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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    24/02/2008

    Greetings from Bordeaux – 1. Violazione della privacy

    Filed under: — JE6 @ 21:39

    Esco dall’albergo e mi faccio incuriosire da una viuzza lastricata e da uno spiazzo nel quale quattro ragazzi giocano a due contro due avendo un muro e un paio di maglioni come porta.
    Gli passo a fianco per non disturbarli e raggiungo il marciapiede, sul quale occhieggiano le finestre di alcune abitazioni del seminterrato. Butto l’occhio dietro le tende di una di queste finestre, rallento il passo per osservare il piccolo divano, il tavolo di legno, il televisore acceso, una manciata di piccoli quadri alla parete. Poi nell’inquadratura impressionista entra un omone vestito solo di un paio di slippini azzurri; non si accorge di me perchè discute animatamente al telefono, e così ho il tempo sia di guardarlo sia di chiedermi se sia il caso di fotografarlo. E penso che no, non sia il caso.

    23/02/2008

    Barbarismi

    Filed under: — JE6 @ 11:06

    Per una mezz’ora abbondante, ieri sera, ho pensato che l’intervista che Giuliano Ferrara stava rilasciando a Daria Bignardi si stava tramutando nel più potente e preciso boomerang elettorale per l’Elefantino che io mi potessi augurare. Durante quella mezz’ora ho creduto che ad ogni parola, ad ogni tamburellamento di dita, ad ogni alzata di sopracciglio corrispondesse un voto in meno. Poi ho realizzato che è la stessa cosa che penso da quindici anni a questa parte, ogni volta che sento parlare Silvio Berlusconi.

    Non che avessi bisogno di conferme al riguardo, ma il disprezzo contenuto nelle parole e nel tono di voce con cui Ferrara ha apostrofato la Bignardi (“Ma dove vivi! In uno studio televisivo…”) lo hanno rivelato ancora una volta per quello che era, è e sempre sarà: uno spocchioso intellettuale di sinistra della peggior specie. Io non so se Daria Bignardi sia o meno una sciuretta della Milano dell’happy hour progressista e modaiolo: le quattro volte che l’ho incontrata di persona, per un fuggevole saluto ed una ancor più rapida stretta di mano, non me ne ha dato l’impressione – nè per atteggiamento personale nè per i luoghi nei quali ci trovavamo. Ma questo non vuol dire nulla, ovviamente. So però che ieri sera la sciuretta mi dava l’impressione di essere quella che vive nel mondo, e il Torquemada fogliante sembrava essere stato da poco estratto a forza dall’esilio nella biblioteca del monastero del “Nome della rosa”.

    [Per inciso, con il senno di poi mi è dispiaciuto che alla signora Bignardi non sia venuto in mente di ribattere al suo ingombrante ospite, chiedendo dove avesse vissuto lui negli ultimi dieci o quindici anni: a me risulta in una redazione di giornale e in uno studio televisivo, ma magari mi sbaglio]

    Un trascurabile effetto collaterale della tirata ferraresca sulla Milano debosciata di cui Daria Bignardi sarebbe la degna rappresentante catodica è stato quello di avermi fatto sentire, per la prima volta dopo moltissimo tempo, orgoglioso di essere milanese.

    Venendo ai contenuti, finalmente ho avuto modo di sentire dalla viva voce del progettista in cosa consiste il programma della lista pro-moratoria; ma dire che io lo abbia capito sarebbe una disdicevole menzogna. Nel calderone mi pare che entrino la condanna delle pianificazioni familiari di stato in Cina, l’uso dei contraccettivi nei paesi occidentali – in primis la Francia -, l’eugenetica, gli aborti delle immigrate in Italia e Dio solo sa ancora cos’altro. Purtroppo, nella parte di discussione sul perchè le immigrate – più o meno clandestine – abortiscono, l’analisi fatta da Ferrara mi è parsa decisamente più credibile di quella fatta dalla Bignardi.

    [Continua?]

    22/02/2008

    E tre anni in più sono un capitale di esperienza

    Filed under: — JE6 @ 14:49

    Continuiamo con il work in progress delle inclusioni-esclusioni nel/dal PD:
    Fuori Ciriaco De Mita, anni 80.
    Dentro Umberto Veronesi, anni 83.
    Un piede dentro e uno fuori Giacinto Pannella detto Marco, anni 78.
    [Secondo me c’è una logica matematica dietro tutto questo, ma non ho ancora capito qual è]

    Chissà se lo fanno apposta

    Filed under: — JE6 @ 13:33

    Mi piacerebbe sapere quanta parte di sventatezza e quanta di perfidia c’è nella definizione giornalistica di “Liste pulite” – specie parlando di Forza Italia.
    Repubblica.it

    Bilanciamenti necessari

    Filed under: — JE6 @ 10:01

    Un consiglio da amico, rivolto soprattutto ai lettori maschi almeno quarantenni con padre ancora vivente, è quello di comprare “Patrimonio” e ritagliarsi mezza giornata per leggerselo senza interruzione. Farà male, e più volte: ma alla fine (forse) vi sentirete addirittura sollevati.
    Poi, però, passate a qualcosa di più leggero – dico, anche Vanity Fair va bene. Io sto leggendo l’ultimo saggio di Sofri, ma credo di aver bisogno di Topolino.

    21/02/2008

    Due anni son mica pochi, in effetti

    Filed under: — JE6 @ 13:39

    Vedo che molti fautori del rinnovamento della politica italiana, tra i quali un buon numero di paladini del giovane Obama, plaudono alla giubilazione dell’ottantenne Ciriaco De Mita e alla contemporanea inclusione “faticosa, laboriosa, difficile, ma importante” del settantottenne Marco Pannella nel pacchetto elettorale del PD.

    20/02/2008

    Come quelli che vincono i mondiali

    Filed under: — JE6 @ 20:57

    A volte vale la pena partire solo per come si è accolti quando si rientra.

    In loving memory (of Blog Age)

    Filed under: — JE6 @ 20:41

    Adesso si fa un BarCamp alla settimana – al punto che gli snob come me si fanno un punto d’onore dello starsene a casa, che a scuola ci hanno insegnato che l’inflazione è una cosa brutta – ma c’è stato un periodo nel quale ci si incontrava per la prima volta [1], e la seconda sarebbe stata a molti mesi di distanza. E non è detto che fosse un male.
    [1] E quindi venivano fuori dialoghi come questi, sul serio:
    – Ciao, sono Squonk.
    – Ciao, sono il server di skip Intro.
    Blog Notes (via Wittgenstein)

    Nazionalizza-che?

    Filed under: — JE6 @ 16:10

    Leggendo frettolosamente delle vicende della Northern Rock, la banca inglese travolta dalla crisi dei mutui e nazionalizzata dal governo (che ha così aumentato il debito pubblico nazionale della bazzeccola di 120 miliardi di Euro), pensavo a quanti di noi non hanno nemmeno la più pallida idea di cosa sia una nazionalizzazione. Ci tramandiamo la storiella dello Stato che fabbricava i gelati, ma parliamo di una cosa che non conosciamo, perchè siamo nati e cresciuti nel culto del privato, dello Stato che deve mettere regole ma non essere parte attiva in economia. E credo che la gran parte di noi, se richiesta di una spiegazione, non saprebbe dire perchè deve essere così. Il che non è una cosa buona, io credo.
    Reuters

    19/02/2008

    Greetings from York – 3. Ye Olde Starre Inne

    Filed under: — JE6 @ 20:56

    Naturalmente so bene che il posto dove mi siedo a mangiare e soprattutto bere (e più ancora: a sfuggire il freddo polare che sta facendo ghiacciare le strade della città alle sei di sera, neanche fossimo a Varsavia) non ha più nulla a che fare con l’Inn aperto a metà del 1600. Però, crederlo non fa male a nessuno: e quindi.