Greetings from Bucharest – 5. Dead man walking
Come al solito, camminare permette di vedere meglio, quasi di toccare con mano il posto in cui ci si trova. Si sentono gli odori e i suoni, si resta spalla a spalla con le persone mentre si attende il semaforo verde. Si guardano le case.
Ecco, le case di Bucarest.
Cercavo di capire che cosa non mi tornava di tutto quanto avevo sotto gli occhi. Poi ho capito che che mi aspettavo di vedere la grandezza del comunismo, una manifestazione di forza, di potenza, persino di cattiveria.
Invece, gran parte delle case di questo posto fanno letteralmente fatica a stare in piedi, costruite con un cemento armato di bassissima lega. Sono storte, scrostate, i balconi che cadono a pezzi, le tapparelle e gli infissi in legno consunti dalle intemperie. Mi chiedo come fosse Bucarest ai tempi di Ceausescu, ma non riesco a immaginarla.