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    08/08/2008

    On the road again

    Filed under: — JE6 @ 16:49

    In questi giorni di letture frenetiche e incerte, mi sono fermato a pensare su due post della Tengi, che raccontano della vita di una teatrante in tournee.
    Ho pensato che, fatte tutte le debite proporzioni, le migliaia di persone che fanno un lavoro come il mio intraprendono la loro personale tournee ogni volta che partono alla volta di un nuovo cliente o della prossima fiera: la valigia del commesso viaggiatore assomiglia molto alla valigia dell’attore, contiene l’abito di scena, il trucco, le carte del copione ripetuto cento o mille volte e ogni volta nuovo, magari senza emozione ma magari con una inaspettata sorpresa. E poi il bar dell’albergo, il ristorante segnalato da un amico, la telefonata a casa, il messaggio tanto atteso o del tutto imprevisto, lo show per portare a casa un ordine oppure l’applauso di un uditorio di seri professionisti, la corsa verso l’aeroporto. La Tengina scrive anche en passant un paio di righe amare su quanto effimera sia l’arte del teatrante e l’emozione che essa suscita negli spettatori; cosa vera anche per noi uomini dal vestito grigio, costretti dal totem del fatturato a portare a casa un ordine oggi e a dimenticarcene subito domani per poterci e doverci mettere subito alla ricerca di un nuovo cliente. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, è però grazie a questo che possiamo continuare a fare quello che ci piace – rimetterci in strada, pronti per il prossimo spettacolo.

    Tipo Baywatch, per dire

    Filed under: — JE6 @ 15:19

    Poco fa ho chiuso un ordine al telefono. Ho preso gli ultimi accordi di questa bizzarra triangolazione (un cliente di Bologna con il quale lavoro mediante un intermediario di Guetersloh, Germania del nord) mentre stavo nell’acqua fino al polpaccio cercando di capire dove diavolo si fosse cacciata la persona corta. In chiusura, la cliente mi ha salutato dicendomi “ciao, ci sentiamo lunedì – grazie e buon lavoro” e mi sono chiesto se il rumore della risacca le ha fatto pensare che di mestiere faccio, non so, il bagnino o cos’altro.