C’è chi va, ma c’è anche chi torna
Per fortuna. B. Georg, ed anche in buona forma. Tornate a trovarlo, via.
17/07/2003
Sfogo (amico blogger ti scrivo)
Amico mio, la giornata è stata dura. Insomma, prima XXX, e poi YYY-ZZZ, e quelli di KKK.
Non è serio, dico io. E mi creda, sono serio.
Non me ne frega niente delle giustificazioni del tipo “ognuno ha i cazzi suoi” (mi perdoni l’ardire vascorossiano), e fregnacce tipo “la vita vera sta fuori di qui”. Ma andiamo!
Quello che sto facendo in questo momento (scriverLe) non è forse vita vera? E quando posto sul blog, lo faccio forse stando dentro un cartone animato di Walt Disney?
Ridicolo.
Non ho preso il blog come un lavoro – non lo farei finchè non fossi pagato, almeno: tengo famiglia – ma, forse stupidamente, mi pare di avere una sorta di impegno nei confronti di coloro che tutti i giorni vengono a leggermi.
Invece, ecco qua: il blog come hobby. Oggi costruisco le barchette in balsa, domani copio i Girasoli di Van Gogh, dopodomani mi dedico al biliardo, e in culo tutto il resto.
Boh (il grande boh, per citare un altro profeta dei nostri tempi bui).
L’amico che ha ricevuto questo messaggio, ieri pomeriggio, esiste davvero. Spero che non se ne abbia a male se l’ho pubblicato. Non credo, chè è persona di spirito.
16/07/2003
Facce di successo
Se vuoi essere un calciatore di successo, non è fondamentale che tu sappia dare pedate appropriate ad un pallone, ma devi essere capace di darti lo smalto alle unghie ed imporre ad Armani di farti la giacca su misura.
Se vuoi essere una cantante di successo, non è necessario che tu sappia scalare le ottave con la tua voce, ma devi strizzarti per bene le tette e comunicare urbi et orbi che non sei più vergine.
Se vuoi essere un giornalista di successo, non è così importante che tu sappia e voglia dare informazione indipendente, ma devi saperti ossigenare con cura i capelli.
Se vuoi essere uno scrittore di successo, non è indispensabile che tu sia in grado di raccontare belle storie tenendo legati i lettori alle pagine dei tuoi libri, ma devi essere capace di indossare una camicia bianca con le maniche rimboccate fin sopra il gomito, e senza che si veda una sola piega che rovini la stiratura.
Insomma, si ammetterà che la vita del blogger è meno eccitante, ma – se non altro – non richiede grandi investimenti in make-up.
15/07/2003
Fatti (veri) e parole (false)
Ivan Preston è un nome che dice poco o nulla alle grandi masse. Eppure, milioni di consumatori americani gli sono inconsapevoli debitori di una battaglia che da anni cerca di metterli al riparo da alcuni “trucchi†della comunicazione pubblicitaria.
Preston è professore di pubblicità presso l’Università del Wisconsin. Uno dei principali oggetti della sua attività è ciò che gli americani definiscono “pufferyâ€: letteralmente, “lode esagerata, gonfiaturaâ€. Preston affrontò per la prima volta il tema nel 1970, quando lesse, in un libro di diritto, che un’azienda che vanta una caratteristica che non possiede, non può essere accusata di compiere una azione illegale, benchè dichiari il falso.
Chi viene accusato di fare pubblicità ingannevole perchè ha sostenuto di essere “il miglioreâ€, può difendersi dicendo che si trattava di mera vanagloria. Se il giudice concorda, ritenendo che il consumatore fosse consapevole di questo tentativo di “spararla grossaâ€, l’azienda è assolta. Il punto è che molta pubblicità , benchè non tecnicamente falsa nel corrente senso legale del termine, non è nemmeno veritiera.
Preston ha investito 33 anni, due libri ed un notevole numero di articoli per criticare duramente questo metodo di comunicazione. Nel 1995, gli studiosi che stavano rivedendo lo Uniform Commercial Code proposero di rendere obbligatoria la sostituzione di slogan generici con dati certi e dimostrabili. Ma oggi, il codice che l’American Law Institute sta per approvare, mantiene immutate le regole sulla pubblicità ingannevole: e così, quello che avrebbe potuto essere il più folgorante successo della carriera di Ivan Preston (ed una grande vittoria dei consumatori USA), sta per trasformarsi nella sua più bruciante sconfitta.
BanalitÃ
Toccare con mano le sfortune altrui è spesso il modo migliore per rendersi conto delle fortune proprie.
30/06/2003
[Ci son giorni che sorridono, e si riempiono di persone, parole e fatti, di fronte ai quali cinquecentocinque chilometri senza l’autoradio scorrono come l’aria che arriva dal ventilatore]
Soddisfazioni – Cinque
Seduto a fianco del vecchio-nuovo amico Colonnello Spiritum, birra fresca in una mano e cellulare nell’altra, pesticchio sui tasti ed attendo, fino a quando l’orecchio non viene allietato dalla ridente voce della Gattona. Le avevo promesso una “surprise call”, e – tutto sommato – mi sembra di sentirla contenta.
Soddisfazioni – Quattro
Allora, c’è gente che si cela dietro un soprannome etereo, roba da cherubini, serafini e compagnia cantante (ed infatti abita nella ex Via Chiesa, ora dedicata al defunto parroco). Poi si presenta armata di scooterone, casco nero, un paio di spalle che al sottoscritto verranno solo visitando la stanza degli specchi deformanti, ed una faccia definibile unicamente come la versione mefistofelica di Giuseppe Guru Granieri. Ma, a parte il sequestro di persona di cui rimane vittima, il suo interlocutore prova il genuino piacere di trovare una persona capace tanto di ascoltare quanto di parlare con una partecipazione contagiosa, nonchè la sensazione che, sarà la birra, saranno i salatini, quel simpatico losco figuro gli pare di conoscerlo da tanto, tanto tempo.
Soddisfazioni – Tre
Quest’uomo non è solo la dimostrazione vivente che un cervello tecnico di prim’ordine può anche essere un valido influenzatore dei “moderati e umili di cuore“; è anche un signore che abita in un posto benedetto da Dio, ed io gli sarò eternamente riconoscente per avermi consigliato una pasta e fagioli assolutamente straordinaria.
Paolo, se riesci a combinare per quell’ufficio che mi hai mostrato, ti mando il curriculum con il primo piccione viaggiatore.