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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    20/07/2008

    Quando sarai grande

    Filed under: — JE6 @ 18:34

    “Sono grande”, mi dici con le labbra che quasi ti tremano, dopo che ti ho opposto uno dei “no” che ti dovrebbero far crescere, o tenere lontano da un pericolo.
    Non lo sei ancora, ma lo stai diventando. Poco alla volta. Ogni dannato giorno che passa.
    E guarda, il fatto non è che tu cresci e io invecchio. No, questo fa parte del gioco. Il fatto è che oggi io posso ancora fare qualcosa per te: farlo al posto tuo, intendo, prendere una decisione per tuo conto portandone la responsabilità e giustificandola con l’amore. Tra un po’ – e anche questo, lo so: fa parte del gioco – tu sarai davvero grande. E allora l’unica cosa che io potrò fare per te sarà esserci quando ti servirò, quando avrai bisogno di sfogarti o magari di avere un consiglio per un nuovo lavoro. Ma tu sarai convinta di essere l’unica responsabile della tua vita, e io non potrò fare nulla per convincerti che non è così, che non è così per nessuno, non lo è mai stato e non lo sarà mai. Ti farò una domanda timida sul tuo fidanzato, e tu mi risponderai di malavoglia, alzando le spalle, mugugnando “guarda, io delle mie cose preferisco non parlare”; o magari mi dirai “ma non è nulla di speciale, io non sono fatta per legarmi a qualcuno” e tutto ciò che io potrò fare sarà stare ad ascoltarti, vederti uscire dalla porta per tornartene in quella che allora sarà la tua casa e aprirmi una bottiglia di birra. Un giorno, forse per farti compatire o in un momento di debolezza e di scoramento, guarderai fuori dalla finestra e dirai a voce bassa – ma abbastanza alta perchè io ti possa sentire – “faccio una vita di merda e continuerò a farla”, e io interpreterò il mio ruolo, ti farò l’elenco delle mille cose belle che avrai e avrai fatto, ti dirò di non dire scemenze, di pensare a chi la vita di merda la fa davvero e ti racconterò di quando, molti anni prima, mi licenziarono, o del cugino – quello che tu poi non hai mai visto – ridotto a un vegetale per un incidente stradale, o di non so quale altra sfiga che ti dovrebbe dimostrare quanto è sciocca la frase che hai appena detto. Un giorno succederanno tutte queste cose, e io non solo mi chiederò dove ho sbagliato, ma starò male come e più di te perchè starò male per te. Un giorno, a cena, dopo aver ricevuto la tua solita visita o telefonata frettolosa, guarderò tua madre e le dirò “avremo fatto degli errori, e chi non li fa, però tua figlia è adulta e vaccinata, e allora che si fotta” pentendomi di quelle parole e di quel pensiero nel momento stesso in cui prenderanno forma. Alla fine, la sola cosa che mi sarà rimasta da fare, quella che farò sempre, anche quando tu non vorrai o preferirai ignorarlo, sarà esserci. E siccome tu sarai quella che sei, con il tuo miliardo di difetti e i tuoi due miliardi di pregi, siccome le persone che se la meritano prima o poi ricevono una spruzzata di fortuna che manda a posto i pezzi del puzzle, siccome ci sono mille e mille imprevisti belli, allora forse ti renderai conto che io e tua madre siamo stati lì per tutta la vita, e lì saremo ancora, e magari ci racconterai di un uomo o di un lavoro nuovo, o sfoglierai una rivista e con finta indifferenza indicherai un vestito bianco dicendo “bello, però – secondo voi come mi starebbe?”, e quando uscirai nuovamente da quella porta io saprò – noi sapremo – che non lo diremo mai, ma che qualcosa ci abbiamo messo anche noi perchè le cose andassero bene come poi andranno. Perchè è così che succederà, e anche se non posso obbligarti oggi, anche se non potrò obbligarti mai a crederlo, anche se non potrò mai costringerti a non crederti peggio di quella che sei e a non vedere le cose più brutte di come sono davvero, anche se non potrò fare nulla di tutto questo, beh, le cose andranno proprio così. E per me sarà abbastanza avere l’occasione di farti salire in macchina, farti sedere al mio fianco, e sentire la tua mano che cerca la mia, appoggiata sulla leva del cambio, in silenzio.

    19/07/2008

    Vi è andata bene

    Filed under: — JE6 @ 13:35

    Questa pagina avrebbe dovuto ospitare uno dei terribili pipponi che il titolare qui, negli ultimi tempi, vi sta ammannendo senza pietà. Poi, in un soprassalto di lucidità, il titolare si è ricordato di Carmela Soprano (“Hai giocato con la depressione fino a diventare depresso veramente, e hai coinvolto tuo figlio”), ha ricevuto posta da due persone care, e ha pensato che sarebbe stato meglio andare a giocare a caccia al tesoro con la persona corta. Tanto di guadagnato per tutti, insomma.
    [E comunque, un UtNG non si deprime: va a guardare gli scavi stradali e si sente bene]

    18/07/2008

    Giustizia è fatta

    Filed under: — JE6 @ 15:58

    Qui, se non altro per motivi di età, si festeggia la vittoria della Barbie su quelle sgallettate senza stile delle Bratz.
    Repubblica.it

    Stayin’ alive

    Filed under: — JE6 @ 15:32

    [A scoppio ritardato]
    L’altro giorno ho sentito una persona dire in pubblico, con tanto di microfono perchè tutti lo potessero udire bene, “la maggior parte delle cose interessanti succedono quando si vive. E quando si vive di solito si ha il cellulare”. Glissando per carità di patria sulla spinosa questione se sia o meno possibile avere esperienze interessanti senza essere vivi, mi sono chiesto se la seconda affermazione avesse un qualche fondamento – e ho preferito non rispondermi.

    Vero come il falso

    Filed under: — JE6 @ 13:15

    Ieri ne hanno preso un altro, quando iniziano le grandi corse a tappe del ciclismo pare di ritornare ai tempi di Tangentopoli, un arresto a colazione, due a pranzo e una dozzina per cena, oggi domani e dopodomani e il giorno dopo ancora.
    Non finirà qui, ovviamente. Non finiranno qui gli arresti e le sospensioni, e non finirà con Riccardo Riccò l’elenco dei ragazzi e degli uomini disposti a riempirsi di ogni cosa per andare più veloci, per sollevare un peso maggiore, per saltare più in alto. Non finiranno qui però nemmeno gli esodi da città e paesi verso le cime dove i moderni ciclisti arrivano a velocità che farebbero impallidire forse anche Coppi e Merckx, migliaia e migliaia di tifosi con le tende e i camper e i fiaschi di vino e le bandiere – e milioni di altri seduti sui loro divani, tutti ad applaudire, a spingere, a torcersi le dita, a gridare vai vai, protagonisti anche loro di uno spettacolo che è ormai vero quanto il wrestling. Io ho da tempo questa idea, che alla gente in fondo non gliene importa nulla se di duecento che si arrampicano verso l’Alpe d’Huez quelli “puri” non sono più di venti, alla gente – alla gran parte di noi – interessano quei dieci minuti di adrenalina durante i quali sembra tutto magnifico e terribile e vero e chissenefrega dell’EPO e dell’ormone della crescita. A pensarci, ci emozioniamo anche guardando un telefilm, e chissà se ha senso fare differenza tra una puntata di Lost e la tappa del Mortirolo.
    Repubblica.it

    17/07/2008

    Cambio e aggiunta di consonante

    Filed under: — JE6 @ 20:29

    Sapete quando iniziate a leggere una frase e credete di sapere come va a finire, perchè le parole spesso vanno insieme in modo prevedibile e quindi a metà siete già pronti per ciò che verrà dopo il prossimo punto. Beh, poco fa un amico mi ha scritto un messaggio, e io ero sicuro che questo sarebbe finito con “risolva“. Invece lui ha scritto “dissolva” – io ci sono rimasto un po’, poi ho riletto, e poi ho pensato che quello era il verbo perfetto, quello che indicava ciò che io spero succeda, e insomma tu guarda la forza delle parole, a saperle usare.

    16/07/2008

    Chissà, prima o poi

    Filed under: — JE6 @ 14:34

    Più passa il tempo, più mi rendo conto che io davvero non ho un’idea del mondo. Lo vedo passare davanti, ne guardo pezzi e dettagli, ma non riesco a farmene un’idea complessiva; e non parlo di una Idea globale sulle umane sorti – è che non riesco a farmela nemmeno di alcuni fenomeni presi nel loro complesso, a dire il vero. Per dire, questa mattina ascoltavo David Weinberger – sapete, uno di questi guru del mondo che sta arrivando – e mi dicevo, indifferente alla quantità di cose 2.0 nelle quali credo e non credo che sentivo snocciolare con sicurezza, “ma tu guarda, senti che connessioni, che legami, che capacità di mettere e tenere insieme le cose, di spiegarle spiegandosele”. E’ una dote che invidio: ma bisogna averla, e bisogna avere la forza, la costanza e la voglia di coltivarla. Io, invece, so di essere uno di quei nuovi selvaggi magnificamente descritti in quel gran libro che è, appunto, “I barbari” di Baricco, uno che salta dalla cresta di un’onda all’altra senza mai andare davvero in profondità, che si tratti di politica o di economia, di – non so – genetica o oil peak. Vorrei essere meno pigro, più capace di dedicarmi a qualcosa fino in fondo. Chissà, prima o poi.

    15/07/2008

    Reazione immediata

    Filed under: — JE6 @ 12:02

    Omar Hasan Ahmad al-Bashir è al potere in Sudan da 19 anni. Il genocidio del Darfur, almeno nella sua forma più brutale, risale all’inizio di questo decennio. Insomma, io non riesco a stupirmi del fatto che la sua reazione, di fronte alla richiesta della Corte Penale Internazionale di arrestarlo per genocidio, sia stata quella di mettersi a ballare.
    TgCom, Wikipedia

    14/07/2008

    Piange il telefono

    Filed under: — JE6 @ 20:50

    Se non vi spaventano malinconia e disincanto, e se volete leggere una che sa scrivere davvero, il post del mese è già stato pubblicato. Lo trovate qui, a casa della Tengi.
    Pezzidufficio

    Le vite degli altri

    Filed under: — JE6 @ 08:40

    Qualche mese fa, a mo’ di regalo natalizio, due amici mi hanno aperto a tradimento un account su Twitter. Ammetto che il giochino, a differenza di Facebook, mi è risultato simpatico: e infatti, ci gioco. Però questa mattina ho realizzato che sapere delle vite degli altri – a seconda del tipo di rapporto che si ha con questi “altri” e del modo in cui gli “altri” raccontano di sè – può anche essere spiacevole perchè ti trovi a leggere cose che magari in quel preciso momento preferiresti non sapere. Se non fossi pigro come sono, avrei già chiuso quell’account. Ma chissà, oggi non fa caldo e hai visto mai che trovo le energie.