Greetings from Las Vegas – 4. Vero come il falso
Vegas, in fondo, è un enorme parco di divertimenti. Certo, sul concetto di divertimento si potrebbe discutere, ma lasciamo stare. I divertimenti, in questi grami tempi che viviamo, devono essere a tema – e così sono gli alberghi di Las Vegas. Così, il Paris è la copia di Parigi, ha il suo Arco di Trionfo, la sua Tour Eiffel, le sue stazioni di Montmartre e Concorde, i suoi bistrò, il suo acciottolato; il Venetian è la copia di Venezia, ha il canale, i ponti, le gondole, il cielo la cui luminosità sembrerebbe essere regolata sul fuso orario italiano. Il Bellagio ha il lago, contornato di olivi. Il Caesar’s Palace vuole essere una piccola Roma (piccola: la sola area dei negozi è grande, se non sbaglio i conti, come l’outlet di Serravalle Scrivia), i corridoi portano nomi come Appian Way e in mezzo ci si trova una copia fedele del David di Michelangelo, scolpito nello stesso marmo dell’originale (va bene, quello sta a Firenze: ma non stiamo a sottilizzare). La qualità delle riproduzioni, per chi conosce gli originali, è imbarazzante: d’altra parte, come si può ragionevolmente pensare di riprodurre Venezia? Eppure. Mi dicono che l’85% degli americani non ha il passaporto; vengono qui, e credono di essere andati a Parigi, o sul lago di Como. Ieri sera attraversavo il Venetian in compagnia di Giuseppe, e tutto ciò che potevamo fare era ridere – perchè o ridi, o cerchi una mazza ferrata e ti trasformi nel Michael Douglas di “Un giorno di ordinaria follia”. La cifra stilistica di Las Vegas è il falso, un falso abbastanza accurato da risultare affascinante agli occhi di chi non conosce i riferimenti reali, ma abbastanza approssimativo da non essere troppo costoso – e quindi essere alla portata di tutti, o quasi. La vera natura di Las Vegas sta nelle slot machines, e quelle le si trova dappertutto, e quelle sono uguali dappertutto – non importa se incastonate in una finta rue parigina o in una finta calle veneziana: il resto è orrore, in confezione regalo.