< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • Le voci dentro
  • Al lavoro
  • Il lockdown visto da Sarajevo
  • Dare i nomi alle cose
  • Nella bolla
  • L’altra zona
  • Questa era l’acqua
  • Di pietre e fiducia
  • Mustafa e mia mamma
  • Libri
  • June 2012
    M T W T F S S
     123
    45678910
    11121314151617
    18192021222324
    252627282930  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    13/06/2012

    Greetings from Budapest 2012 – Il libro delle firme

    Filed under: — JE6 @ 20:11

    La Grande Sinagoga sta a dieci minuti dal mio albergo. Vado, ché questa a suo modo è una città piena di tragedie nascoste abbastanza bene. Non c’è molto da dirare, in effetti, il luogo di culto e la sala di preghiera sono chiuse al pubblico, c’è il giardino dei giusti dove vicino al nome di Raoul Wallemberg riconosco quello di Giorgio Perlasca, e un salice piangente fatto di millemila piccole foglie metalliche su ognuna delle quali è scritto il nome di una persona, a volte di una famiglia. C’è il memorial garden, una specie di chiostro. Ci sono ventiquattro fosse comuni ricoperte di erba verde scuro, ci hanno seppellito 2281 corpi di ebrei ungheresi morti di fame nel ghetto di Budapest dopo che questo era stato messo sotto assedio dai fascisti ungheresi, la maggior parte non fu mai riconosciuta, di qualcuno invece la famiglia trovò le tracce e allora incise il nome su una lastra di pietra che oggi sta lì, appoggiata alla terra che si rialza come gonfia di qualcosa di tremendo (a Dachau, a Mauthausen vedi solo dei prati lisci, ti dicono che lì sotto ci sono le ceneri di diecimila persone, potrebbe essere il parco Sempione; qui invece è come se i morti volessero venir fuori). Salgo al primo piano, dove c’è il museo ebraico. I rotoli della Torah, i candelabri, gli argenti. C’è un signore ungherese che li illustra in un inglese spigoloso e monotono a un gruppo di turisti americani, ognuno dei quali porta al collo un badge con il suo nome, chissà se Barbara dal New Jersey ha un parente morto ad Auschwitz. Quando esco passo davanti al libro delle firme, qualcuno oltre al nome e alla città e al paese di origine lascia una frase, a volte solo un thank you. A me tocca una pagina bianca, in alto a sinistra scrivo il mio nome, e poi Milano Italy, rimango lì un po’ con la penna in mano, poi la appoggio, in fondo cosa vuoi dire.

    Leave a Reply