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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    31/07/2003

    Filed under: — JE6 @ 14:28

    Rumore, rumore
    Di là c’è gente che fa casino.

    Filed under: — JE6 @ 09:25

    Bollettino meteo
    Fischia il vento, urla la bufera.
    Update: fischiava il vento, urlava la bufera.

    Filed under: — JE6 @ 08:41

    Onde
    A volte, uno si legge e si rilegge, e si gratta la testa cercando di capire che cosa ha detto.
    Perchè è facile, in genere, sapere che cosa si è voluto dire: ha a che fare con se stessi, con le cose (idee, emozioni, ricordi) che girano fra testa e stomaco. Altro, invece, è capire, anche solo provare ad indovinare che cosa gli altri hanno letto, e trovato, e capito in ciò che si è scritto.
    Negli ultimi giorni, ho messo su Squonk alcuni ricordi di famiglia. Niente di straordinario, e lo dico senza alcuna falsa modestia. I personaggi sono quanto di più comune si possa immaginare. Lo stesso si può dire per i fatti che quei personaggi hanno vissuto (con l’unica eccezione di una bomba in piazza, ammetto). E le loro sensazioni, il loro modo di agire, di far fronte ai fatti della vita, il loro essere querce e bambù, beh, tutto già visto, sentito, conosciuto.
    Allora, mi chiedo, a cosa devo i commenti, i messaggi personali, l’essere citato ed apprezzato su questo e quel blog?
    Non venite a parlarmi di forma: di gente che scrive come il sottoscritto ne trovate almeno a decine, se non a centinaia o a migliaia. Giuro, vi basta scorrere la lista di “One World” qui a sinistra.
    Quindi, ci deve essere qualcosa che ha a che fare con il contenuto. Ma se questo non è altro che il racconto di una vita comune (e che rimane ed intende rimanere tale: ecco uno dei grandi vantaggi dell’anonimato; dubito che avrei mai scritto qualcosa di simile se su questo blog comparissero i dati della mia carta d’identità: non tanto per me, quanto per le persone che cito), che cosa ci si trova di speciale?
    Immedesimazione? Forse. Shangri-La ha avuto la tenerezza di scrivere del “fratello invisibile”, so di avere raccontato una piccola storia uguale a quella vissuta da altre persone. Ma no, non è quello, non è solo quello.
    Forse, e sottolineo il dubbio – chè non ho certezze, e come potrei averle? – forse è la sottile, sfuggente consapevolezza che il mare è fatto di migliaia di miliardi di piccole onde, che accompagnano e creano i cavalloni che vediamo infrangersi sulla spiaggia. Senza le piccole onde, i cavalloni non esistono, non possono esistere. Le piccole e le grandi storie vanno insieme, sui blog, nei libri, come nella vita. Togliete ad un re i suoi sudditi, e vedete che cosa rimane (peraltro, togliete ai sudditi il loro re: anche in quel caso rimarrà poco, credo).

    30/07/2003

    Filed under: — JE6 @ 11:18

    Di padri e figli (ciao Luca)
    Luca Sofri è del Sessantaquattro, il blog-manager di Squonk è del Sessantasei.
    Il padre di Luca Sofri compirà sessantun anni il prossimo primo agosto (auguri Adriano), il padre del blog-manager di Squonk ne farà settantaquattro verso la fine di gennaio.
    Luca Sofri è un giornalista e blogger, il blog-manager di Squonk è un “marketer” e blogger.
    Il padre di Luca Sofri, negli anni Settanta, era un politico (sebbene di tipo non canonico), ed oggi è un carcerato, un opinionista ed anche un punto di riferimento intellettuale per tante persone. Il padre del blog-manager di Squonk, negli anni Settanta, era un carabiniere che faceva servizio di ordine pubblico in occasione (anche) delle manifestazioni organizzate dal padre di Luca Sofri, ed oggi è un tranquillo pensionato che si trova sulla nave che lo sta portando in Sardegna.
    Il padre e la madre di Luca Sofri, sul finire degli anni Sessanta, si sono separati. Il padre e la madre del blog-manager di Squonk sono ancora marito e moglie, dopo quarantatre anni.
    Luca Sofri ed il blog-manager di Squonk non sembrano avere molti punti in comune, a parte l’essere tenutari di un blog.
    Eppure, a leggere ciò che Luca Sofri ed il blog-manager di Squonk scrivono dei loro rispettivi padri e delle loro storie familiari – anch’esse tanto diverse – sono più simili di quanto sembri. Pare banale. Pare.

    Filed under: — JE6 @ 08:48

    Investimenti
    C’è qualche anima pia che:
    1. Mi spiega come funziona Blogshares
    2. Mi dice chi mi ha quotato
    Ecco, così la mia giornata acquisterebbe un senso.

    29/07/2003

    Filed under: — JE6 @ 15:25

    Palinsesto estivo
    Oh, viandanti chez Squonk: oggi va in onda l’ultima puntata di Forza Idillio.
    Ho parlato con uno degli sceneggiatori, mi ha detto di star tranquillo, che la soap riprende a settembre.

    Filed under: — JE6 @ 08:38

    Piccolo saggio sul Ridere
    Il buon Dio, dopo aver creato il cielo, gli animali, le piante, insomma dopo aver creato il Creato, stette un po’ lì a guardarsi attorno pensando fra sé:  “Ho fatto tutto ‘sto po’ po’ di lavoro, e nessuno mi dice Bravo! Oppure Io avrei fatto così o cosà…Il mio lavoro ora come ora risulta troppo perfetto e la Perfezione spetta solo a me, sennò s’inflaziona, non stupisce più e produce la noia. Ma contro la noia, cosa posso creare?”
    Pensa che ti ripensa, ecco l’Illuminazione Divina: “Eureka! Ho bisogno di Terra, Acqua, Miele, Fiele e Sale. Mescolando la terra con l’Acqua farò il fango; nel fango impasterò il Miele donatore di dolcezza ed il Fiele, dispensatore di malvagità. Poi modellerò un Essere a mia immagine e somiglianza ed il Sale glielo spargerò sulla testa per conferirgli l’INTELLIGENZA…”.
    Radunati tutti gli ingredienti il padreterno si mise al lavoro. Fabbricato Adamo, gli alitò in faccia per animarlo; ma il potente soffio del fiato divino fece volar via gran parte dei granelli di Sale sparsi sulla superficie di quel cranio fangoso.
    “Pazienza” sospirò il buon Dio “Quel po’ di Sale rimasto dovrebbe essere sufficiente per fornire all’uomo l’intelligenza necessaria. E se non gli bastasse, amen: ci sarò sempre io ad aiutarlo.”
    La carenza di sale nella zucca di Adamo diede immediatamente i suoi frutti; prima la cacciata dal paradiso terrestre per colpa di Eva, che divideva equamente i grani di Sale del consorte; poi la faccenda di Caino con il complesso del figlio unico e avanti così, per secoli e secoli. Ciò dimostra come la nostra stirpe, discendente da un cranio carente di sale, non possa sempre definirsi dotata di un particolare acume, ma che abbia spesso del comportamenti sciocchi (la parola “sciocco”, infatti, significa letteralmente “privo o quasi privo di sale”).
    Ma ammettere di considerarsi un po’ sciocchi, e di amare anche le cose un po’ sciocche, non è grave, anzi. Persino Seneca, nel De tranquillitate animi, scriveva che “Non vi fu alcun grande ingegno senza un poco di demenza”. Demenza intesa in senso amabile; una persona può essere un genio riconosciuto ufficialmente, una persona degnissima e affidabile e, nonostante ciò, comportarsi a volte in modo un po’ folle,  vagamente gnocco o semplicemente frivolo.  (…)
    Nessun essere umano ne è immune; nessuno, ma proprio nessuno può dire: “Io non ho mai sbagliato una volta, io non ho mai detto un’assurdità o compiuto un’azione bislacca in vita mia”
    Soltanto coloro che sono affetti dal micidiale morbo della “Padreternìte” vivono beati nell’autoconvincimento di essere sempre perfetti, sempre intelligenti, perennemente furbi, eternamente seri; e a noi miseri uomini e donne normali la cosa va benissimo, perché proprio i suddetti son quelli che ci offrono in continuazione occasioni di divertimento, grazie ai loro comportamenti e ragionamenti decisamente grulli.
    Senza condurre nulla al paradosso, basta essere muniti di una buona ed indispensabile dose di senso dell’umorismo per riuscire a rintracciare il “buffo” ed il “ridicolo” in qualsiasi situazione, anche in quella apparentemente più banale, seria o disgraziata; non per nulla Pirandello affermava che l’Umorismo nasce spesso dal suo esatto contrario. (…)
    Ridiamo per sdrammatizzare, cioé per allontanare il dramma, la tristezza, anche la semplice noia.
    Molte sono le citazioni autorevoli sull’argomento.
    Giovannino Guareschi, ne L’italiano non pensa mai solo, affermò: “ L’umorismo tende a semplificare le cose. Offre la possibilità di controllare i propri sentimenti e di spogliare di ogni sovrastruttura retorica gli avvenimenti”.
    Lorenzo Sterne ebbe come opinione fondata che il riso potesse “aggiungere un filo alla trama brevissima della vita”, e Vincenzo Gioberti scrisse “il riso fu dato all’uomo perché ne usi; e chi non ride mai non è un uomo. L’anima è una cisterna che si secca se non è irrorata dal riso e dalla giovialità”.
    Nicolas de Chamfort dichiarò che “la giornata più perduta è quella in cui non si è riso”, mentre Wilcox poetava “ridi e il mondo riderà con te; piangi e sarai solo a piangere”. Persino Leopardi scrisse che “chi ha il coraggio di ridere è padrone degli altri, come chi ha il coraggio di morire”.
    In compenso esiste anche il vecchio proverbio “Il riso abbonda sulla bocca degli stolti”; forse questo detto fu coniato da qualche uomo molto saggio, sì, ma anche molto noioso e deprimente come Jorge, il cattivo de Il nome della rosa, che affermava “Il riso squassa il corpo, deforma i lineamenti del viso, rende l’uomo simile alla scimmia”. E non contento aggiunse, subito prima di mangiarsi il libro avvelenato di Aristotele: “Il riso è la debolezza, la corruzione, l’insipidità della nostra carne”. Però tutti noi sappiamo anche che di Jorge era meglio non fidarsi…
    Perché ridere è necessario per sopravvivere, per riuscire ad accettare un po’ di più tutte le noie, i fastidi e le grane grandi e piccole della nostra esistenza. E’ indispensabile ridere e sorridere per esorcizzare il male, la paura, la rabbia, l’ansia, la malinconia, la depressione e lo stress… 
    E così l’autoironia, il saper sorridere anche e soprattutto di noi stessi,  è un sublime sistema di difesa: tramite essa possiamo imparare a riderci addosso, a ridimensionarci, a comprenderci meglio e, forse, a volerci anche più bene.
    Oh, non penserete che sia farina del mio sacco, vero? Questa è la prefazione a “Il sale di Adamo” (Rizzoli 1993), ed è frutto della penna di Mitì Vigliero. Milady, thank you very much.

    28/07/2003

    Filed under: — JE6 @ 12:06

    De gustibus
    Oggi si va giù pesante, viandanti chez Squonk: quattro post concatenati. Trovate tutto qui sotto.
    Ho poco da scrivere, un po’ perchè ho già dato, un po’ perchè utilizzo scrittura altrui.
    Un paio di amici mi chiedono di svelare l’Arcano che sta dietro a questo post di Contaminazioni, dove si parla di un mio carteggio.
    Nulla di straordinario, miei cari.
    Ecco la cronistoria:
    Primo Antefatto – Il blog-manager di Squonk butta lì i suoi pezzulli sul papà carabiniere, su Carlo Giuliani e su qualche altra cosetta che gli gira nello stomaco (no link, avete già letto)
    Secondo Antefatto – Qualche blogger ha l’apprezzatissima benevolenza di citare i pezzulli suddetti. Tra questi, Floria/Lorenza su Contaminazioni: qui.
    1. Giusto Traina, nei commenti al post di Lorenza, scrive quanto trovate nel post De Gustibus – Uno
    2. Il blog-manager di Squonk risponde, via e-mail, con le ispirate parole che ammorbano il vostro modem e che si trovano nel post De Gustibus – Due
    3. Giusto Traina risponde al messaggio di cui sopra con un altro messaggio, che potete leggere puntando le pupille sul post De Gustibus – Tre
    Questo è quanto. Se avete voglia di commentare, lasciate segno del vostro passaggio qui, e non nei post intermedi, altrimenti è una faticaccia.
    Hasta suerte.

    Filed under: — JE6 @ 11:53

    De gustibus – Tre
    Caro Sergio/Squonk,
    1. anzitutto fra bloggers (quando non vi siano rapporti del tipo magister/discipulus) ci si dà del tu, anche quando linkano Wittgenstein (e quindi si autocollocano tra i Figli di un B(l)og Maggiore). Il mio titolo sarebbe in effetti Ch.mo Prof., ma di solito preferisco “Eminenza”. Confermo che la tua storia è bella: occupandomi di storia, e con la presunzione di saperne qualcosa, sono fermamente convinto che tutte le belle storie sono quelle scritte con il proprio sangue. Come sempre, Floria/Lorenza/Grondie sa pescarle bene le sue storie.
    2. Con questo non intendo difendere solo ciò che è importante, e snobbare le frivolezze. Au contraire. E’ bello giocare e ridere, perché appunto vaccina dai complessi (excusatio non petita!) che si possono attaccare al “non
    professionista della scrittura”. I blog (italiani) che più mi danno fastidio sono proprio quelli che se la tirano, o fanno poesia o fotografia o altre composizioni artistiche. Mi fanno pensare al Trimalchione del romanzo di Petronio, che con i suoi soldi aveva ricreato una propria aristocrazia virtuale (arrivando a farsi placcare in oro un anello, per mettersi sullo stesso piano degli “equites”), e in realtà restava tagliato fuori dalla buona società, che poteva imitare solo parallelamente. Trimalcione, come ha osservato Paul Veyne, non era un “parvenu”. La società romana non glielo avrebbe permesso. Era un estraneo. Un grande interprete dell’emulazione fallita, come direbbe il mio ex-amico Labranca, che poi è uno dei pilastri del trash.
    3. Detto questo, un antidoto alla seriosità sul web esiste. Un sacco di blogger la fanno, e si chiama fuffa. Una sorta di scrittura automatica, dove puoi comunicare alla rete che hai appena cambiato il pannolino al bimbo, o che nonostante tre caffé non riesci ad alzarti per andare a lezione, ovvero che stai mandando questo post mentre il capufficio è impegnato al telefono. E tante altre combriccole di goliardi (nel senso originario o in quello vituperato dal ’68) che se le cantano e se le suonano SENZA PRETESE.
    4. Ma “Forza Idillio” mi è sembrato altro. Né goliardia né fuffa. Al massimo una versione postmoderna di certe “cabales” dei salotti letterari francesi, tuttte sciarade ed “esprit”. Se ti fa ridere lo ripeto: de gustibus. A me non ha fatto ridere. Siamo uno pari, direi.
    p.s. Se vuoi pubblicare questo carteggio (liaisons dangereuses?), prego.
    Giusto

    Filed under: — JE6 @ 11:49

    De gustibus – Due
    Professor Traina (spero di non aver sbagliato il titolo), la ringrazio per l’attenzione che ha dedicato a Squonk.
    Non so dire se la storia che ho scritto è bella, so che è vera. Questo non la rende migliore; solo, me la rende più cara, perchè “mia” e legata a due persone, i miei genitori, alle quali voglio molto bene. Suona banale, me ne rendo conto, ma temo che spesso la verità sia piuttosto scontata.
    Mi permetta una breve replica alle sue considerazioni su Forza Idillio.
    Guardi, Lei ha ragione: ce la cantiamo e ce la suoniamo. Forza Idillio non è altro che uno svago, al quale alcune persone dedicano, di tanto in tanto, cinque minuti del loro tempo. Non c’è nessuna ricerca di profondità, nessun tentativo di riempimento dello spazio con qualcosa che assomigli a ciò che si è soliti definire come “contenuto”.
    Proprio per questo, è un blog “secondario”. Un “altro lato”, come lo definisce B. Georg. Quelle poche cose sensate o profonde, o comunque per noi “importanti” (mi perdoni l’eccesso di virgolettato) che ci vengono alla mente ed alle mani, le scriviamo sui nostri blog “primari”. Su Forza Idillio giochiamo, facciamo i goliardi, come i gruppetti di amici che si trovano al bar: è una bella cosa, sa? purchè – al bar – non ci si passi la vita intera.
    Come ho scritto poco sopra, Forza Idillio è un gioco. Ho letto da qualche parte che ci sono poche cose serie come il gioco, ed è vero. Nei cinque minuti che ci dedichiamo, ci mettiamo d’impegno: costruiamo personaggi, facciamo parodie, scriviamo parafrasi, abbozziamo trame.
    C’è gente (non pochissima, mi creda: ma questo non è molto importante) che si diverte.
    Nella mia ingenuità di non professionista della scrittura, ricevere un messaggio che recita “mi avete fatto iniziare la giornata ridendo” mi dà una grande soddisfazione.
    A quel punto, passo alle cose importanti.
    Cordialmente,
    Sergio