Dimidiata
Io non so se ha ragione Tullio De Mauro, che scrive, come leggo da Lorenza, “Per il futuro economico del nostro paese migliorare l’italiano degli imprenditori, dei professionisti, dei politici, è perfino più vitale e urgente che migliorare i salari dei dipendenti. E non lo prenda come un paradosso”. So che leggo un pezzo del direttore del più diffuso quotidiano italiano, che per commentare le scelte di un partito politico parte dal 1861 e poi gioca il jolly scrivendo testualmente “ai transfughi rimaneva un’ identità dimidiata“ e so che a quel punto mi rifiuto di andare avanti perchè non ho nemmeno la voglia di fare dell’ironia, sono solo irritato ed abbattuto e di umore persino peggiore di quello che solitamente ho dopo aver dato una scorsa ai giornali.
Contaminazioni, Corriere.it
February 8th, 2008 at 20:34
Senza polemica, eh?, ma non capisco. Forse dimidiata non è proprio una parola comunissima, però non è sbagliata.
February 9th, 2008 at 07:24
Ma infatti. Vogliamo contare quanti sono coloro che, tra i lettori del Corriere che si avventurano a leggere un editoriale politico, conoscono il significato della parola? So benissimo che è corretta, ma mi pare un ennesimo esempio di quel “parla come mangi” di cui si scriveva qui qualche giorno fa. Il problema, appunto, è che Mieli parla – e mangia – così.
February 9th, 2008 at 12:29
Ah, capito. Io però talvolta la uso e non la mangio. Faccio male? 😉