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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    10/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 23:23

    La fine del mondo non è dietro l’angolo. A meno che non sia già arrivata
    Commentando questo post, Angelocesare scrive: Pubblicità = Fine dei blog.
    Non fosse altro che perchè mi guadagno da vivere facendo il “marketer” – e quindi vorrei lasciarmi qualche speranza per il futuro – non sono d’accordo.
    Francamente, non fremo di libidine all’idea di vedere la blogosfera costellata di banner, interstitial, pop-up e via dicendo. Mi piace l’idea di frequentare un mondo no-profit, e addirittura di farne parte. Però, proprio il paragone con quello che nello slang economico si chiama “terzo settore”, mi fa dire che la fine del mondo non è dietro l’angolo, a meno che non si pensi che sia già arrivata.
    La beneficienza è diventata un lavoro per migliaia di persone. Le charities, quale che sia la loro dimensione, vivono di pubblicità, ed hanno giri di affari con molti zeri. Utilizzano esattamente gli stessi strumenti di comunicazione che vengono impiegati da aziende che hanno come scopo quello di portare a casa utili a due cifre percentuali. Questo inficia la bontà di quello che fanno? L’opera di Telefono Azzurro è meno nobile a causa del suo farsi pubblicità e del suo accettare sostegni da privati e, soprattutto, da aziende? Per quanto mi riguarda, fino a che non ricevo una prova contraria, la risposta è “no”.
    Se l’esempio è abbastanza chiaro, sposto il discorso sul blog. Trovassi domani un banner in casa di B.Georg, trasalirei di sorpresa, senza dubbio. Ma questo non mi porterebbe a scappare a gambe levate verso lidi meno compromessi. Anzi, sottoporrei i suoi post ad una lettura persino più attenta, per vedere se posso continuare a fidarmi di lui. In fondo, è quello che cerco di fare anche con gli altri media che uso per informazione o svago. Cerco di capire se il ritratto del mondo che mi offrono è (troppo) condizionato dai loro inserzionisti pubblicitari. Non credo che ci si dovrebbe comportare in modo diverso, navigando nella blogosfera, a meno che non si pensi che questo è un mondo soggetto a leggi diverse.

    09/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 16:12

    Bandiere
    Ancora su blog e denaro, in particolare quello che potrebbe venire dalla presenza di banner pubblicitari nei blog.
    E’ solo questione di tempo. Tra non molto, la blogosfera sarà abbastanza ampia, ed abbastanza frequentata, da essere valutata con attenzione dai pubblicitari. Alcuni blog saranno (almeno per quantità di accessi) l’equivalente di Canale 5 e Rai Uno, altri corrisponderanno a Telelombardia, Videolina e TeleNorba, altri si fermeranno al livello del giornale della parrocchia.
    Ci saranno strumenti più sofisticati di analisi e profilazione dei navigatori, si faranno indagini sulle loro propensioni politiche e su quelle di acquisto, si definiranno segmenti di natura socio-psico-demografica.
    Si stenderanno listini, nei media center nasceranno divisioni specializzate per vendere pubblicità sui blog.
    Insomma, si farà – nè più nè meno – tutto ciò che si fa con la televisione, con la radio, con la stampa, con il web, con le affissioni, con il direct mailing, con qualunque strumento di comunicazione.
    A quel punto, molti di noi (parlo di semplici cittadini, non di blogger) inizieranno a nutrire nei confronti dei blog e dei bloggers la stessa diffidenza che oggi nutrono nei confronti dei mass media, ritenuti – più o meno a ragione – schiavi della pubblicità, e quindi poco affidabili. Forse sarà quello il momento in cui qualcuno si darà da fare per far nascere il figlio del blog, puro come solo i bambini sanno e possono essere.

    08/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 16:50

    Piccoli blog continuano a crescere
    Se non altro, nella forma. Quanto al contenuto, beh, questo è quanto.
    Il nuovo look di Squonk è frutto del lavoro di Luca. Spero, incauto navigatore spiaggiato da queste parti, che ti piaccia quanto piace a me. Ma non è di questo che voglio scrivere.
    Luca è uno dei due sfortunati ai quali ogni tanto ammollo una mail di richiesta di consulenza tecnica. Fin dalla prima volta, mi ha risposto, il che, per me, ha rappresentato fonte di non scarso stupore.
    E adesso, questo regalo. Io, Luca, non lo conosco. So giusto dove vive, come si chiama, e qual è il suo indirizzo e-mail. Lui, di me, sa ancora meno (credo). Eppure.
    Mi fermo qui, perchè so di aver già scritto troppo, rispetto a ciò che Luca avrebbe voluto (poco più di niente). Questa sera vado a cercare la cartolina che gli ho promesso, e la devo trovare senza il Duomo.

    Filed under: — JE6 @ 13:18

    Marketing, denaro ed etica del blog
    Non molto tempo fa, Paolo Valdemarin ha postato un bell’esempio di utilizzo “business” dello strumento blog. Ieri, GGG ha postato una riflessione sull’utilizzo del blog come advertising media. La gran parte di noi conosce di persona altri esempi di blog che, pur essendo magari partiti con altri scopi, si sono trasformati in veicoli promozionali capaci di generare ritorni economici tangibili: questo, questo e, secondo alcuni, anche questo.
    Insomma, con i blog si possono fare i soldi. Tanti o pochi, non so, ed in fondo non è nemmento tanto importante. Si possono fare in prima persona (ergo, i soldi vanno in tasca al blogger), ma si possono fare anche in modo indiretto, sfruttando il consenziente blog altrui (ergo, comprando uno spazio pubblicitario sotto forma di banner, interstitial, pop-up e così via).
    Credo che questa sia una delle naturali evoluzioni dello strumento-blog.
    Ma sono convinto che, non appena la cosa prenderà un po’ piede, si scatenerà l’ennesima querelle, tra sostenitori della purezza del blog e del blogging, ed assertori della liceità della sua commerciabilità.
    Fin da ora, per quel che può interessare, mi dichiaro neneista: nè con gli uni, nè con gli altri.

    Filed under: — JE6 @ 09:50

    Senza fronzoli
    Avete mai pensato a quanto i bambini sono più intelligenti (o meno offuscati) di noi adulti?
    Ieri sera, in una casa del quartiere Gallaratese di Milano. Il padre, dopo aver terminato le operazioni di rientro a casa dalla trasferta romana, mette la testa dentro la propria camera, e nota la figlia duenne che fa salti e capriole sul letto. Con la sola parziale giustificazione della stanchezza mischiata al caldo, pone alla pargola una domanda di particolare acutezza: “Cosa stai facendo?”.
    La bimba, continuando nella sua attività ginnica, non si dilunga – come avrebbero fatto suo padre ed una grande quantità di adulti di sua conoscenza – in accurate descrizioni dell’evidenza. Tra un salto e l’altro, sorride e risponde: “Mi diverto”.

    07/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 00:27

    Alcune soddisfazioni della vita
    Ho impiegato qualche mese, ma finalmente sono entrato nel club di coloro che postano in orario notturno. I vantaggi dei viaggi di lavoro: cena a Trastevere, passeggiata per smaltire i bucatini, rapida visione dei commenti alla partita della Juve, connessione. E adesso, a nanna.
    Domani (anzi, oggi in serata, ad essere precisi), Squonk ritorna a Milano. Home sweet home.

    05/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 12:35

    Questo nick è proprio bello
    The Enforcer. Ecco come mi dovrei chiamare, stando al DJ Name Generator, segnalato da FFWD. Stando al mio dizionario, The Enforcer è colui/colei che fa rispettare, fa osservare, impone qualcosa. A guardare il bicchiere mezzo pieno, è il ritratto di un bravo ometto law&order. Ne parlerò con mia figlia, sempre che mi voglia ascoltare.

    Filed under: — JE6 @ 09:07

    Fast thinking, slow acting?
    OninO la butta lì con leggerezza: si possono far coesistere la velocità di pensiero e di reazione magnificate da J.L. Orihuela, con la voglia di silenzio e di osservazione del mondo reale con la quale Michele Marziani giustifica la (temporanea, si spera) chiusura del suo blog?
    Per me, sì. Ma vorrei tornare sopra alla convinzione che il mondo reale sta “fuori”, e per viverlo bisogna avere 48 pennarelli colorati invece che un computer (acceso).

    Filed under: — JE6 @ 08:59

    Parlare di politica, parlare di prodotti
    Scena di vita vissuta. Dopo aver rischiato più volte il taglio di un orecchio, ed aver costretto il fido barbiere a qualunque tipo di acrobazia forbicistica a causa della mia inusuale agitazione, mi dirigo verso la cassa per pagare. Il signore con il quale ho intessuto una discussione a distanza (lui su una poltrona, io su quella a fianco) sulla condanna a Previti, blocca il rasoio, gira finalmente la testa e mi dice con aria grave: “Lei, che è di sinistra, si faccia l’esame di coscienza, chè se non ce ne accorgevamo noi in Friuli, loro mica ci dicevano niente delle scorie di Chernobyl. Questo è il comunismo!”.
    Ecco, in Italia, di politica, si discute così. Dal barbiere, in ufficio, negli studi televisivi (barberìe dotate di telecamere), in Parlamento. Si uniscono due tecniche: la focalizzazione sui punti deboli, sulle incoerenze, sulle mancanze dell’avversario, e il salto da palo in frasca. Non si parla mai delle cose buone fatte dalla parte politica che si sostiene e dei vantaggi di cui il popolo italiano godrebbe nel seguire una certa linea politica: si preferisce darci dentro con la sistematica distruzione della posizione altrui. Non si dice perchè sia bene votare A, si dice perchè sia male votare B.
    Non solo: si preferisce non “restare sulla notizia” e discutere solamente di un unico tema, ma si passa consapevolmente a tutt’altro pur di avere un qualche tipo di vantaggio dialettico, anche se il secondo (ed il terzo, ed il quarto) tema scelto non ha nulla a che fare con il primo. Previti-Chernobyl, per intenderci.
    Ora, facciamo questo esercizio. Guardiamo, con la dovuta predisposizione al supplizio, una qualsiasi puntata di “Porta a porta” o di “Ballarò”. Arriviamo al primo break pubblicitario, e studiamo gli spot. I messaggi che passano sono positivi, sottolineano le superiori performance del prodotto, stimolano sensazioni di benessere e gratificazione, inducono a pensare che chi usa quel bene o quel servizio conduca una vita migliore, più serena, comoda, tranquilla e ricca di soddisfazioni. Con la sola eccezione dei carrier telefonici (e neanche tutti), nel nostro paese i comunicatori di marketing non usano la pubblicità comparativa, non la mettono in rissa, non parlano dei concorrenti.
    Adesso, torniamo a Vespa e Floris. Noi siamo sempre gli stessi, ma questi signori ci parlano in tutt’altro modo. Eppure, il loro obiettivo dovrebbe essere lo stesso: convincerci della bontà del loro “prodotto”. Chi è che sta sbagliando?

    04/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 10:55

    Gli uomini sono tutti uguali
    Non ho mai pensato, se non sotto l’effetto di sostanze lecitamente dopanti, che i blogger siano un’avanguardia composta da eletti, in grado di guidare la massa verso sorti magnifiche e progressive.
    Il modo in cui ci si scambiano attacchi personali, insulti, malignità, disinteressati consigli di rivolgersi a psicanalisti possibilmente costosi, mi fa pensare che la blogosfera non è altro che l’ennesimo specchio del mondo che creiamo ogni giorno. Niente di meno, ma certo niente di più.
    Finchè ci si trastulla con pompose amenità tipo “come le statistiche degli accessi modificano il modo di scrivere sul proprio blog”, beh, va tutto bene: si crea un idilliaco microcosmo, composto da signori in bombetta e signore in crinoline, che sorseggiano amabilmente una bibita fresca discettando dei massimi sistemi. Siamo persino disposti a darci ragione l’un l’altro.
    Quando si arriva a parlare di politica, i blogger (anche quelli di gran nome, anche quelli che hanno tanti link, anche quelli che hanno tanti accessi) discutono esattamente come gli avventori del barbiere di via Ugo Betti, o come i frequentatori del Processo di Biscardi.
    Il fenomeno è già stato analizzato – con la consueta proprietà – da B. Georg. Al momento, non ho molto da aggiungere (le riflessioni arriveranno tra un po’), se non che nel suo post mancava un po’ di malinconia. Ecco, se posso, quella la metto io.