole culturalmente e politicamente. Il giornale danese andava semplicemente lasciato solo a cavarsela con le proprie scelte editoriali e politiche (di destra, peraltro, ma non è quello che importa qui). Vedere l’atteggiamento assai prudente di varia stampa inglese, Times in primis
February 20th, 2006 at 09:47
Se uno pensa quella delle vignette sia una questione di libertà di espressione, dovrebbe consequenzialmente plaudire al politico se ne faccia carico.
Io, ad essere sincero, non lo so.
February 20th, 2006 at 11:58
stai facendo un minestrone. La libertà d’espressione spetta anche a calderoli però siccome il cardine del discorso era che un governo democratico non può censurare delle vignette pubblicate su un giornale e non può chiedere scusa in suo posto (poi sarebbe da capire come qualificate il comportamento di chi confonde un giornale con una intera nazione…) un ministro invece deve rispondere in prima persona delle conseguenze politiche muovendosi su tutt’altro piano. dai non è difficile.
ma non è che possiamo demandare a chi fa satira i rapporti internazionali.
February 20th, 2006 at 12:20
Non è difficile, infatti, così provo a rispiegartelo, usando il commento lasciato da Brodo: io penso che sia chiaro a tutti che cosa comporta essere uomini di governo; in soldoni, restando al caso specifico, non puoi dire/fare la prima minchiata che ti viene in mente. Ma ammetterai che è bizzarro che nessuno, con la pallida eccezione dei compagni di partito, abbia invocato almeno come attenuante quella famosa libertà di espressione che è stata usata per giustificare i vignettisti danesi.
February 20th, 2006 at 12:42
Guadagneranno un bel po’ di voti, sì. Ancora di più grazie al “sacrificio” delle dimissioni. Perchè mai avrebbero dovuto difenderlo? Se qualcuno gli avesse dato fuoco sarebbero stati tutti contenti a guardare, calcolando quanto il martirio possa valere in termini elettorali.
February 20th, 2006 at 13:00
riprovo anche io:
la politica è cosa diversa e separata da satira tutto qui; i ruoli sono diversi così come le conseguenze. un vignettista rappresenta se stesso un ministro l’italia.
February 20th, 2006 at 18:33
pssssssst, squonk: difficile non concordare con dado, eh?
(in effetti, come dicevo sopra, l’invettiva del tuo post è un po’ strabica, o quanto meno assai forzata…)
February 20th, 2006 at 18:40
Vero, ma pragmaticamente, mi viene da dire, che non tutte le vignette vengono per nuocere.
February 21st, 2006 at 07:49
Jaro (e Dado): io non sono in disaccordo con Dado quando dice “la politica è cosa diversa e separata da satira”, la cosa è tanto evidente da essere persino banale. Facevo e faccio semplicemente notare che i principii, quelle cose che consideriamo essere i cardini della nostra vita personale e sociale, dovrebbero valere (e quindi essere difesi) per l’una e per l’altra. Invece, lancia in resta per difendere dodici vignette, e spalle voltate quando il protagonista è un (impresentabile) rappresentante del nostro paese. Capito? Nemmeno dei piccoli distinguo, solo uno scaricabarile avendo trovato una vittima sacrificale molto facile. A me, questo comportamento di chi è prima salito sulle barricate in nome dei grandi ideali e poi da quelle barricate è sceso per entrare nel primo bar dietro l’angolo quando – nel bene e soprattutto nel male – ci sarebbe stato da difendere un proprio rappresentante, ecco, pare un po’ ipocrita. Ma sono un manicheo, notoriamente.
February 21st, 2006 at 10:38
Ma scusa Squonk, perché distorci la realtà in questo modo, e fai finta di credere, o forse credi davvero, che il problema sia Calderoli perché impresentabile e non quello che ha fatto?
Qual’è la difficoltà a riconoscere e accettare che la società civile ha delle regole, le quali dicono che quando il governo sfotte qualcuno, fa propaganda e non satira, fa un abuso e non esercita affatto il proprio diritto d’espressione, peraltro inesistente in questo caso, perché sfottere qualcuno sfruttando il potere e la visibilità della propria posizione dominante, è il contrario esatto di un diritto, è un abuso.
L’hanno capito perfino Fini e tutti gli eredi di “faccetta nera”, un caso storico di propaganda molto feroce, che ai loro tempi cercarono di fare passare per satira o umorismo bonario, o libertà d’espressione – oggi sappiamo che non lo era affatto.
La società civile, perfino sotto questo governo che la scuote vigorosamente, riconosce perfettamente che Calderoli non ha esercitato un diritto d’espressione, ma abusato della sua posizione di governo: per questo abuso è stato cacciato e non ha trovato nessuno della società civile che lo difenda, semplicemente perché il suo gesto non appartiene alla convivenza civile.
Nemmeno i leghisti, che ovviamente lo difendono politicamente, hanno mai nominato un suo presunto “diritto all’espressione”, che infatti non è in questione.
Perché vuoi farlo tu?
Davvero non lo capisco.
Un saluto, palmasco
February 21st, 2006 at 10:53
[Sospiro]
E’ chiaro che non riesco a spiegarmi. Faccio un ultimo tentativo, poi riconosco la mia incapacità e getto la spugna, va bene?
Volendola tagliare con l’accetta, direi che io non riconosco completa libertà di espressione nè a un ministro, nè alla stampa (nè a me stesso).
Però, constato che a difesa dei vignettisti danesi e dei loro epigoni si è alzato il vessillo, appunto, della libertà di espressione, eventualmente soggetta ad una sorta di autocensura derivante da una valutazione di opportunità.
Noto, invece, che per Calderoli si è subito detto “dimettiti, hai undici morti sulla coscienza, sei un ministro, non puoi dire/fare la prima cosa che ti passa per la testa” – sottolineando quindi l’inopportunità della sua azione ma senza dargli l’attenuante del principio della libertà di espressione. E questo me lo spiego con motivazioni di convenienza politica: mica mi stupisco, sia chiaro.
E noto anche un’altra banalità: quanto più il soggetto è scarsamente presentabile (come Calderoli) tanto più è facile dargli addosso; se si gode (a torto o a ragione) di migliore reputazione, ci si può permettere di definire uno stato come “canaglia” oppure – nientemeno – come “impero del male”. Insomma, l’abito fa (un po’) il monaco, e anche in questo caso niente di nuovo sotto il sole.
February 21st, 2006 at 11:44
Squonk… mi sa che getto la spugna anch’io: se dopo la piana spiegazione di palmasco, continui a ribadire gli stessi concetti, continuando a confondere la libertà di espressione con l’opportunità politica e il bon ton istituzionale…
(…nessuno vuole impedire a Calderoli di esprimersi. Solo, gli si è fatto notare che non può farlo da ministro. Pare piuttosto arduo, su queste basi, levare gli scudi in favore della libertà di espressione, come tu ritieni sarebbe coerente fare. No?)
February 21st, 2006 at 11:53
Jaro, la domanda che faccio è: perchè Calderoli non può esprimersi? Perchè è un ministro. Ma allora, la libertà di espressione non è più un principio, bensì una questione di opportunità. Giusto? Ecco, è quello che dicevo anche per i vignettisti danesi: ne hanno il diritto, ma non è opportuno. Secondo me, ovvio.
February 21st, 2006 at 12:44
Bon, finalmente un quesito coerente…
(…e debbo farti presente che – in my opinion – confondi ora “pubblico” con “privato”. I privati, cioè i cittadini, non debbono esser tenuti ad alcuna ragione di opportunità: la libertà personale ne risulterebbe irrimediabilmente compressa. Non è così per i politici, che hanno una funzione “pubblica”: essi rinunciano a una parte di libertà di espressione fintantoché ricoprono cariche istituzionali; peraltro, possono sempre rinunciare alla carica e far uso pieno della loro libertà se ne sentono il bisogno: quindi, nessuna compressione, per loro. Se si chiedesse un analogo sacrificio ai privati, opereremmo un passo deciso verso un regime illiberale)
February 21st, 2006 at 12:49
squonk ma per quanto banale, continui a non cogliere una sfumatura non da poco:
uno che fa satira deve provocare e far ridere. uno che fa il ministro deve essere istituzionale e dipolomatico (quindi non deve far ridere possibilmennte; anche se sotto berlusconi questa differenza riconosco che tende a perdersi).
ora nessuno mi sembra abbia invocato la galera o peggio per calderoli ma è logico che ci sono delle conseguenza politiche alle sue azioni politiche e strumentali.
insomma vedi alla voce ruolo.
letterman quando sale sul palco dell’ed sullivan theater non fa le funzioni dell’ambasciatore usa nel mondo se no saremmo gia alla quarta guerra mondiale.
February 21st, 2006 at 13:04
Guardate, io ho una domanda da farvi. La libertà di espressione è un principio, uno di quei valori che determinano chi e cosa noi siamo, a livello di società? Se la risposta è sì(*), allora il principio deve valere anche – se non soprattutto – per un rappresentante della collettività. Che è chiamato a usare il suo diritto in modo responsabile, naturalmente. Ma io ho l’impressione che, nel caso di Calderoli, gli stessi che prima balzavano sulle barricate in difesa del diritto si sono poi defilati parlando di responsabilità e opportunità. Il che mi fa pensare che la libertà di espressione non sia un valore fondamentale della nostra società.
PS – Jaro, a me pare che i nostri parlamentari godano dell’immunità quando si esprimono nell’esercizio delle loro funzioni. Tra noi comuni mortali e loro, almeno all’interno dei patrii confini, chi è che gode di maggiore libertà di espressione?
(*) La mia risposta, per la cronaca, è “non so”. Sono un paraculo, lo ammetto.
February 21st, 2006 at 15:46
e va bene. del resto è uno sporco lavoro ma qualcuno lo deve pur fare. visto che in linea di massima sono in pieno accordo con squonk (e in pieno disaccordo su cosa ne consegue, volendola tagliare appunto con l’accetta) mi prendo io l’onere, la briga, la sfiga di difendere calderoli. ovvero: certo, ha fatto una cazzata colossale (in quanto è un ominide) ma se si tratta di essere accusati (e non a torto) di doppi pesi e doppie misure allora lo difendo. insomma, non era opportuno farlo, nessun uomo intelligente lo avrebbe fatto ma difendo il diritto (fondante, scusate l’ideologia retrò) della libertà di espressione. sto citando a destra e a manca le parole di amos oz della settimana scorsa: la libertà di espressione per me è sacra quanto la figura di maometto per un islamico. e poi lo so, mica tocca sempre difendere calderoli. mi scoccia però lasciare certe battaglie, che considero fondamentali, a certa destra finto libertaria (quella sì pelosa e ipocrita) come la libertà e il garantismo. cordialmente ciao
February 21st, 2006 at 18:56
Squonk, cheffai? mi ritorni indietro di tre commenti? 😀
Suvvia, nessuno ha negato a Calderoli la libertà di esprimere il proprio pensiero: solo, i suoi colleghi dell’esecutivo gli hanno chiesto di dimettersi essendo tale espressione di pensiero incompatibile con l’orientamento (collegiale) del governo…
(…com’è che persisti nel non voler capire che le sue dimissioni non costituiscono affatto una violazione della libertà di espressione, ma bensì sono il risultato di un’incompatibilità eminentemente politica, e istituzionale: così se io, avvocato, andassi in aula e dicessi al magistrato che lui, così come tutti i suoi colleghi, è un comunista, non sentirei come una violazione della mia libertà di espressione il fatto che lo studio presso cui collaboro mi invitasse a rassegnar le dimissioni. A me pare così ovvio…)
February 21st, 2006 at 19:44
Scusate dico l’ultima cosa e poi abbandono, perché non mi pare che sia stato colto il cuore del discorso.
A me pare che continuando a parlare di diritto all’espressione e di Calderoli che avrebbe “fatto una cazzata”, vi comportate come la chiesa nei confronti dei preti pedofili, che dice che commettono peccato, ma non li denuncia e non li rimuove: invece è un crimine, cioè un giudizio della comunità e non della sfera individuale.
Per favore, non bisogna credere che sia soltanto questione di parole.
Né che sia soltanto questione di decenza: non è che se tu sei ministro e hai delle responsabilità, sta a te, al tuo senso civico comportarti decentemente e con senso di responsabilità, ma all’interno dei più ampi diritti. Qui invece sto dicendo, insieme a tutta la società civile, che se sei il governo, non puoi sfottere.
Non per decenza, non per politica, non per convenienza, non per opportunismo, ma per diritto. Non hai il diritto di sfottere, punto.
Non è una scelta individuale, non è l’interpretazione caritatevole di un diritto, è invece l’abuso di una posizione dominante e le regole cercano in tutti i modi d’impedirlo, e, nel caso in questione, lo ritengono illeggittimo.
Sfottere da posizione dominante è un abuso. Sfoggiare quella maglietta non appartiene alla libertà d’espressione, ma alla volontà di sfottere, quindi è un abuso prima d’interessare il campo delle libertà.
Un saluto, palmasco
February 22nd, 2006 at 07:57
Che vi devo dire? Ciò che a voi sembra lampante per me non lo è, e viceversa. Ritengo inutile insistere, perchè questa non è una gara a chi ha l’ultima parola; prendo atto, e questo è quanto.