Milano Blogging
Io c’ero.
Io l’ho visto.
Io l’ho toccato.
Io gli ho anticipato i soldi per la Coca (e lui me li ha restituiti subito).
25/09/2003
On The Blog – Sedici: Kurai
Dove eravamo rimasti, Red? Vediamo un po’, fammi scorrere i post.
Ah, ecco: il sottoscritto è appoggiato alla consolle durante una pausa delle trasmissioni di E-Radio, che riflette sopra i massimi sistemi. Fu in quel periodo (scrivo come se si trattasse del Pleistocene, invece son cose di due mesi fa) che “vidi” per la prima volta un blog. E-blog, si chiama, il blog di E-Radio. Lo tiene un tipo strano, simpatico e perennemente stonato da musica e canne in parti uguali; non so come si chiama, ad essere sincero. Lui si presenta come EmmeBi, e dice che questo sta per MasterBlog. Mah.
Non starò a dilungarmi su cos’è un blog, Red. Se, dopo la prima e-mail che ti ho spedito, hai letto la mia storia, allora ti sei trovata di fronte ad un suo esempio, mediocre, temo. Ma questo non importa.
Insomma, Red, non so bene come dirtelo. La storia è finita.
A rileggerla, non è certo una grande storia, una di quelle che, messe nero su bianco o per immagini, ti prendono al cuore ed allo stomaco e non ti lasciano più, di quelle che i francesi chiamano “marquant”, notevoli, avvincenti. No, so che non è di quel genere. E’ la storia di un omino qualunque, sostenuto soltanto da un sentire enorme che non lo lascia indifferente di fronte alle cose.
Sì, Red, questo è quello che sono. Un omino qualunque. E la mia storia riflette quello che sono. Mi piacerebbe, non sai quanto, poterti raccontare una storia grande, non so, un’epopea come quella di Gilgamesh, che ha dentro il valore dell’amicizia, il significato della morte, la ricerca della vita eterna. Invece, ti sei dovuta sorbire una brutta copia del viaggio di Mastorna, con la sua incompiutezza, e quel dire tutto e allo stesso tempo niente che sono così vicini al mio carattere ma che sono anche, lo ammetto, insopportabili.
Lavoro ancora a E-Radio. Prendo qualche sterlina in più rispetto alle dieci della prima settimana, ne spendo sempre troppe da Tom’s End, quando bevo più di tre pinte mi prende quell’umore buio e malinconico che i giapponesi chiamano “kurai”, non sento molta nostalgia di casa. E adesso sono in vacanza; qui, sull’isola di Skye, dove passo il tempo a camminare sulla spiaggia, a pestare tasti dentro un Internet Cafè. E ad aspettarti.
24/09/2003
Declino ogni responsabilitÃ
Lester mi mette, in ottima compagnia, nella lista dei blog che gli piace leggere.
La cosa che mi inquieta è la descrizione che mi affibbia: “il fratello maggiore che dà i buoni consigli”.
Oh, Lester: sono figlio unico (trattasi di constatazione: tralascio le valutazioni di merito), e quanto ai buoni consigli, beh, non sei messo benissimo, vero?
On The Blog – Quindici: Dichiarazione
Ti devo confessare una cosa, Red.
Mi manchi. Sul serio. Una mancanza quasi fisica, di quelle che prendono lo stomaco.
Vengo qui ogni sera di queste mie ferie solitarie sull’isola di Skye, entro nell’Internet Cafè una mezz’ora prima che cali il sole, mi siedo ad una delle postazioni che danno sulla baia, e inizio a scriverti. Ed ogni cinque minuti alzo la testa, butto giù una sorsata di McEwan’s, ed aspetto che una moto ed un paio di stivali rosa scendano dal traghetto che arriva qui a Kyleakin.
Cerco di ricordare i dettagli del tuo volto, gli occhi, i capelli, gli orecchini. A volte, dopo un paio di pinte, pixel e ricordi mi si sfarinano in testa, e si mischiano con altri ricordi, cose del liceo che tornano a galla senza bussare: Proserpina, ad esempio, la divinità degli inferi che sta metà dell’anno sulla terra e l’altra metà la passa nell’Ade, un po’ lunatica come te, insomma.
Oppure quel prof-precettore che ci massacrava a colpi di citazione di logos e di gonios – una formula onnicomprenisiva che per lui sintetizzava prospettiva, apertura mentale, opinabilità – e io allora avevo riesumato il mezzo goniometro delle medie (180°) e – con la penna a fare da freccia – lo usavo come uno strumento di segnalazione della minchiata retorica (da acuto a ottuso, sino alla piattezza assoluta). Puoi non crederci, oppure puoi riderci sopra, ma negli anni del liceo per tutti ero Gonio.
Sto divagando, Red, scusami.
Cosa te ne dovrebbe fregare del mio liceo, in fondo? E cosa te ne dovrebbe fregare di tutta la storia che ti ho raccontato, un pezzetto ogni sera, con il solo scopo di avere qualcosa, qualsiasi cosa, da dirti, per avere l’illusione di stare dieci minuti con te? Ho persino messo su un blog, Yet Another Useless Blog, con questo patetico sfondo (un faro, gesucristo) da canzone di Baglioni, per riempirti di parole inutili che tu – lo so, cazzo – non leggerai mai.
Chissà dove sei, adesso, Red.
23/09/2003
Farsi del male da soli
Ieri non era giorno di commenti. Oggi sì. Ve lo appiccico qui sotto, perchè io non avrei saputo dirlo molto meglio.
Ci dispiace moltissimo per Sergio Ercolano, il ragazzo napoletano morto dopo gli incidenti di Avellino. Ma ci sentiamo più vicini, in molti sensi, al vicequestore Rega, ai poliziotti e ai carabinieri aggrediti da una parte (minima, ma non troppo) della meravigliosa (si dice così, vero?) tifoseria napoletana. Insomma, il povero Ercolano se l’è davvero cercata, a meno che camminare sopra una tettoia di plexiglas per entrare in uno stadio senza biglietto rientri fra i diritti inalienabili del cittadino. E i ritardi nei soccorsi, che tanto hanno fatto imbestialire i suoi compagni di tifo, sono stati dovuti sia ai fumogeni, lanciati dai suoi stessi intelligenti compagni, che alla chiusura della porta che portava al fossato, dove il ragazzo era caduto. Valle Giulia non c’entra niente, ma proprio niente, con Avellino-Napoli, e soprattutto noi non siamo Pasolini, ma quegli agenti inseguiti e picchiati, senza ragione, sono vittime della violenza di altri. Sergio Ercolano, che con la violenza non c’entrava comunque niente, è invece una vittima di se stesso.
Stefano Olivari, Indiscreto.it
On The Blog – Quattordici: Sudore e foto d’epoca
Che tempi, Red. Dico davvero.
E-Radio fu il primo periodo di tranquillità che ebbi in sorte, dopo anni di montagne russe personali e professionali.
La stessa tragedia di Momo, nella sua oscena irragionevolezza, prese la forma di un fatto della vita, che accettai con la stessa consapevole serenità con cui i miei nonni subivano le carestie, le invasioni di cavallette dall’Africa e la malaria da curare con le punture di chinino: un frammento di un’esistenza che continuava a cercare un minimo di equilibrio tra saggezza e desiderio, nelle contaminazioni tra ciò che ero stato e ciò che mi trovavo ad essere.
La compagnia di persone che avevano, in media, dieci anni meno di me mi regalò energie che non credevo più di avere, se mai le avevo possedute; come canta Bob Dylan, ero molto più vecchio allora, sono molto più giovane adesso. Ti piace Dylan, Red? Occhio e croce, direi che non è il tuo tipo, ma non si può mai sapere.
Comunque, forse, non era una questione di età . Appoggiato alla consolle durante una pausa delle trasmissioni, ripensavo alle persone che avevo incontrato durante la “fuga”, e mi pareva di realizzare che la vera differenza (quella che, in altri tempi, avrei chiamato “plus” o “added value”) stava nella loro voglia di fare, di buttarsi, di provare, nel loro desiderio di essere, di tirarsi su, di farsi con le proprie mani e le proprie forze.
Forse era tutto molto più semplice e molto più difficile di quanto mi fossi immaginato. Non c’era bisogno di alcun manuale, di un “La vita, istruzioni per l’uso”; potevo figurarmeli tutti (Kurt, Antonella, Charito, Gaspar, Momo) come i ciclisti di cui mi raccontava mio nonno, Binda, Guerra, e soprattutto il suo eroe Costante Girardengo: sudore e foto d’epoca, il sole caldissimo delle estati piemontesi, un’etica che non c’è più. Girardengo, che aprì una fabbrichetta di bici per tirare a campare una volta finita la carriera in sella, Girardengo che fece lavorare gli ospiti del carcere di Alessandria, per dare loro un bagaglio tecnico al momento dell’uscita. Gente vera, insomma, personalità in apparenza confuse e che però hanno un modo tutto personale di distinguere il bene dal male, il brutto dal bello. Bella gente, niente di più e niente di meno.
31/08/2003
Lunedì, in allegato a Squonk
Domani, insomma. Un post al giorno, da lunedì a venerdì, viaggi di lavoro permettendo. Si andrà avanti qualche settimana.
Parlo di “On The Blog”, testoni, avete presente? La storia costruita sulle risposte ad un post-sondaggio di tanto tempo fa… ecco, quella cosa lì.
Allora, metto subito le mani avanti: non sono riuscito ad usare tutte le risposte. Scusate, è che non son scrittore, ho discreta ma non illimitata fantasia. Insomma, non si offenda nessuno, per piacere.
La storia è quella che è, ricordate che non son scrittore, che il plot non è autobiografico e cercate di essere clementi.
Non scrivete complimenti tanto per farlo, ho un ego già abbastanza sviluppato.
Segnalatemi tutti gli avverbi di modo (xxxmente) inutili che trovate, Stephen King ve ne sarà grato.
Qualcuno si troverà citato magari solo con il titolo del blog, a qualcun altro ho “rubato” righe intere. A qualcuno ho cambiato sesso. Bon, ci sono cose peggiori, dai.
Un ringraziamento particolare a due ignari collaboratori: Gianluca Neri e Miss BlackCat; il primo mi ha dato il personaggio narrante, nei cui panni mi sono calato senza chieder permesso. La seconda… boh, in questo momento non so ancora come andrà a finire la storia, però son contento che si sposi tra poco, così mi evito commenti ironici.
Domani, il prologo.
Cose da non fare durante le vacanze (2)
Indossare la T-shirt del proprio blog ed avventurarsi in spiegazioni agli amici che chiedono informazioni.
Suggerimento: stare vicini all’amico fan dei Genesis, che senza saper nulla di blog e dintorni, conferma che Squonk è una canzone del 1976, contenuta in “A Trick Of The Tail”.