Palinsesto estivo
Oh, viandanti chez Squonk: oggi va in onda l’ultima puntata di Forza Idillio.
Ho parlato con uno degli sceneggiatori, mi ha detto di star tranquillo, che la soap riprende a settembre.
29/07/2003
Piccolo saggio sul Ridere
Il buon Dio, dopo aver creato il cielo, gli animali, le piante, insomma dopo aver creato il Creato, stette un po’ lì a guardarsi attorno pensando fra sé: “Ho fatto tutto ‘sto po’ po’ di lavoro, e nessuno mi dice Bravo! Oppure Io avrei fatto così o cosà …Il mio lavoro ora come ora risulta troppo perfetto e la Perfezione spetta solo a me, sennò s’inflaziona, non stupisce più e produce la noia. Ma contro la noia, cosa posso creare?â€
Pensa che ti ripensa, ecco l’Illuminazione Divina: “Eureka! Ho bisogno di Terra, Acqua, Miele, Fiele e Sale. Mescolando la terra con l’Acqua farò il fango; nel fango impasterò il Miele donatore di dolcezza ed il Fiele, dispensatore di malvagità . Poi modellerò un Essere a mia immagine e somiglianza ed il Sale glielo spargerò sulla testa per conferirgli l’INTELLIGENZA…â€.
Radunati tutti gli ingredienti il padreterno si mise al lavoro. Fabbricato Adamo, gli alitò in faccia per animarlo; ma il potente soffio del fiato divino fece volar via gran parte dei granelli di Sale sparsi sulla superficie di quel cranio fangoso.
“Pazienza†sospirò il buon Dio “Quel po’ di Sale rimasto dovrebbe essere sufficiente per fornire all’uomo l’intelligenza necessaria. E se non gli bastasse, amen: ci sarò sempre io ad aiutarlo.â€
La carenza di sale nella zucca di Adamo diede immediatamente i suoi frutti; prima la cacciata dal paradiso terrestre per colpa di Eva, che divideva equamente i grani di Sale del consorte; poi la faccenda di Caino con il complesso del figlio unico e avanti così, per secoli e secoli. Ciò dimostra come la nostra stirpe, discendente da un cranio carente di sale, non possa sempre definirsi dotata di un particolare acume, ma che abbia spesso del comportamenti sciocchi (la parola “scioccoâ€, infatti, significa letteralmente “privo o quasi privo di saleâ€).
Ma ammettere di considerarsi un po’ sciocchi, e di amare anche le cose un po’ sciocche, non è grave, anzi. Persino Seneca, nel De tranquillitate animi, scriveva che “Non vi fu alcun grande ingegno senza un poco di demenzaâ€. Demenza intesa in senso amabile; una persona può essere un genio riconosciuto ufficialmente, una persona degnissima e affidabile e, nonostante ciò, comportarsi a volte in modo un po’ folle, vagamente gnocco o semplicemente frivolo. (…)
Nessun essere umano ne è immune; nessuno, ma proprio nessuno può dire: “Io non ho mai sbagliato una volta, io non ho mai detto un’assurdità o compiuto un’azione bislacca in vita miaâ€
Soltanto coloro che sono affetti dal micidiale morbo della “Padreternìte†vivono beati nell’autoconvincimento di essere sempre perfetti, sempre intelligenti, perennemente furbi, eternamente seri; e a noi miseri uomini e donne normali la cosa va benissimo, perché proprio i suddetti son quelli che ci offrono in continuazione occasioni di divertimento, grazie ai loro comportamenti e ragionamenti decisamente grulli.
Senza condurre nulla al paradosso, basta essere muniti di una buona ed indispensabile dose di senso dell’umorismo per riuscire a rintracciare il “buffo†ed il “ridicolo†in qualsiasi situazione, anche in quella apparentemente più banale, seria o disgraziata; non per nulla Pirandello affermava che l’Umorismo nasce spesso dal suo esatto contrario. (…)
Ridiamo per sdrammatizzare, cioé per allontanare il dramma, la tristezza, anche la semplice noia.
Molte sono le citazioni autorevoli sull’argomento.
Giovannino Guareschi, ne L’italiano non pensa mai solo, affermò: “ L’umorismo tende a semplificare le cose. Offre la possibilità di controllare i propri sentimenti e di spogliare di ogni sovrastruttura retorica gli avvenimentiâ€.
Lorenzo Sterne ebbe come opinione fondata che il riso potesse “aggiungere un filo alla trama brevissima della vitaâ€, e Vincenzo Gioberti scrisse “il riso fu dato all’uomo perché ne usi; e chi non ride mai non è un uomo. L’anima è una cisterna che si secca se non è irrorata dal riso e dalla giovialità â€.
Nicolas de Chamfort dichiarò che “la giornata più perduta è quella in cui non si è risoâ€, mentre Wilcox poetava “ridi e il mondo riderà con te; piangi e sarai solo a piangereâ€. Persino Leopardi scrisse che “chi ha il coraggio di ridere è padrone degli altri, come chi ha il coraggio di morireâ€.
In compenso esiste anche il vecchio proverbio “Il riso abbonda sulla bocca degli stoltiâ€; forse questo detto fu coniato da qualche uomo molto saggio, sì, ma anche molto noioso e deprimente come Jorge, il cattivo de Il nome della rosa, che affermava “Il riso squassa il corpo, deforma i lineamenti del viso, rende l’uomo simile alla scimmiaâ€. E non contento aggiunse, subito prima di mangiarsi il libro avvelenato di Aristotele: “Il riso è la debolezza, la corruzione, l’insipidità della nostra carneâ€. Però tutti noi sappiamo anche che di Jorge era meglio non fidarsi…
Perché ridere è necessario per sopravvivere, per riuscire ad accettare un po’ di più tutte le noie, i fastidi e le grane grandi e piccole della nostra esistenza. E’ indispensabile ridere e sorridere per esorcizzare il male, la paura, la rabbia, l’ansia, la malinconia, la depressione e lo stress…
E così l’autoironia, il saper sorridere anche e soprattutto di noi stessi, è un sublime sistema di difesa: tramite essa possiamo imparare a riderci addosso, a ridimensionarci, a comprenderci meglio e, forse, a volerci anche più bene.
Oh, non penserete che sia farina del mio sacco, vero? Questa è la prefazione a “Il sale di Adamo” (Rizzoli 1993), ed è frutto della penna di Mitì Vigliero. Milady, thank you very much.
28/07/2003
De gustibus
Oggi si va giù pesante, viandanti chez Squonk: quattro post concatenati. Trovate tutto qui sotto.
Ho poco da scrivere, un po’ perchè ho già dato, un po’ perchè utilizzo scrittura altrui.
Un paio di amici mi chiedono di svelare l’Arcano che sta dietro a questo post di Contaminazioni, dove si parla di un mio carteggio.
Nulla di straordinario, miei cari.
Ecco la cronistoria:
Primo Antefatto – Il blog-manager di Squonk butta lì i suoi pezzulli sul papà carabiniere, su Carlo Giuliani e su qualche altra cosetta che gli gira nello stomaco (no link, avete già letto)
Secondo Antefatto – Qualche blogger ha l’apprezzatissima benevolenza di citare i pezzulli suddetti. Tra questi, Floria/Lorenza su Contaminazioni: qui.
1. Giusto Traina, nei commenti al post di Lorenza, scrive quanto trovate nel post De Gustibus – Uno
2. Il blog-manager di Squonk risponde, via e-mail, con le ispirate parole che ammorbano il vostro modem e che si trovano nel post De Gustibus – Due
3. Giusto Traina risponde al messaggio di cui sopra con un altro messaggio, che potete leggere puntando le pupille sul post De Gustibus – Tre
Questo è quanto. Se avete voglia di commentare, lasciate segno del vostro passaggio qui, e non nei post intermedi, altrimenti è una faticaccia.
Hasta suerte.
De gustibus – Tre
Caro Sergio/Squonk,
1. anzitutto fra bloggers (quando non vi siano rapporti del tipo magister/discipulus) ci si dà del tu, anche quando linkano Wittgenstein (e quindi si autocollocano tra i Figli di un B(l)og Maggiore). Il mio titolo sarebbe in effetti Ch.mo Prof., ma di solito preferisco “Eminenza”. Confermo che la tua storia è bella: occupandomi di storia, e con la presunzione di saperne qualcosa, sono fermamente convinto che tutte le belle storie sono quelle scritte con il proprio sangue. Come sempre, Floria/Lorenza/Grondie sa pescarle bene le sue storie.
2. Con questo non intendo difendere solo ciò che è importante, e snobbare le frivolezze. Au contraire. E’ bello giocare e ridere, perché appunto vaccina dai complessi (excusatio non petita!) che si possono attaccare al “non
professionista della scrittura”. I blog (italiani) che più mi danno fastidio sono proprio quelli che se la tirano, o fanno poesia o fotografia o altre composizioni artistiche. Mi fanno pensare al Trimalchione del romanzo di Petronio, che con i suoi soldi aveva ricreato una propria aristocrazia virtuale (arrivando a farsi placcare in oro un anello, per mettersi sullo stesso piano degli “equites”), e in realtà restava tagliato fuori dalla buona società , che poteva imitare solo parallelamente. Trimalcione, come ha osservato Paul Veyne, non era un “parvenu”. La società romana non glielo avrebbe permesso. Era un estraneo. Un grande interprete dell’emulazione fallita, come direbbe il mio ex-amico Labranca, che poi è uno dei pilastri del trash.
3. Detto questo, un antidoto alla seriosità sul web esiste. Un sacco di blogger la fanno, e si chiama fuffa. Una sorta di scrittura automatica, dove puoi comunicare alla rete che hai appena cambiato il pannolino al bimbo, o che nonostante tre caffé non riesci ad alzarti per andare a lezione, ovvero che stai mandando questo post mentre il capufficio è impegnato al telefono. E tante altre combriccole di goliardi (nel senso originario o in quello vituperato dal ’68) che se le cantano e se le suonano SENZA PRETESE.
4. Ma “Forza Idillio” mi è sembrato altro. Né goliardia né fuffa. Al massimo una versione postmoderna di certe “cabales” dei salotti letterari francesi, tuttte sciarade ed “esprit”. Se ti fa ridere lo ripeto: de gustibus. A me non ha fatto ridere. Siamo uno pari, direi.
p.s. Se vuoi pubblicare questo carteggio (liaisons dangereuses?), prego.
Giusto
De gustibus – Due
Professor Traina (spero di non aver sbagliato il titolo), la ringrazio per l’attenzione che ha dedicato a Squonk.
Non so dire se la storia che ho scritto è bella, so che è vera. Questo non la rende migliore; solo, me la rende più cara, perchè “mia” e legata a due persone, i miei genitori, alle quali voglio molto bene. Suona banale, me ne rendo conto, ma temo che spesso la verità sia piuttosto scontata.
Mi permetta una breve replica alle sue considerazioni su Forza Idillio.
Guardi, Lei ha ragione: ce la cantiamo e ce la suoniamo. Forza Idillio non è altro che uno svago, al quale alcune persone dedicano, di tanto in tanto, cinque minuti del loro tempo. Non c’è nessuna ricerca di profondità , nessun tentativo di riempimento dello spazio con qualcosa che assomigli a ciò che si è soliti definire come “contenuto”.
Proprio per questo, è un blog “secondario”. Un “altro lato”, come lo definisce B. Georg. Quelle poche cose sensate o profonde, o comunque per noi “importanti” (mi perdoni l’eccesso di virgolettato) che ci vengono alla mente ed alle mani, le scriviamo sui nostri blog “primari”. Su Forza Idillio giochiamo, facciamo i goliardi, come i gruppetti di amici che si trovano al bar: è una bella cosa, sa? purchè – al bar – non ci si passi la vita intera.
Come ho scritto poco sopra, Forza Idillio è un gioco. Ho letto da qualche parte che ci sono poche cose serie come il gioco, ed è vero. Nei cinque minuti che ci dedichiamo, ci mettiamo d’impegno: costruiamo personaggi, facciamo parodie, scriviamo parafrasi, abbozziamo trame.
C’è gente (non pochissima, mi creda: ma questo non è molto importante) che si diverte.
Nella mia ingenuità di non professionista della scrittura, ricevere un messaggio che recita “mi avete fatto iniziare la giornata ridendo” mi dà una grande soddisfazione.
A quel punto, passo alle cose importanti.
Cordialmente,
Sergio
De gustibus – Uno
Lo storia di Squonk è, in effetti, molto bella. D’altra parte, per deformazione professionale sono andato a vedere i suoi link (ahimè, nel nostro mestiere, spesso si leggono prima le note e poi il testo). Anche Squonk sembrerebbe avere una famiglia più o meno allargata: uno dei membri è b.georg, una vecchia conoscenza (uno di quelli che si sono svegliati quando ebbi l’ardire di farmi notare da uno dei suoi puntidiriferimento). Incuriosito dal nome del suo blog2, Forza Idillio, ci sono andato. Che dire? de gustibus. Va bene l’autoreferenzialità e tutto il resto, ma qui si è speso del tempo prezioso a cantarsele e suonarsele. Cicale mediatiche, attenti! Passi per i libri sui blog (presto delle rarità da vendere all’asta: un mazzucatoautografato costa più di un gronchirosa), ma cosa racconterete ai vostri nipoti? Niente di personale, ma tutto questo porta acqua al mulino di Cotroneo. Forse non e’ stato lui a dire “la mamma dei bloggers è sempre incinta”, ma, come dicono gli inglesi (initalianoneltesto): se non è vero è ben trovato.
26/07/2003
Perchè
Ma c’è una cosa che non capisco, in quello che dici: “io sarei stato con mio papà ” perchè anche chi fa il suo dovere può sbagliare ed è giusto stargli vicino … o perchè ?
Vedi, Gianni, la risposta, sebbene data ex post e con le parole di Shangri-La, sta nel titolo del secondo post: ci sto col cuore, ci sto perchè so, perchè lo conosco.
Io so che mio padre non è – e non lo è mai stato – un violento, un esaltato, un estremista. Ha paura delle armi come ne ha paura chi ne conosce il potere. E’ una persona di cosiddetto “buon senso”, che è merce non così diffusa, benchè banale in apparenza. E’ una persona “buona”.
[Signori, perdonate la pochezza del mio vocabolario: ho fatto il tecnico industriale, ed anche in Bocconi non ho avuto a che fare con molti letterati; la mia capacità di espressione è quella che è, e quindi è possibile che le parole che uso, soprattutto gli aggettivi, non riescano a restituire ciò che voglio dire e ciò che quell’uomo è.]
Io so, perchè lo conosco, che lui non avrebbe sparato. Ma, se lo avesse fatto, sarebbe stato in totale buona fede, solo ed esclusivamente per legittima difesa. Oh, lo so, è un’espressione pericolosa, sfuggente, ambigua; esiste persino il reato di eccesso di legittima difesa. Ma, insomma, ci siamo capiti.
Ed è in questo quadro che si inserisce l’amore che un figlio prova per il padre. Non c’entra l’orgoglio, c’entra l’umana, profonda compassione che si ha per una persona che si conosce, e che ti porta a stare dalla sua parte anche quando ti rendi conto che ha commesso un errore. Chi ha un figlio, sa di cosa parlo. Ecco, è qualcosa che vale, spesso, anche nei confronti dei genitori.
Certo, se mio padre fosse stato, faccio per dire, un aguzzino delle SS, od un celerino fascistoide stupido e violento, beh, forse non avrei scritto quello che ho scritto. Ma papà è buono. Io gli voglio bene e, siccome non gli ho fatto molti regali in questi trentasette anni di vita che abbiamo fatto insieme, ho pensato di fargliene uno. Lui non lo sa, ma il regalo è lì. Ed è dentro di me.
Io so, perchè lo conosco, che per lui questo è il vero regalo.
25/07/2003
Ci sto col cuore, ci sto perchè so, perchè lo conosco
Scusatemi se parlo ancora di me, e di ciò che ho scritto. Vi consiglio di fare un salto sul BA, e lì troverete molti altri argomenti, di sicuro meno tediosi.
Quando si scrive di getto, si ha tutto chiaro in testa. Si ha l’impressione che non ci possano essere fraintendimenti, seconde o terze letture.
Non è così, ovvio.
E allora, provo a spiegare. Lo farò anche usando alcune frasi che ho scritto in messaggi privati: spero che nessuno si offenda, per questo.
Non ho scritto “Di bombe, spari, paure e ricordi” pensando a Carlo Giuliani. La sua foto, vista sul blog di Leonardo, mi ha solo fatto scattare la molla. Il post l’ho scritto pensando a mio padre, l’ho scritto per mio padre. Lui non lo sa, io non glielo dirò, ma questo non importa poi molto.
Ecco, vorrei che questo fosse chiaro, non era un post “politico”. Era un post “sentimentale”: Shangri-La lo ha riassunto con undici parole: “Ci sto col cuore, ci sto perché so, perché lo conosco”. Astolfo, che ieri ha commentato con ampiezza di argomentazioni, non è d’accordo su questo punto, ma io non so cosa farci. E’ la pura verità .
Ma datemi il permesso di continuare. Se vi va di perdere altri cinque minuti, chiaro; altrimenti, ricordatevi del BA e di tutti gli altri post che vi aspettano.
Astolfo scrive, nei commenti al post: “Non riesco a isolare le forze dell’ordine dal sistema che le produce (…) Vorrei forse che la vecchietta si rendesse conto che i carabinieri comunque prima di difendere lei difendono altri interessi”.
Posso? Una persona che scrive queste cose, non sa bene di cosa parla. O, almeno, a me dà questa impressione. E se è sbagliata me ne scuso, perchè tutto voglio fare tranne il maestrino su questioni di questo genere.
Astolfo, scusa la durezza, che in questo caso è “politica”, e non “personale”.
Vorrei che tu avessi il coraggio di dire quelle parole in faccia al cugino di mia madre, quello saltato su una bomba mentre evacuava una piazza di Brescia perchè aveva intuito il pericolo. Vorrei che tu avessi il coraggio di dirle in faccia ai padri di altre persone che mi hanno scritto, gente che si è trovata le minacce di morte sui muri di casa. Vorrei che tu avessi il coraggio di dirle in faccia ai carabinieri ed ai poliziotti che muoiono cercando di fermare un rapinatore che fugge da una gioielleria, o una banda di rapitori che nasconde un ostaggio in una buca piccola e fetida. Vorrei che tu avessi il coraggio di dirle agli uomini in divisa che pattugliavano Seveso, vestiti solo di una tuta che faceva ridere persino me, che ero un bambino di neanche dieci anni, per impedire alla gente di andare ad impestarsi nella diossina peggio di quanto già avessero fatto grazie all’Icmesa.
Per te, carabinieri, poliziotti, finanzieri, guardie carcerarie, fors’anche i forestali ed i vigili urbani non sono altro che la mano armata del Potere, i difensori degli “altri interessi”.
Non chiudo gli occhi di fronte alla realtà , Astolfo. Conosco la storia del “Piano Solo”, di Gladio, dei carabinieri che vendono sottobanco verbali di interrogatori, dei pazzi e degli esaltati, di quelli che si sentono grandi perchè gli viene data una Beretta, dei fascistoidi.
Per dirla alla Pasolini, io so. So della Diaz, so dei pestaggi, so dello schifo dei rastrellamenti. Sono le cose che fanno venire le lacrime agli occhi a mio padre, perchè lui sente sulla sua pelle di settantreenne carabiniere in pensione la vergogna di azioni fatte da persone che vestivano quella divisa che per lui è una specie di seconda pelle.
Vorrei che tu potessi vederlo in faccia mio padre, un normalissimo appuntato in pensione, uno che nel ’51 era a Gorizia e vedeva con il binocolo i cannoni di Tito puntati verso l’Italia, un uomo che ha quel poco di istruzione che si poteva avere nella Sardegna rurale degli anni Trenta, un uomo che – però – ha dignità ed onestà da vendere, cazzo, vorrei che tu potessi vedere la sua faccia quando legge queste storie.
Vorrei che tu potessi avvertire il suo dispiacere profondo, perchè le persone oneste si dispiacciono delle porcherie del mondo, da chiunque esse vengano commesse.
Da quello che scrivi, Astolfo, tu non sai cosa significa essere figli di un militare. Tuo padre lavorava in Ansaldo (poco da invidiare, immagino, posso capirlo).
Le divise non piacciono, perchè incutono timore, perchè rappresentano l’autorità costituita, perchè sono vestite – talvolta – da persone non all’altezza del ruolo che rivestono. Ed io, da comunissimo cittadino, provo proprio questi sentimenti. Ho fatto il militare, come milioni di altri ragazzi italiani, ed ho nostalgia delle persone, ma non certo della caserma; non sono un militarista, non amo le armi, non amo la guerra, non sono un forcaiolo od un giustizialista tout court.
Ma io, di gente che ha indossato la divisa, ne ho conosciuta tanta. Ci sono i buoni ed i cattivi, scusate l’ovvietà . I buoni, gli onesti, i non violenti, quelli (apri le orecchie, Astolfo, ascolta bene) disposti a farsi ammazzare per proteggere le vecchiette, per proteggere tutti gli Squonk e gli Astolfi di questo paese, beh, erano e sono la grande, grandissima maggioranza. Davvero, mi dispiace che tu – e tutti quelli come te, tutti quelli che scrivono questa povera retorica da quattro soldi – non possa o non voglia toccarlo con mano.
Ci sto col cuore, ci sto perchè so, perchè lo conosco.
24/07/2003
Tempo da perdere?
[Anch’io ne ho, se ne scrivo. Questa si chiama autocritica]
Un certo numero di persone riceve una convocazione telematica, che mira a creare, in un dato luogo di una città un assembramento di breve durata e “rigorosamente senza senso”.
Io amo gli USA, lo giuro, ma non capisco perchè, oltre a telefilm splendidi e buona musica, dobbiamo importare anche le puttanate.