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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    29/03/2014

    Per una settimana

    Filed under: — JE6 @ 09:16

    Il ragazzo chiese all’uomo se andava tutto bene, e se aveva bisogno di aiuto. Lo fece prima nella sua lingua, poi in inglese. L’uomo gli rispose con un sorriso storto, disse che era tutto a posto e fece finta di cercare qualcosa nel piccolo zaino che gli stava appoggiato a una gamba. Guardò il tabellone degli orari delle partenze, pensando che otto binari erano davvero pochi per la stazione centrale di una capitale. Sentì l’ennesima fitta di dolore attraversargli il corpo, la sentì partire senza sapere da dove e la sentì arrivare, lenta, al cervello, alle spalle, ai piedi. Trattenne il respiro, chiuse gli occhi, li riaprì e fece un altro sorriso di scuse e noncuranza al ragazzo che continuava a guardarlo. L’uomo cercò con gesto meccanico il telefono in una delle tasche della giacca impermeabile che aveva comprato appositamente per il viaggio. Aveva pensato di farsi un’attrezzatura completa, ma quando si era visto nello specchio del camerino di prova del magazzino di articoli sportivi si era trovato triste e ridicolo; così si era limitato a comprare quella giacca, per il resto si sarebbe arrangiato con jeans e scarponi vecchi accatastati in qualche armadio del suo appartamento. Per una settimana sarebbe stato tutto più che sufficiente. Era partito in fretta e furia, quando i dolori erano diventati così frequenti da essere l’unica cosa che sentiva, perché temeva che quella sarebbe stata la sua ultima occasione. Rimandava quel viaggio da molti anni, dicendosi che c’era tempo, che l’occasione giusta sarebbe arrivata; guardando il binario ancora vuoto si disse che non era questa l’occasione che si era immaginato, ma se era l’ultima non c’era troppo da discutere, si sarebbe accontentato. Quando il tabellone degli orari si riempì con le informazioni che ancora mancavano l’uomo raccolse il piccolo zaino da terra e se lo mise in spalla, chiedendosi se quel che stava facendo aveva un senso, e quanto poteva apparire patetico agli occhi del ragazzo che gli aveva chiesto se andava tutto bene. Questo lo vide incamminarsi, cercò di ricordarsi le parole inglesi per augurare buon viaggio e si allontanò.