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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    07/02/2008

    Sempre tristezza è

    Filed under: — JE6 @ 08:23

    Ora, magari quello di suscitare tristezza nel visitatore-spettatore era effettivamente lo scopo dell’Artista: ma il titolare qui preferirebbe intristirsi per il ricordo di diciannove morti, non per la bruttezza del mausoleo funerario.
    Repubblica Roma

    06/02/2008

    Al passo con i tempi

    Filed under: — JE6 @ 15:55

    Poi dice di non fare zapping – sabato mi sarei perso Daniele Bossari (anni 33, per la cronaca) dire “ragazzi, siamo in diretta, per cui se volete mandarci le vostre mail collegatevi dal vostro terminale e scriveteci”.
    [A Maddalena Corvaglia sono quasi saltati fuori gli occhi dalle orbite per l’incredulità – gli attributi femminili erano saltati fuori dal vestitino già da tempo]

    Vuoi vedere che tutto il mondo è paese

    Filed under: — JE6 @ 11:47

    L’acuta analisi di politica estera del giorno dice che la larga maggioranza degli americani vota per due che proprio giovanetti non sono.

    A noi ci rovinano gli americani

    Filed under: — JE6 @ 09:40

    Stavo per scrivere un paio di righe piuttosto ironiche su alcune mie conoscenze che hanno passato buona parte della notte saltando da Twitter a Fox News per seguire il SuperTuesday – quando avrebbero potuto tranquillamente aspettare le dieci del mattino per sapere i risultati.
    Poi mi sono ricordato che lunedì sono andato a letto alle 4.15 perchè ho guardato il SuperBowl (e alle 6.30 ero nuovamente in piedi, e senza l’ausilio della sveglia, ma questa è un’altra storia).

    05/02/2008

    Consigli inutili

    Filed under: — JE6 @ 17:17

    A uno che dice “serve un accordo di autodifesa non programmatico” verrebbe da rispondere “parla come mangi” – se non si fosse consapevoli che è esattamente quello che fa.
    Repubblica.it

    La saggezza del commerciante

    Filed under: — JE6 @ 09:12

    Un cartello per questi tempi qui: “Le sinistre mancanti vi verranno date al momento dell’acquisto” – chissà che ne dice Uolter.

    04/02/2008

    Fringe benefit

    Filed under: — JE6 @ 13:50

    A quanto pare, tra gli strumenti di produttività aziendale adesso bisognerà includere l’assistente disponibile all’amplesso sopra – o sotto – la scrivania (capito, adesso, perchè Bill Clinton era un grande presidente?)
    Repubblica.it

    Prima o poi si dovrà pur toccare il fondo

    Filed under: — JE6 @ 12:02

    Per dire come siamo messi, qui si pensa che la famigerata coalizione PD-FI di cui parla oggi il Giornale non dovrebbe essere poi molto peggio delle millemila coalizioni fin qui viste all’opera.
    Il Giornale

    03/02/2008

    Un programma ambizioso

    Filed under: — JE6 @ 09:34

    Ieri ho sentito la persona corta andarsene in camera sua annunciando “Vado a scrivere un libro”.

    02/02/2008

    Mangiando spine

    Filed under: — JE6 @ 11:05

    [Post di lunghezza spiacevole. Consigliato unicamente a perditempo in mood da pessimismo cosmico leopardiano]

    Qualche tempo fa mio padre raccontò a me e mio suocero una scena della sua adolescenza. Doveva essere il 1943, più o meno, e alle porte del suo paesino natale si era accampata una guarnigione tedesca (il che la dice lunga sull’insensatezza della guerra, per inciso). Un giorno un gruppo di soldati entrò in paese e si avvicinò ad un capannello di ragazzi e bambini, tra i quali mio padre, che tornava dai campi. Una bambina portava un secchio pieno di fichi d’india. Uno dei soldati andò a guardare il contenuto del secchio: chissà da dove veniva, se da una piccola valle alpina o dalla foce dell’Elba – quel che è certo è che non aveva mai visto un fico d’india in vita sua. Capì solo che si trattava di un frutto, e lui aveva fame: così mise la mano nel secchio e prese una di quelle uova rossastre e spinose e se la portò alla bocca; lo fece tanto velocemente da non aver tempo di provare dolore alla mano, e da non lasciarne agli inebetiti bambini sardi, che lo guardavano stupefatti, di impedirgli il gesto insano. Pochi secondi dopo, di fronte alle grida disperate del soldato che si ritrovava con la lingua e il palato pieno di spine, i suoi compagni – che pure loro mai avevano visto sa morisca – non seppero fare di meglio che spianare i mitra in faccia ai ragazzini terrorizzati, supponendo forse che fossero dei partigiani in miniatura, o chissà cosa. So che mio padre ha provato tanta paura in vita sua solo un’altra volta nella sua vita, nonostante i rischi di una certa parte della sua vita militare: e fu quando, all’età di dieci anni, venne lasciato solo, in piena notte ed aperta campagna, con il paese lontano chilometri e nel buio più fitto che si possa raccontare (non so voi: ma io il buio, quello vero, non sono capace di immaginarlo: semplicemente, non lo conosco), a custodire una mandria.
    Per una strana connessione mentale, questo episodio mi è tornato in mente questa mattina, quando pensavo che, se non avessi avuto i famosi impegni inderogabili, magari un salto a Udine per State of the Net lo avrei anche fatto – forse più per vedere gente che per fare cose, più per curiosità che per convinzione. E per un’altra strana connessione mentale, mi sono ricordato di Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, che in una delle millemila interviste e comparsate promozionali per il lancio del suo ultimo disco dice che lui è proprio tanto fiducioso nel futuro, che la tecnologia ci consente di fare delle cose straordinarie – e lo dice in un modo che, buon dio, pare ci creda davvero.
    Ora, non so: forse Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti ha ragione. Oggi, quando rispetto all’episodio raccontatomi da mio padre siamo nel futuro, un gruppo di soldati tedeschi che minaccia di morte un branco di scalcagnati bambini italiani perchè si sente minacciato da un frutto è un evento non voglio dire proprio impossibile: ma altamente improbabile, beh, quello sì. Oggi viaggiamo, siamo informati, istruiti. Abbiamo denaro, strumenti e possibilità di usarli. Uso volutamente il “noi”, perchè sono convinto che tutti, ma proprio tutti, stiamo – almeno potenzialmente – meglio di quanto stavano i nostri genitori ed i nostri nonni. Ci sono delle buone ragioni per pensare che i nostri figli, o almeno i nostri nipoti, staranno peggio di quanto stiamo noi oggi? Certo: il global warming, l’esaurimento delle scorte petrolifere, i fanatici religiosi. Ma in fondo ogni epoca ha avuto davanti a sè problemi che in quel momento parevano – date le risorse e le conoscenze di quel momento – irrimediabili. Eppure, siamo ancora qui a raccontarla.
    E quindi, mi ripeto, forse Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti ha ragione. Ci penso su, e mi dico che è sicuramente così; che ha ragione lui, che hanno ragione quelli che vedono il progresso nella tecnologia, negli strumenti che l’intelletto umano è stato capace di ideare e realizzare. Hanno ragione quelli che non solo vedono il bicchiere mezzo pieno, ma addirittura pensano che il bicchiere si riempirà: e per tutti.
    Così mi ripeto che devo scuotermi di dosso questo malumore sfiduciato, che devo pensare positivo (evidentemente l’influsso di Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti sulla mia vita è superiore a quanto pensavo), che l’Armageddon non è dietro l’angolo, che – pur non essendolo io di natura – dovrei fidarmi un po’ di più dei pionieri, dei sorridenti, degli ottimisti razionali. E allora, prendo il secondo Aulin della giornata; e ci provo (ma mi è difficile, oh quanto mi è difficile).