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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    11/02/2008

    Manca la donna cannone, poi siamo al completo

    Filed under: — JE6 @ 01:03

    Essere sullo stesso aereo di Bruno Tabacci, Max Giusti, Antonella Boralevi, Massimo Caputi e Giucas Casella dà l’idea di essere al circo Barnum, altro che Alitalia.

    10/02/2008

    Cattivi presagi

    Filed under: — JE6 @ 18:19

    Per la prima volta in molti anni, il fast check-in di Alitalia mi ha riconosciuto e mi ha stampato la carta d’imbarco.

    L’erba del vicino

    Filed under: — JE6 @ 08:09

    Da queste parti non si sono mai nascosti l’amore per l’estero, per ciò che sta oltre confine, e l’invidiosa ammirazione per risultati concreti e atteggiamenti personali che si toccano con mano incontrando americani e tedeschi, spagnoli e sloveni, lettoni e portoghesi.
    Questa ammirazione è, appunto, invidiosa: perchè si nutre della spiacevole sensazione di spreco che prende allo stomaco nel vivere quotidianamente in questo paese: spreco di noi stessi, delle nostre capacità. della nostra intelligenza, delle nostre risorse. E’ una sensazione che porta a dire, per contrappasso, che l’erba del vicino è certamente più verde: e a dirlo con ancora maggiore convinzione; ma anche con minore lucidità.
    Perchè lo sappiamo che ognuno ha i suoi guai. Sarkozy si arrende ai tassisti nè più nè meno come Bersani e Veltroni; i belgi ci impiegano sei mesi – sei – per fare un governo; i laburisti inglesi convivono con lo scandalo dei peerages venduti agli amici e agli amici degli amici – una cosa di fronte alla quale l’occupazione militare della sanità campana fatta dai mastelliani è un giochetto da educande. E potremmo andare avanti di questo passo, a lungo, se avessimo tempo e voglia.
    Io provo sempre un imbarazzo fortissimo nel dover parlare della politica italiana quando sono all’estero: mi vergogno, sinceramente. Ma vedo che anche gli altri hanno il mio stesso atteggiamento, con pochissime eccezioni – quelle, appunto, che confermano la regola. Sarà che è facile parlare male dei politici e della politica, non so. Ma è così, credetemi. Ed è pensando a questo imbarazzo, a questo fastidio, a questa repulsione che a me pare di avvertire a quasi ogni latitudine che sento un fastidio crescente per il modo – come si dice: provinciale? ecco – in cui moltissimi seguono eventi anche importanti come le primarie americane. Per Barack Obama c’è più entusiasmo a Milano che a Chicago, e si arriva a sostenere una sciocchezza imbarazzante come quella secondo la quale la politica americana è meno dipendente dalla televisione di quanto non sia quella italiana solo perchè non ne possiamo più di Vespa e Mentana e Floris (e praticamente chiunque altro). Cerchiamo in casa altrui ciò che crediamo di non avere e non poter avere in casa nostra: senza sapere o, peggio, senza voler vedere che gli altri fanno lo stesso. E facendo la figura degli adolescenti capricciosi: che forse è proprio quello che siamo.

    09/02/2008

    L’estraneo

    Filed under: — JE6 @ 18:56

    Mi dicono che a Milano oggi si festeggiava il Carnevale – vedi i vantaggi dell’abitare in periferia.

    Qualunquismi quotiani

    Filed under: — JE6 @ 14:51

    Mi pare che un sano “echissenefrega” sia il commento più indicato per il 90% delle cosiddette notizie del giorno – il PdL, la Winehouse che, o poveretta, canta via satellite, cose così.

    08/02/2008

    Certo, e Babbo Natale ha una renna di nome Rudolph

    Filed under: — JE6 @ 12:05

    Dice Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti che la politica americana è meno legata alla tv di quella italiana.
    Wittgenstein

    Dimidiata

    Filed under: — JE6 @ 10:54

    Io non so se ha ragione Tullio De Mauro, che scrive, come leggo da Lorenza, “Per il futuro economico del nostro paese migliorare l’italiano degli imprenditori, dei professionisti, dei politici, è perfino più vitale e urgente che migliorare i salari dei dipendenti. E non lo prenda come un paradosso”. So che leggo un pezzo del direttore del più diffuso quotidiano italiano, che per commentare le scelte di un partito politico parte dal 1861 e poi gioca il jolly scrivendo testualmente “ai transfughi rimaneva un’ identità dimidiata“ e so che a quel punto mi rifiuto di andare avanti perchè non ho nemmeno la voglia di fare dell’ironia, sono solo irritato ed abbattuto e di umore persino peggiore di quello che solitamente ho dopo aver dato una scorsa ai giornali.
    Contaminazioni, Corriere.it

    Ridimensionamenti

    Filed under: — JE6 @ 07:47

    Il titolare qui pensa che il PD che si presenta in solitaria alle elezioni, lungi dall’essere l’epocale novità che tanti decantano – cosa dovrebbe avere un partito politico, se non una “vocazione maggioritaria”, mi piacerebbe saperlo – è (forse) il minore dei mali. In attesa del “dopo”, naturalmente.

    07/02/2008

    Al passo con i tempi – Reprise

    Filed under: — JE6 @ 14:08

    A me l’associazione dei laureati della Bocconi che annuncia lo sbarco su Facebook fa la stessa impressione di Daniele Bossari che dice “collegatevi dal vostro terminale e scriveteci”.
    Alumni Bocconi

    Un po’ come la cocaina, però a gratis

    Filed under: — JE6 @ 09:19

    Non ho grandi esperienze nel ruolo di intervistato, ma immagino che un neofita possa essere preso dalla vertigine dello smarrimento e dell’emozione nel trovarsi una nuvola di microfoni sotto il naso. Un neofita, appunto. Ma che un segretario di partito, uomo aduso al rapporto con i media, professionista della dichiarazione, possa elaborare una frase come “(noi siamo per) Una lista gollista con dentro Forza Italia, An, Nuova Dc, Nuovo Psi, Pensionati e Mastella” – una cosa nella quale mancano solo il clown Scaramacai, Capitan Uncino e gli Harlem Globetrotters – fa davvero pensare che l’effetto stupefacente generato dalla sola idea di otto secondi di sound bite al TG5 sia potente quanto quello di una striscia di cocaina.
    Repubblica.it