Occhi aperti
Funziona così, a tenere un blog: si tengono gli occhi aperti, e si pensa in forma di post.
Si diventa più sensibili, ed il termine non va inteso in senso lialesco. Capaci di guardarsi intorno, di leggere tra le righe, di avvertire non solo il detto, ma anche (e forse soprattutto) il non detto, di uscire dai sentieri tradizionali.
A metterla giù dura, si diventa più consapevoli della vita. Di sicuro della propria, e spesso anche di quella altrui.
Non dico che sia un bene, dico che – almeno per me – è così.
Ogni tanto mi chiedo se “ci ho guadagnato qualcosa”, e la risposta è sì: alcuni amici, e molti pensieri, non sempre piacevoli. Anzi. Ma non sono uno di quelli che crede alla beatitudine che deriva dall’ignoranza. Ed ecco perchè, senza esser pagato da nessuno, mi siedo ogni mattina a buttar giù quattro righe.
29/10/2003
Sensazioni mattutine
Packed like lemmings into shining metal boxes.
La più bella canzone degli ultimi venticinque anni.
28/10/2003
Arte
Ieri sera, RaiTre (sì, quella dei comunisti)
Non sto a sprecare tempo, per prendere il vocabolario e leggere il significato del termine.
Per me, arte è quella cosa lì, quella che ti prende lo stomaco ed il cervello, che non ti lascia andare, che ti mette dentro commozione e malinconia. E’ il racconto della morte di Josè Arcadio Buendìa, è il crescendo e lo sfumare di Eclipse, è il Mosè, è Marco Paolini che recita Vajont.
27/10/2003
Piazza del Duomo, sabato pomeriggio
Out of the blue, into the light, in giro per la piazza come un citysight
Piccioni riso palloncini attenti a non perdere i bambini
Peruviani, ho visto un re, è quello della statua pensa te
Francesca non scappare, “a capodanno andiamo al mare?”
Il nuovo store, il vecchio shop, sotto la giacca un nero top
Caldarroste, poliziotti annoiati, senti in giro che tosse, quanti malati
Un milione di persone, le cattive, le inutili, le buone
Guarda che culo, hai visto che tette, “Sara ti voglio a casa per cena entro le sette”
Sarà certo una modella, mangiamo un panzerotto, povero signore sulla carrozzella
E adesso via via via, casa mia per piccina che tu sia.
Finalmente, periferia.
26/10/2003
25/10/2003
Diritti acquisiti
Giuseppina Corvino, 46 anni, lavoratrice del pubblico impiego. C’è anche lei nel corteo dei 200mila che da porta Venezia ha invaso Piazza Duomo (…) “Non partecipo sempre alle manifestazioni, ma questa volta non avrei rinunciato per nessuna ragione: sono orgogliosa del mio lavoro, ma dalla riforma delle pensioni di Berlusconi, non solo non ci guadagno, ma subisco un’ingiustizia. Ho fatto i miei conti: dovrò lavorare ancora 15 anni per prendere di meno (…) La pensione è un mio diritto e non trovo giusto che qualcuno lo modifichi senza che possa dire nulla. I contributi che ho versato non me li ha regalati nessuno”.
Cara signora Corvino, data la sua età , il suo trattamento previdenziale è stato regolato dal sistema retributivo, che le dà diritto ad una pensione il cui importo è soltanto in parte legato ai contributi che lei ha versato. Questi, certo, non le sono stati regalati da nessuno. Ma la sua pensione non sarà pagata solo da quei contributi, come lei sa – o dovrebbe sapere. Ergo, lei si dovrebbe ritenere beneficiaria di un regalo, direi.
Ecco, signora, mi piacerebbe che lei capisse questo: La storia delle pensioni vista dai ggiovani suona un po’ come una presa in giro; semplificando noi non c’eravamo quando furono decisi diritti che poi alla lunga si stanno rivelando insostenibili. Quelli che c’erano si sono presi dei diritti, non li mollano, e li scaricheranno praticamente su di noi; avremo il carico della nostra pensione e (un pochettino) di quelli che ci sono già andati.
Questo permette di mantenere ben fermo il concetto di diritto acquisito: cioè il non cambiare nulla per chi è già in pensione. Ora, evitare il conflitto generazionale è sacrosanto. Però almeno metà per uno si potrebbe fare, no? Tipo quest’idea.
Poi, quanto alla faccenda degli anni che le mancano per andare in pensione, ed all’età che lei avrà in quel momento. Mia moglie andrà in pensione a 60 anni. Sua nipote (spero che lei ne abbia almeno una), se sarà fortunata, farà altrettanto; altrimenti saranno 62, o 65. Per carità di patria, e per non rovinarmi definitivamente la digestione, preferisco non citare mia figlia, che ha dueannieottomesi. Guardi, non pretendo solidarietà tra generazioni. Ma un minimo di buon gusto, ecco, male non farebbe.
Repubblica (off-line), GnuEconomy
24/10/2003
Sciopero
Non ho mai scioperato in vita mia. Almeno, in quella lavorativa.
Nel corso degli ultimi dieci anni, qualche occasione c’è pur stata. Eppure.
Ho lavorato in quattro aziende diverse, e non ho mai scioperato. E nemmeno i miei colleghi. Aziende padronali, multinazionali, nessuna differenza.
Un po’ per pavidità – è possibile, certo – un po’ perchè scioperare ha senso solo se vai in corteo, non se te ne stai a casa a sbrigare commissioni private – ed io nei cortei mi trovo male, molto male, mi sento in imbarazzo – un po’ perchè ho spesso avuto la sensazione che ci fossero tante ragioni per stare dalla parte degli scioperanti quante per stare dalla parte dei (ma come si chiamano?) destinatari della protesta.
Terzista, cerchiobottista, bocconiano di sinistra.
Eppure, ho una buona opinione di me stesso. Sbaglio, probabilmente.
Giudizi e pregiudizi
Si può scrivere che “Mezz’ora d’aria” (ieri sera, sul tardi, RaiTre – sì, quella dei comunisti) è stata una vera mezz’ora di aria pura in una giornata mefitica, senza esser tacciati di piaggeria e paraculismo? Si può?
Vorrei spingermi fino al punto di sostenere che l’intervistatore era di un paio di spanne superiore al novantapercento degli intervistatori televisivi di questi tempi sciagurati. Non vorrei esagerare, però.