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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    22/06/2004

    Tre quintali di appunti

    Filed under: — JE6 @ 11:43

    Sarà questione di solidarietà professionale, ma di fronte agli arditi tentativi (a volte addirittura riusciti) degli strateghi di marketing di cambiare la natura intrinseca di un prodotto che sta sul mercato fin dal Pleistocene, io rimango sinceramente ammirato.
    Per dire, a me non sarebbe mai – davvero, mai – venuto in mente di provare a vendere una lavagnetta da appendere in cucina al prezzo di un frigorifero di ultima generazione. E ci riusciranno, sapete?
    Merloni/Indesit, Linea Graffiti

    21/06/2004

    Perle di saggezza

    Filed under: — JE6 @ 13:24

    Non mi interessa da quale pulpito viene la predica e quindi leggo, sottoscrivo e riporto:
    Non facciamo diventare serio un mondo che lo è proprio perché non lo mostra.
    Brontolo/Macchianera

    Conservare al fresco

    Filed under: — JE6 @ 10:49

    Da qualche anno, non ho più nonni, ed i miei genitori e suoceri godono, per fortuna, di ottima salute. Non mi devo quindi preoccupare di quanto soffrono il caldo più di quanto mi devo preoccupare per me stesso.
    Ciò nonostante, non posso fare a meno di pensare che navighiamo in acque veramente brutte, se la sanità pubblica è in mano ad un signore che si dice abbia conseguito la laurea in medicina e sostiene che gli over-65 con problemi di salute devono essere trasferiti in massa in prossimità dei bocchettoni dell’aria condizionata dei centri commerciali: se non altro, perchè ha dimenticato di prendere in considerazione gli autolavaggi, i quali, oltre al refrigerio, assicurerebbero ai nonnini anche un’opportuna pulizia corporale.

    20/06/2004

    Pian dei Lavandai

    Filed under: — JE6 @ 10:15

    I Navigli sono molto, molto più belli senza le migliaia di soggetti con un boccale di birra in mano che li deturpano.
    Si svegliano tardi, i Navigli; si alzano con calma, si stirano, fanno colazione muovendo lentamente i piedi messi al sole. Non fanno rumore, hanno la voce roca e tutta la giornata davanti: e noi, andiamo lì a rompere l’idillio.
    Tributo a John Steinbeck, ed ai paisanos di Pian della Tortilla

    18/06/2004

    Feed atomici

    Filed under: — JE6 @ 16:53

    Domandina per quelli che la sanno lunga di robette tecniche: per quale motivo FeedReader si rifiuta di considerare i feed Atom? E poi, per essere completi: cosa cazzo sono i feed Atom?

    Tutti insieme. Appassionatamente?

    Filed under: — JE6 @ 15:08

    Adesso sembra che l’unica possibilità di vittoria di quello schieramento che sta a sinistra dell’UDC (e non chiedetemi di definirlo, chè puntini, virgolette, parentesi e finanche punti di domanda si sprecherebbero) sia il cosiddetto “Metodo Cofferati”: ergo, qualunque partito o movimento da Rifondazione fino al centro moderato, più le associazioni della cosiddetta società civile.
    Mah. Io non sono un esperto, benchè un po’ di teoria della politica (e della sua comunicazione) l’abbia studiata. Ciò nonostante, non credo si debba essere degli esperti per capire che questa gioiosa ammucchiata può – forse – nascere e restare in piedi in una realtà locale, dove i problemi che si affrontano si chiamano traffico, inquinamento, scuole materne, trasporti pubblici, mentre è molto, molto più difficile farla funzionare a livello nazionale, dove invece si decide di politica economica, di politica estera e bazzeccole del genere.
    Si provi Cofferati a far andare d’accordo lo chiccoso Bertinotti e il sapido Mastella, per tacer di Rutelli, Fassino e Boselli: come se non ne avessimo avuto sufficienti prove, durante questi anni. Lo dico da elettore dell’Ulivo: io, piuttosto che appoggiare le mille puttanate del rifondarolo-chic, mi astengo; perchè, tra le puttanate sue e quelle del PresConsMin, non vedo differenza alcuna: sempre puttanate sono.

    Lavori in corso

    Filed under: — JE6 @ 09:30

    Forse perchè sono ancora – per disgrazia o per fortuna, non so – molto lontano dall’età pensionabile, non sono un grande appassionato di cantieri. Non mi diverto a passare il tempo guardando ruspe, gru e muratori con l’elmetto giallo, non più di quanto mi diverto a guardare un qualsiasi programma di Maria De Filippi, per intenderci.
    Ma il destino cinico e baro ha deciso che la strada che faccio ogni mattina per andare in ufficio deve passare in mezzo a due cantieri, di cui uno si dice sia tra i più grandi attualmente esistenti in Europa: già, si sta costruendo il NPF, aka Nuovo Polo Fieristico di Milano.
    I fermi macchina dovuti alle code, tipiche della Statale del Sempione a qualunque ora del giorno e della notte, consentono di osservare questo gigantesco formicaio con la dovuta attenzione. Questa mattina ho potuto leggere ogni particolare della cartellonistica ANAS, ente noto più per il suo tasso di corruzione che per la sua efficienza, ed ho appreso che la data di consegna di una delle (poche) nuove strade di accesso al NPF è (era) il 20 aprile 2004, a conclusione di un periodo di lavori stimato in 280 giorni.
    ça va sans dire, della strada non v’è traccia alcuna, il che fa presumere un altro paio d’anni di cantiere ANAS per avere in dono un nastro di asfalto che partirà dal nulla ed arriverà nel nulla, come Malpensa insegna. Davanti all’entrata principale del cantiere del NPF campeggia un display che mostra il numero di giorni mancante all’apertura della Fiera: circa 280, per uno dei casi della vita. Insomma, mi attende un lustro di code, polvere, gru, elmetti gialli che attraversano la Statale senza curarsi di nulla. Devo cambiare lavoro, su questo non c’è dubbio.

    17/06/2004

    Il Parroco

    Filed under: — JE6 @ 23:23

    Non lo si vede tanto spesso, il Parroco, e in effetti qui dentro fa la figura della mosca bianca.
    Quando arriva, con la sua andatura da prete di campagna che non è mai riuscito davvero a prendere confidenza con la città, il bar si ammutolisce. Intorno ai biliardi in molti iniziano a guardare con più attenzione il puntale della stecca, i gessetti blu vengono passati con attenzione maniacale, le partite si rallentano fin quasi a fermarsi.
    Ai tavoli del ramino si spengono le sigarette, le carte scivolano invece di sbattere, le bestemmie restano in gola.
    Lui sorride come un papà smarrito, saluta quel paio di uomini che conosce almeno di vista e va al banco, dove il Marco si asciuga le mani nel grembiule bianco e gli stringe la mano con deferenza. Chè c’è questo di strano, di questo posto dove ci costruiamo ogni giorno la nostra epica di periferia: che ‘sto bar, dove gesucristo passa di bocca in bocca e cade ogni dieci secondi insieme ai birilli della goriziana, vive e prospera nei sotterranei di una chiesa. Al piano di sopra le vecchiette sgranano il rosario, al piano di sotto i vecchi ubriaconi ed i randagi di quartiere tirano sera come sanno e come possono.
    E lui, nei suoi vestiti neri un po’ lisi, preso da un imbarazzo che non è solo suo ma di tutti noi, sta lì a girarsi le mani, a rifiutare il bicchiere che il Marco gli offre un po’ per piacere e un po’ per dovere, in quest’aria sospesa e ferma che aspetta qualcosa e chissà cosa. Dopo un po’, dopo aver detto cento volte “bene, bene”, dopo aver fatto passare gli occhi miopi sulla copia spiegazzata della Gazzetta, dopo aver provato a capire – ma senza riuscirci – il tabellone del Fantacalcio, decide che il suo tempo l’ha fatto.
    Saluta il Marco, saluta tutti quelli che vede nei dieci metri quadri che gli stanno intorno e che gli rispondono con un cenno che sta a metà tra il buonasera e il vaffanculo, e ondeggiando riprende le scale che lo riportano verso la cappella dedicata ai Tre Santi Martiri. Si riaccendono le sigarette, con un sospiro di sollievo il Gino tira una madonna in dialetto, il Roby tira il suo tre sponde e mette giù i soliti tre birilli in fila, brutto bastardo invincibile e senza cuore.

    Doveri

    Filed under: — JE6 @ 08:28

    Più passa il tempo, più mi ritrovo a votare “contro” e “per dovere”.
    Sono andato a votare contro Berlusconi e contro Ombretta Colli.
    Sono andato a votare perchè mi vergogno a non farlo, perchè penso (ma non son sicuro di aver ragione) che un buon cittadino deve farlo.
    E basta. Non sono nemmeno riuscito a fare il tifo per la mia squadra, per quelli che, in virtù del loro essere il minore dei mali, si sono guadagnati le mie crocette.

    15/06/2004

    Saluti da Bibione 4 – Mar Morto

    Filed under: — JE6 @ 21:52

    Ah, dicono anche che in questi posti c’è il mare. Dev’essere quella cosa liquida di colore indefinito che sputa meduse.