Greetings from Las Vegas – 3. Grand
Entro all’MGM Grand sfinito da una ventina di ore di viaggio, incluso il ritardo a Chicago. In effetti è il mio primo vero contatto con Las Vegas. Gli alberghi e i casinò sono Las Vegas. Non sto nemmeno a descrivere la dimensione di questo posto, perchè non sono in grado. Si chiama Grand, d’altra parte. Ha più di cinquemila stanze; cinquemila. Solo l’MGM. Venetian e Palazzo, che sono collegati, ne hanno settemila, mi dicono; però sono due, e questo è uno. Comunque: cinquemila stanze. La reception ha trentasei postazioni. Nella main lobby c’è spazio per una partita di calcio a sette, o per un concerto, non so, dei Tiromancino. Funziona tutto 24/7, costantemente (in realtà non è vero: McDonald’s chiude tra le 4 e le 5 del mattino, immagino per le pulizie). I tre corridoi delle quattro ali dei ventinove piani sono lunghi come delle statali in Italia. La gente, letteralmente, sciama. Tra le slot machines, verso i taxi, in mezzo ai tavoli del blackjack. Il simbolo della MGM è un leone, giusto? Bene, verso l’entrata su Las Vegas Boulevard c’è la zona dove è stato preparato l’habitat per i leoni africani. Che stanno lì, a dormire e a farsi fotografare (a pagamento). C’è tutto, dentro l’MGM – negozi, ristoranti, impianti sportivi, teatro. Sono tutti così, questi posti: puoi entrare, e non uscire più fino al momento della partenza. Vita e morte a Las Vegas.