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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    26/05/2006

    Same as Same-Govj

    Filed under: — JE6 @ 11:17

    Non so se a voi fa lo stesso effetto, ma a me questa cosa del mantello che rende invisibili ricorda molto le pubblicità della Same-Govj che hanno rallegrato la mia infanzia.
    Repubblica.it, Anima mia

    Chicago, anni Venti

    Filed under: — JE6 @ 10:45

    Per il lavoro che faccio, sono soggetto di parte. Sarà per quello che mi fa piacere leggere queste righe di Vittorio Zambardino su tutela della privacy, libertà di attività economica, bolge dantesche di codici e codicilli. Quanto siamo italiani.
    Siamo a questo paradosso: che nel paese dei centomila file di intercettazione, una sorta di Ikea del dato personale offerto al migliore offerente, chi manda una mail, senza precauzioni e cavilli, per offrire l’acquisto di un libro rischia la sanzione. Paradosso italianissimo, no?
    Vero, ci sono legislazioni diverse, l’America è un’altra cosa. Ma a meno di non voler dire con chiarezza che un pezzo di attività (libertà) economica è proibita, gli stati devono acconciarsi a parlarne liberamente con i cittadini.
    E lo stesso problema di trasparenza delle decisioni: in fatto di email marketing e di “scorie nucleari”.
    Ma per carità: niente leggi, codici di comportamento e azzeccagarbugli di associazioni di difesa. Semplificazione e limiti chiari. Contenitori di scorie sicuri, segnaletica esplicita. Le carte federali della federcalcio sono un volumone immenso. E guarda quanto hanno funzionato.
    Scene digitali

    Conoscerete la nostra velocità

    Filed under: — JE6 @ 09:25

    Nell’ultima settimana ho fatto duemila chilometri di autostrada. Cinquecento in Italia, altrettanti in Svizzera, un migliaio in Germania. Sono riuscito a tenere la stupefacente media di 77.8 Km/h, e – ciò nonostante – sono convinto di aver preso almeno un paio di multe per eccesso di velocità.

    25/05/2006

    Via Paolo Sarpi, Chinatown (MI)

    Filed under: — JE6 @ 08:51

    Io trovo esteticamente molto affascinante il Corriere della Sera scritto con gli ideogrammi.
    Corriere.it

    -ina

    Filed under: — JE6 @ 08:24

    Va bene la contiguità tra Repubblica e il nuovo governo, ma definire una misura correttiva di bilancio da 7 miliardi di Euro come “manovrina di impatto non traumatico” mi pare un tentativo di indorare la pillola francamente un po’ sfrontato.
    Repubblica.it

    24/05/2006

    Basta che non diventi come quello della Nastro Azzurro

    Filed under: — JE6 @ 13:42

    Lo segnalo perchè è il figlio di un quasi-collega (nel senso, uno che conosco e che lavora nel piccolo microcosmo del marketing diretto italiano); ma lo segnalo anche perchè Simone ha quattordici anni, ed è bello leggere le sue emozioni, le sue paure e le sue prime soddisfazioni di pilota motociclistico. Basta, appunto, che non diventi come quell’insopportabile ricciolino che faceva la pubblicità della Nastro Azzurro (quello che, adesso che non vince, è tutto un “soffriamo il chattering”, “le gomme non tengono” – do you remember Max Biaggi?)
    Ora sono un ragazzo che corre in moto

    Questa l’ho già sentita

    Filed under: — JE6 @ 10:50

    Dunque, nel 1994 il centrodestra si trovò in eredità dei conti disastrosi. Lo stesso avvenne nel 1996 al centrosinistra. Nel 2001 il centrodestra, ritornato nelle stanze dei bottoni, affermò di aver trovato un buco di dieci-quaranta-venti miliardi di euro (le versioni cambiavano di giorno in giorno, ma il tenore era quello). Adesso, il centrosinistra dice che i conti pubblici stanno messi peggio di come fossero nel 1996.
    Insomma, pare che non si riesca mai a toccare il fondo (per poi risalire). Siamo sempre capaci di scavare.

    23/05/2006

    Richiamo precox

    Filed under: — JE6 @ 11:13

    Io trovo abbastanza fantastico – e piuttosto scorante – il fatto che il PresDelCons debba già richiamare all’ordine i ministri, prima ancora di aver ottenuto la fiducia dal Parlamento.
    Repubblica.it

    22/05/2006

    Derive

    Filed under: — JE6 @ 09:09

    Continuo ad essere convinto che Report sia un’ottima trasmissione, resa ancora più preziosa dal fatto di essere una delle pochissime a praticare il famoso “giornalismo d’inchiesta”. Però mi sembra di notare una specie di deriva in stile “Mi manda RaiTre”, sia nei toni che nella descrizione dei fatti.
    Ieri sera, ad esempio, parlando dei bilanci Parmalat, gli autori del servizio hanno puntato l’indice su Deloitte ma non hanno parlato di Grant&Thornton; a quanto mi ricordo, la prima certificava il bilancio consolidato del gruppo, ma la seconda aveva l’incarico per i bilanci delle società operative – cioè quelli dove effettivamente si nascondevano le frodi; e la differenza, non occorre essere degli esperti di finanza o di contabilità, non è di poco conto.
    Sempre ieri sera, tanto gli autori dell’inchiesta quanto la Gabanelli si sono mostrati grandemente scandalizzati per quello che, secondo loro, è l’iniquo trattamento che le compagnie assicurative riservano alle donne quando queste iniziano a riscuotere le rate delle loro pensioni integrative (per farla breve: a parità di condizioni di età e di versamenti, un uomo riscuote mensilmente una somma maggiore rispetto ad una donna, che ha però un’aspettativa di vita decisamente più elevata e quindi, presumibilmente, incasserà una somma più piccola ma per un periodo di tempo più lungo), senza spiegare che, se non si applicano cautele di questo tipo, si fa facilmente la fine dell’INPS.
    Insomma, a me la Gabanelli continua a piacere – e molto; non vorrei vederla trasformata in un clone di Lubrano, di Vianello o – Dio ci scampi – di Anna Bartolini.

    19/05/2006

    Gruesse aus Stuttgart – 6. E poi basta

    Filed under: — JE6 @ 14:08

    Avresti un po’ di altre immagini di Stoccarda da lasciare ai pixel del blog, posto che interessino ai suoi lettori, e forse è meglio non indagare al riguardo.
    E’ che ti capita di camminare nella zona pedonale, in un silenzio fatto di vento e tacchi che passano leggeri, infilare le cuffie e sentire “Seventeen Again”, renderti conto con nostalgia e sollievo che non sono diciassette ma trentanove, chiamare casa, parlare con moglie e figlia, sentirne un po’ la mancanza, salire su un treno e scenderne pochi minuti dopo con il cielo che mostra uno squarcio nelle nubi, stare in piedi nel parcheggio dell’albergo a guardare i campi di mais sparire nel buio – ti capita di essere lì e non fare nulla che valga la pena di essere raccontato, ma solo ricordato. Vado a fare il pieno, si torna a casa.