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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    10/04/2006

    Facciamo così

    Filed under: — JE6 @ 17:44

    Ne parliamo domani, va bene?

    La giornata di uno scrutatore

    Filed under: — JE6 @ 11:02

    A giudicare dagli sms che ricevo, fare lo scrutatore mette a dura prova i nervi di chiunque, anche dei più saggi e posati.

    Dopo sette ore di seggio comincio a pensare che il libero e democratico esercizio del voto sia un lusso che certa gente non potrebbe permettersi, caro lei.

    Direi di più: un bene di lusso da tassare pesantemente. Bisognerebbe farne un bene da esportazione: neocon e tax-free. Io punterei sul succedaneo demagogico.

    09/04/2006

    Il bene verrà poi

    Filed under: — JE6 @ 15:14

    Pur comprendendo tutte le ragioni di coloro che si astengono, questo blog non solidarizza con loro – nemmeno un po’. Se il destino ci fa scegliere il male minore, quello scelgo. Il bene verrà poi (si spera).

    08/04/2006

    L’occhio del ciclone

    Filed under: — JE6 @ 14:50

    Spero di sbagliarmi, ma ho la quasi assoluta certezza che i tre giorni che ci separano dall’annuncio dei vincitori e degli sconfitti (posto che ve ne siano) sono semplicemente l’occhio del ciclone: quelli che seguono la prima tempesta, e precedono la seconda. Che noia.

    07/04/2006

    Un terzo a zero

    Filed under: — JE6 @ 15:35

    Secondo quei bolscevichi de lavoce.info, “il programma della Casa delle libertà costa tra 36 e i 101 miliardi di euro all’anno, dunque tra due punti e mezzo e sette punti e mezzo di Pil. Quello dell’Unione costa tra i 20 e i 24 miliardi, tra 1,4 e 1,7 punti di Pil.” Fin qui, niente di male, anzi: più investimenti uguale maggiore sviluppo (se gli investimenti sono fatti bene). Ma i bolscevichi scrivono anche che “Al di là dei proclami sul recupero dell’evasione fiscale o sugli effetti della crescita, la Casa delle libertà non ha voluto fornire alcun dettaglio sulle presunte coperture. Il ministro Tremonti si è limitato a sostenere che le misure potranno essere coperte da un piano di massicce dismissioni di beni pubblici. L’alienazione di attività possedute dalla pubblica amministrazione può sì portare a un abbattimento del debito pubblico e conseguente riduzione della spesa per interessi, ma provoca allo stesso tempo una perdita di entrate da dividendi per l’erario e un aumento delle spese per riaffittare gli immobili eventualmente ceduti. In valore presente scontato, sotto ipotesi del tutto ragionevoli, il beneficio netto per i conti pubblici è negativo. Quindi si tratta di coperture inesistenti, se non negative. Anche se i tagli venissero messi in pratica, si trasformerebbero in tasse aggiuntive di altra natura, o in minori spese, per lo stesso importo.
    L’Unione ha proposto coperture per circa 7 miliardi di euro, fra aumento della tassazione delle rendite finanziarie, aumento dei contributi previdenziali degli autonomi e ripristino dell’imposta di successione sui patrimoni più alti. Dunque circa un terzo degli impegni dell’Unione è in qualche modo credibile
    “.
    Lavoce.info (via Paferrobyday)

    Il mondo è una convenzione

    Filed under: — JE6 @ 11:03

    A dimostrazione che il “mondo” è, spesso, una convenzione che tende a perdere di significato quanto più se ne ampliano i confini, constato che il microcosmo nel quale albergo non vive le elezioni con “notevole sensibilità e attesa (…) come una finale dei mondiali con l’Italia in finale“.
    Il mio microcosmo – che non pretendo di considerare rappresentativo se non di se stesso – guarda alle elezioni con disincanto e smarrimento: non farà mancare il suo contributo, e quindi si presenterà ai seggi con certificato elettorale e carta d’identità non scaduta per mettere una croce su uno dei mille simboli che gli si pareranno di fronte. Ma lo farà pensando alla caldaia da sostituire, alla riunione settimanale di marketing e vendite, al tagliando della macchina, alla febbre della figlia, al ponte del venticinque aprile. Il mio microcosmo legge il giornale un paio di volte la settimana, usa internet per l’home banking, di tanto in tanto viaggia, ha figli con meno di dieci anni, e non sa chi sia Ivan Scalfarotto.
    Wittgenstein

    04/04/2006

    Eppure, l’Auditel dice che

    Filed under: — JE6 @ 11:32

    Non so, forse vivo in un microcosmo particolare. Sta di fatto che non una della quindicina di persone con le quali ho avuto a che fare questa mattina ha speso una sola parola sul dibattito di ieri sera.

    30/03/2006

    Luxuria delle libertà

    Filed under: — JE6 @ 09:12

    Ieri sera, mentre guardavo affascinato il circo Barnum di casi umani che popolava Otto e mezzo, la persona corta che abita in casa mia mi ha imposto di cambiare canale, sostenendo che Marcello Pera porta il lucidalabbra. Il che, per un difensore delle radici giudaico-cristiane della nostra civiltà, risulterebbe essere – qualora verificato – un azzardo francamente esagerato.

    28/03/2006

    Cannibali

    Filed under: — JE6 @ 15:39

    Prima il PresDelCons che dice che in Cina si bollivano i bambini (strano, con quella carne tenera – sarebbe bastato scottarli sulla griglia, come una fiorentina), poi il MinDellEcon che dice che la Cina ci sta mangiando vivi. Quando si dice la fame dei paesi in via di sviluppo, insomma.
    Corriere.it

    27/03/2006

    Il rumore del dibbbattito

    Filed under: — JE6 @ 08:20

    Avete presente tutta la manfrina sul dibbbattito televisivo – la sfida del secolo! – tra il PresDelCons e il suo sfidante? L’inondazione di parole che lo ha preceduto per settimane, e seguito per un paio di giorni? Ne è rimasto qualcosa?
    I pubblicitari conoscono bene il fenomeno: rumore di fondo, lo chiamano. E sanno che, quando questo è molto alto (cosa parecchio frequente, nel nostro paese), per distinguerti hai due sole possibilità: gridare fortissimo, nella speranza di non avere un Placido Domingo nei dintorni, oppure spiazzare, tacere, fare qualcosa di così diverso e sorprendente da lasciare tutti a bocca aperta. Altrimenti, la tua bella frase, detta con voce forte e ben impostata, cadrà in fretta nel dimenticatoio, sommersa da cento-mille-diecimila altre belle frasi, dette con voce forte e ben impostata.
    Questo è rimasto, del dibbbattito: due o tre decibel in più. Nient’altro.
    [Vogliamo scommettere che succederà la stessa cosa con il film di Moretti?]