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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    15/01/2008

    Un impegno con i lettori

    Filed under: — JE6 @ 23:51

    Questo blog promette di non parlare del nuovo giocattolino di Steve Jobs, a meno di non cadere preda di un violento attacco di luddismo.

    Complimenti vivissimi

    Filed under: — JE6 @ 19:22

    A me ‘sti ragazzini isterici che sanno dimostrare le loro ragioni (e quante ne avrebbero) mettendosi persino al di sotto del livello di colui/coloro che combattono fanno, semplicemente, cascare i coglioni – si passi il francesismo.
    Repubblica.it

    Magari, e non me ne sono reso conto

    Filed under: — JE6 @ 11:03

    Potrei sbagliarmi, avendo seguito la faccenda un po’ distrattamente, ma io ho l’impressione che cercare di impedire l’intervento del Papa alla Sapienza di Roma sia una cosa inutile e stupida. Prenderlo in giro prima e dopo, ci può stare. Usare gli strumenti dell’argomentazione ferma, indipendente e rispettosa, ci può stare ancora meglio. Dite che sono un papista?

    Keep your chin up

    Filed under: — JE6 @ 09:15

    Non ho mai incontrato Georgia/Buba, le mie peregrinazioni non mi hanno mai portato dalle sue parti. Ma poi il blog è così, ti conosci anche senza vederti, per strano che questo possa sembrare. Come dice Herr Effe, un altro di quelli della vecchia guardia, un altro di quelli che è venuto su fermandosi stupito di fronte alla capacità di Georgia di vedere e bloccare in un’immagine ciò che a noi passa inosservato davanti agli occhi, “adesso Georgia è più sola; so che ha la forza per nuovi domani”.
    Buba

    14/01/2008

    Kafkiade

    Filed under: — JE6 @ 18:29

    Siccome non si vuole far mancare nulla, il titolare qui oggi ha affrontato l’ufficio del Comune di Milano addetto alle pratiche relative alla tassa sui rifiuti.

    [Dopo 115 minuti di attesa]
    OTR: Buongiorno, dica
    SS: Buongiorno, devo fare una pratica di rimborso per doppia occupazione
    OTR: Va bene, mi fornisca i dati
    SS: [Fornisce i dati, seguendo pedissequamente le istruzioni ricevute a casa]
    OTR: Ma questa signora (indica il nome della moglie di SS) chi è?
    SS: Mia moglie
    OTR: Hmm (Si alza, va da un collega, si fa fare uno stato di famiglia a uso interno. Verifica la veridicità delle affermazioni di SS)
    OTR: (armeggia per cinque minuti, facendo calcoli manuali)
    OTR: Allora, lei ci deve questa cifra
    SS: (con il respiro alterato) Scusi, cosa vuol dire che vi devo questa cifra? Io ho pagato due bimestri in più di quel che dovevo, siete voi che me li dovete ridare
    OTR: Beh, i conteggi dicono questo
    SS: A dire il vero, a me pare che i conteggi dicano altro, se lei legge bene le diciture
    OTR: Ma lei ha già pagato i due bimestri?
    SS: (in affanno) Ma certo che sì. Scusi, ma non può controllare?
    OTR: Qui non possiamo vedere i pagamenti
    SS: Eh?
    OTR: Quelli si vedono all’Esattoria
    SS: E quindi?
    OTR: Quindi lei va in Esattoria con le ricevute dei versamenti e con i miei calcoli, e loro le ridanno i soldi
    SS: Capisco. Senta, e quando potrei farlo?
    OTR: Eh, ci sono dei tempi tecnici
    SS: E quali sono?
    OTR: Beh, almeno sei mesi
    SS: …
    SS: Capisco. Arrivederci

    OTR: Arrivederci

    13/01/2008

    Io vorrei esserci

    Filed under: — JE6 @ 18:35

    “Senti, per qualunque cosa mi raccomando non farti problemi, chiamami: io ci sono”.
    Onestamente, quante volte in un anno vi capita di dire questa frase? Per quanto mi riguarda, non moltissime: ma certo, sempre troppe.
    Perchè basta una sciocchezza, una cosa che oggi è insignificante ma che si ripeterà domani e dopodomani e domani l’altro ancora – ogni volta un pochino amplificata -, un fatto piccolo che colpisce una persona alla quale volete bene davvero e per la quale volete e dovete davvero esserci per farvi rendere conto che no, non ci potete essere con quella facilità che dite: perchè esserci sul serio è un’altra cosa, e bisogna averne la forza e la volontà: e forza e volontà non sono infinite. Allora, anche se in modo prima fugace e poi sempre più chiaro, capite che ci potrete essere solo per pochissimi, e che questo varrà anche per voi quando avrete bisogno: perchè siamo così, piccoli e limitati, e questo è il massimo che possiamo fare, quando riusciamo a volerlo.

    12/01/2008

    Noi

    Filed under: — JE6 @ 18:00

    A differenza di Massimo, sono riuscito ad arrivare in fondo al reportage di Ezio Mauro sui morti di Torino, i sette operai della Thyssen. Un articolo bello quanto possono esserlo, a volte, le cose dolorose, le storie tragiche. Un articolo che doveva essere scritto, e doveva essere letto.
    Ma converrà dire, a costo di essere sgradevoli, che il pezzo di Mauro alimenta un’idea di fondo sbagliata. A partire dal titolo (che non è suo, ma che è fedele – per una volta – al testo che segue), Mauro torna più volte sul concetto di invisibilità: l’operaio è invisibile, trasparente, non ha più uno status sociale. E’ questa l’idea sbagliata? No. Credo che sia vero. Ma è sbagliato pensare e far credere che questa sorte sia toccata solo agli operai. Fermatevi per un momento a pensare, fate mente locale, considerate il pezzo di mondo che conoscete: di quante persone, voi inclusi, potreste definire con una qualche precisione non dico il ruolo sociale, ma il lavoro? Quanti bambini oggi sono in grado di spiegare che cosa fanno i loro genitori per portare a casa lo stipendio? Non è solo questione di precariato, che oggi fai l’assistente di direzione e domani la commessa e dopodomani l’autista per UPS. Ieri provavo a fare sfoggio di autoironia snocciolando ad un’amica le tronfie cariche che riempiono il mio biglietto da visita (un modo per dire “beh, tu mi conosci, ti pare che io possa davvero essere questo?”), ma la realtà è che mi mancano proprio le parole per spiegare, a me stesso per primo, che cosa cazzo faccio nella vita lavorativa. E so benissimo di non essere solo, in questa condizione.
    La realtà è che siamo cresciuti nutrendoci di questa immane puttanata del culto dell’individualità: io, io, io. Io sono questo, io faccio quell’altro. Io. E a forza di “io” ci siamo persi per strada il “noi”, abbiamo finito per credere che l’essere uguali agli altri sia una cosa brutta, della quale vergognarsi. Ma facendo evaporare il “noi”, ognuno è miseramente scomparso: salite su un vagone della metropolitana alle otto del mattino, e dite in tutta onestà quante persone potete riconoscere per quello che fanno – forse giusto quella guardia giurata appoggiata alla parete là in fondo, con il cappello storto, la pistola nella fondina e gli anfibi opachi. Non sono diventati invisibili solo gli operai: è successo lo stesso agli insegnanti, ai ferrovieri, agli impiegati di banca, a praticamente chiunque. Siamo tutti manager: marketing manager, key account manager, community manager. Ognuno convinto di essere qualcuno per il solo fatto di esistere, e gli altri affanculo.
    Mantellini, Repubblica.it

    11/01/2008

    Passiamo al “Voi”, allora

    Filed under: — JE6 @ 13:59

    Insomma, sembra che i thirty- o forty-something che passano da queste parti considerino con terrore e raccapriccio l’idea di doversi mettere gli occhiali e quella di sentirsi dare del Lei. Ora, passi per la prima, chè mettere gli occhiali cambia la fisionomia della faccia, e poi d’estate si suda, e le lenti si sporcano e cose così.
    Ma che vi dia fastidio farvi dare del Lei, guardate, proprio non vi capisco.

    Speranze

    Filed under: — JE6 @ 08:28

    A me incontrare una persona che legge Carver mette sempre di buonumore, è come avere la conferma che là fuori c’è una speranza di vita, che non è tutto pianto e stridor di denti. Poi venire a sapere che quella persona sta addirittura leggendo John Kennedy Toole, quello della banda degli idioti, beh, non dico che ci sia da cerchiare in rosso la data sul calendario, però, ecco, quasi.

    10/01/2008

    L’unione degli opposti

    Filed under: — JE6 @ 16:30

    Stai a vedere che questa volta il Dottor Brodo si trova d’accordo con il Papa.
    Repubblica.it