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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    06/04/2008

    Uno di noi

    Filed under: — JE6 @ 21:14

    Credo anch’io che il – suo malgrado – famoso Luca Luciani, ottimamente pagato manager di Telecom, sia – sempre suo malgrado uno specchio dei tempi; ma non più di quanto non lo sia il sottoscritto e ciascuno dei suoi venticinque lettori. Questo non mi porta a enunciare ancora una volta l’immortale scemenza secondo la quale il mal comune è un mezzo gaudio, ma semplicemente a puntare il dito sul fatto che una quantità imbarazzante di coloro che oggi sbertucciano Luciani potrebbe essere vittima di quel gigantesco, potentissimo e incontrollabile amplificatore che è Internet. Se venisse pubblicato anche solo un centesimo delle sciatte porcate che ogni giorno intasano le nostre mailbox in entrata ed in uscita, se venisse sbobinato anche solo un miliardesimo delle rozze telefonate, personali e di lavoro, che ogni giorno occupano banda stretta e larga, beh, Luciani dovrebbe essere eletto per acclamazione Presidente dell’Accademia della Crusca. Così non è, e per fortuna non sarà. Ma noi, umoristi e umoralisti facili all’aggrottamento del sopracciglio e alla battuta caustica, reginetti delle parole crociate per solutori più che abili, faremmo meglio a chiederci se siamo davvero tanto più bravi e meritevoli di Luciani: che magari, a parità di ignoranza, lui è solo più bravo a fare il suo lavoro – e scusate se è poco.
    Mantellini

    05/04/2008

    The sheep lies down on blogway

    Filed under: — JE6 @ 20:33

    A costo di passare per il solito insopportabile snob, affermo che i nastroni – ultima moda blogosferica – sono l’equivalente musicale delle diapositive postvacanziere. E quindi da evitare il più possibile.
    [Il nuovo titolo del post si deve a quel sapido genio del Dottor Brodo]

    04/04/2008

    Saluti da Roma ’08 (2) – Dalla sua pace

    Filed under: — JE6 @ 23:23

    Di quest’ultimo paio di giorni trascorsi a Roma mi rimane fissa un’immagine. Ero in stazione, che aspettavo un collega in arrivo da Milano. Tutto intorno c’era il solito caos di una grande stazione ferroviaria, passeggeri, poliziotti, senzatetto, annunci. Mi è cascato lo sguardo su alcuni fogli di carta dimenticati sopra una seduta di marmo (che poi, sarà certo un materiale meno nobile – ma facciamo finta che): erano appoggiati a faccia in giù, tre fogli, e sul retro del primo c’erano alcune righe scritte a mano: Dalla sua pace – Don Giovanni – W. A. Mozart. Erano degli spartiti, e per un attimo – uno solo – passeggeri, poliziotti, senzatetto e annunci si sono fermati e zittiti, mentre cercavo di immaginare chi era colui o colei che aveva dimenticato quei fogli al binario 1 di Roma Termini. Sempre in quell’attimo ho addirittura fantasticato che quei fogli non fossero stati scordati, ma lasciati lì apposta, come un incongruo segno del bello. Poi è arrivato l’Eurostar partito cinque ore prima da Milano Centrale, e avevamo un appuntamento di lavoro di lì a dieci minuti, e adesso quegli spartiti saranno carta straccia.

    02/04/2008

    Greetings from Paris ’08 – 3. Piatti

    Filed under: — JE6 @ 08:25

    Passo davanti ad un ristorante greco nel Quartiere Latino. Vedo i cocci di forse una decina di piatti bianchi riempire il piccolo spazio davanti all’ingresso; guardo all’interno, e vedo un gruppo di persone ballare in cerchio, come nel sirtaki di Zorba il Greco. Mi ricordo dell’usanza sarda di rompere piatti e gettare petali di fiori davanti ai piedi degli sposi che in corteo lasciano la chiesa, e credo di capire il tipo di festa che stanno facendo là dentro, in quel piccolo pezzo di Mediterraneo a due passi da Notre Dame.

    Greetings from Paris ’08 – 2. Pubblicità

    Filed under: — JE6 @ 08:18

    Ho passato qualche decina di secondi a fissare la pubblicità del TGV che collega Parigi a Torino per la modica cifra di trenta euro. Lo slogan che dovrebbe invogliare il parigino a visitare la capitale sabauda è “Bella, moderna, italiana!”, e mi chiedo se l’ultimo aggettivo non sia in eccessivo contrasto con i due che lo precedono. Ma chissà, magari qui ci vedono meglio di come ci vediamo noi, e anche essere italiani può essere una qualità.

    Greetings from Paris ’08 – 1. Dal passato

    Filed under: — JE6 @ 08:12

    Non consiglierei Rue Vaugirard per un soggiorno turistico: traffico, e brutti palazzi, come nella più classica rappresentazione della metropoli occidentale. Ma sono qui per una fiera, e l’albergo mi torna comodo per gli spostamenti. Nel marasma delle sette di sera, intravvedo un piccolo locale, una brasserie periferica, e decido di fermarmi per una biere pression. Improvvisamente entro in un romanzo di Simenon, o in una cartolina della Francia degli anni Cinquanta. I muri sono coperti da piastrelle che riproducono scene di una Parigi bucolica che mi chiedo essere davvero mai esistita. Ad una parete è appoggiato un Dynamometre, un vecchissimo oggetto in legno che dovrebbe misurare in fantomatici decanewton la forza fisica dell’utilizzatore – un po’ come quegli aggeggi nei luna park ai quali si tira un pugno per vedere fin dove schizza l’indicatore. Al bancone vedo appoggiato un signore alto e magro, che mostra forse un’ottantina d’anni: e parla tranquillo con la donna che gli serve il boccale di birra, che sarà sulla trentina ed ha un corpo minuto e pieno, fasciato in una maglia viola e un paio di jeans aderentissimi che suggerisce a me e a diversi altri avventori immagini piuttosto eloquenti: eppure anche lei parla piano con il suo anziano cliente, e lo fa come se stesse parlando con un coetaneo, o con un amico. Guardo il cuoio rosso delle sedie, due ragazze sedute al tavolo vicino che osservano dei fogli. Finisco la birra, mi augurano bonsoir, esco.