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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    14/02/2008

    Anche io, per dire

    Filed under: — JE6 @ 13:42

    Leggendo l’intervista a Flavio Briatore pubblicata sul Magazine del Corriere della Sera di oggi non ho potuto evitare di pensare che con le domande giuste può fare bella figura praticamente chiunque.

    Darsi lustro

    Filed under: — JE6 @ 06:48

    Questo blog oggi compie cinque anni di (onorato?) servizio, se la memoria non inganna.

    13/02/2008

    Campione non rappresentativo

    Filed under: — JE6 @ 16:58

    Io sono uno di quelli che sostiene che la blogosfera, almeno nei suoi comportamenti primari, non è diversa dal mondo “là fuori”. Però l’altra sera, delle otto persone intorno al tavolo due avevano votato Rosa nel Pugno – roba da far andare in esilio Giuliano Ferrara.
    [Dimenticavo: qui si enZorsa con entusiasmo e partecipazione]
    Vassar Storie(s), Akille

    Il solo dell’avvenire

    Filed under: — JE6 @ 13:40

    Buon ultimo, dirò che l’idea veltroniana del correre da soli non mi dispiacerebbe neanche, se solo fossi convinto del fatto che il PD è un partito e non un insieme di gruppi e correnti, la gran parte dei quali tutt’altro che desiderosi di rispettare il principio di maggioranza.

    Consigli per stare meno peggio

    Filed under: — JE6 @ 11:03

    E’ da qualche giorno che passo davanti alla libreria, con la tentazione di prendere in mano e rileggere un libro magnifico ma doloroso. E non so decidermi, non so se sia un bene, se valga la pena provare nuovamente ansia e pena. Il libro è “Pastorale americana” di Philip Roth. Ora, magari un libro così ce l’avete anche voi, e mi piacerebbe sapere qual è – se non altro per starne alla larga.

    12/02/2008

    Saluti da Roma ‘08 – 5. Scalando i colli

    Filed under: — JE6 @ 10:11

    Ieri pomeriggio ho fatto la tratta di metropolitana Flaminio-Termini fissando attonito un alpino, in divisa, scarponi, cappello, piuma e rubiconda faccia – appunto – da alpino.

    Saluti da Roma ’08 – 4. Io vi amo a voi romani

    Filed under: — JE6 @ 08:47

    Per una volta, mi spingo a parlare non dei luoghi che vedo, ma delle persone: sapendo di arrischiarmi, e non poco, nel prendere un campione fatto da una manciata di persone e usarlo per un ragionamento generale.
    La prima cosa che mi viene da dire è che, almeno ai miei occhi, Roma ha una straordinaria capacità di annullare le origini; così, mentre a Milano una veronese rimane piuttosto distintamente una veronese e un palermitano resta un palermitano, qui tutti sembrano romani – anche quelli (la gran parte) che non lo sono nè di nascita nè di origine: e più la frequentazione con la città è lunga, più la romanità – qualunque cosa essa sia – sembra diventare parte integrante delle persone che vivono da queste parti.
    La seconda cosa che mi viene da dire, ed è diretta conseguenza della prima, è che ogni volta provo la sensazione che se per un caso della vita mi dovessi trasferire qui – a Roma, voglio dire – subirei felicemente la stessa metamorfosi. Non è una cosa che posso dire di altre città.
    La terza cosa che mi viene da dire è che un milanese dovrebbe venire a Roma almeno due-tre volte all’anno, e uscire – unico padano – con un gruppo di romani, e farsi fare nero dal loro linguaggio immaginifico, dal loro sarcasmo, dal loro cinismo millenario. Per dire, ma questa frase non so se la capiscono nemmeno le otto persone che ho incontrato ieri sera grazie ai buoni uffici di una persona che non esito a definire “amico” – per quanto l’espressione sia orrendamente abusata -, la cena di ieri sera è stata “curativa”. Poi, chissà, ognuno ha le medicine che si merita, ma questo è un altro discorso.

    11/02/2008

    Saluti da Roma ’08 – 3. La pianta di limoni

    Filed under: — JE6 @ 17:54

    Per i casi della vita, in tante volte che sono stato a Roma non avevo mai messo piede in via Margutta; e per un caso della vita oggi mi hanno spostato un appuntamento da Ciampino a – appunto – via Margutta (non senza avermi comunque fatto andare a Ciampino: ma questa è un’altra storia).
    Così il tassista mi ha lasciato in via del Babuino, all’inizio di Vicolo dell’orto di Napoli – e un giorno poi scriverò qualcosa sui nomi delle vie di questa città; il vicolo incrocia via Margutta proprio davanti alle due piccole vetrine di un corniciaio, incastonate dentro un muro rosso mattone. Mi avvicino, guardando prima il piccolo balcone al primo piano, con le imposte verdi e due piccoli vasi con fiori che sembrano ciclamini, e poi le vecchie cornici in vetrina, un libro intitolato “Fregi e sfregi di Roma”, una manciata di ombrelli e un casco per andare in scooter. Mancano stranamente i rumori, in via Margutta, almeno alle tre di un pomeriggio di febbraio. Due vigili scherzano con una coppia che spinge un passeggino. Mi fermo a leggere un’iscrizione che andrebbe portata a Napoli, scritta nel 174x (l’ultima cifra è andata persa): “D’ordine di Mons.re ill.mo e rev.mo Presidente delle strade si vieta a tutte e single persone di fare mondezzaro nella via Margutta pena di scudi dieci per volta et altre pene corporali – nerbate – ceppi – giri di rota – o come il mastro di strade volesse assecondo l’età e il sesso”. E poi non so perchè, alzo la testa. E su un piccolo terrazzo vedo una pianta di limoni – e c’è un limone, il che non è strano, ovviamente, ma ai miei occhi in quel momento è quasi fantascientifico: mi ricordo di un viale che scendeva verso la stazione di Mergellina, a Napoli, con gli aranci carichi – poi suona il telefono, e insomma, non si può aver tutto dalla vita.

    Saluti da Roma ’08 – 2. Due ruote

    Filed under: — JE6 @ 12:23

    Dubito di essere un rilevatore statistico affidabile. Però direi che a Roma ci sono tanti scooter quante sono le biciclette ad Amsterdam.

    Saluti da Roma ’08 – 1. Pizza, birra e vin brulè

    Filed under: — JE6 @ 08:27

    Non ci vuole un grande intuito per capire che Trastevere, non appena il clima diventa un po’ più clemente, dev’essere un inferno di turisti sandalati, gite scolastiche in tempesta ormonale e ubriachezze variamente moleste. Dopo cinquanta metri perdo il conto dei locali dediti allo spaccio di birra (e fuggevolmente mi viene da pensare che, chissà perchè, non mi viene da collegare Roma alla birra: al vino dei castelli, forse, ma alla birra no – è che i tempi passano, e Aldo Fabrizi è morto da tanti anni); però, sarà perchè l’erba del vicino è sempre più verde, questa specie di enorme centro commerciale della media-a-cinque-euro emana comunque un fascino quasi invincibile su uno che viene da un posto dove alle undici di sera è difficile persino riuscire a bere un caffè, un fascino a malapena scalfito da un rettangolo di carta scritto a mano che mi invita, per soli tre euro, a riscaldarmi con un vin brulè (e non dubito che dentro sarebbero ben lieti di offrirmi un punch).