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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    25/06/2012

    Greetings from Shanghai – Xin Yun

    Filed under: — JE6 @ 17:11

    Quando Xin Yun ci saluta sento qualcosa di familiare nella sua voce, poi mi dico che non ho mai avuto grandi rapporti con persone cinesi quindi non ci penso più. Iniziamo gli incontri, lei fa il suo lavoro di traduttrice, noi il nostro che non sappiamo mai bene quale sia e tanto il biglietto da visita non aiuta un granché; durante una pausa facciamo quattro chiacchiere più di cortesia che altro, allora dice che è venuta in Italia tre volte, che ha deciso di studiare l’italiano come tante ragazze cinesi perché seguiva il calcio della Serie A – hai visto che avete vinto con l’Inghilterra? Complimenti – e adesso insegna italiano all’università, ma quando è venuta da noi ha insegnato cinese agli italiani – ovviamente – e lo ha fatto passando tre mesi a Sassari, ecco cos’era quel qualcosa di familiare che sentivo, era l’accento, voi siete di Milano, chiede, sì, ci sono stata una volta a trovare un’amica, tornavo da Sassari, ho fatto fatica perché mi sembrava troppo grande, non ero più abituata alla grande città, scusa ma tu di dove sei, Shanghai, e Milano ti sembrava grande, eh, eh. Non so perché ma le chiedo cosa significa il suo nome in cinese, lei si mette a ridere e mi dice “devo lavorare molto per essere una persona fortunata”, io non lo so se è vero, Google Translator dice che l’ideogramma suggerito significa solo “fortunato” però voglio credere alla sua spiegazione che è troppo complessa perché io riesca a ricordarmela, ma c’è qualcosa che mi piace in quel che mi dice, allora cerco di cesellare la pronuncia, su Xin me la cavo ma Yun mi torna ostico da ripetere, lei ride e dice che sono bravo, ma comunque non c’è bisogno, chiamatemi pure Annalisa, scusa? sì Annalisa, ma il tuo nome non vuol dire quello, lo so, ma mi piace il suono dice facendo una piccola smorfia timida dietro gli occhiali da professoressa, e allora va bene Annalisa, a che ora abbiamo il prossimo appuntamento.

    Greetings from Shanghai – Grande

    Filed under: — JE6 @ 16:51

    Quando ci troviamo di fronte al palazzo di un museo del quale in questo momento non ricordo il nome, avete presente quello che sta in People’s Square verso la sopraelevata, ci guardiamo in faccia e diciamo quello che pensiamo da quando siamo arrivati, qui è tutto grande, anzi di più, è tutto enorme, qualcosa più di grande, è tutto qualcosa per il quale manca l’unità di misura, il numero di persone, la grandezza dei palazzi, la larghezza dei viali e dei marciapiedi, l’estensione della città, cerchiamo entrambi i nostri riferimenti, io penso a Chicago, guarda Chicago è grande e grossa ma questa di più, non c’è paragone, lui pensa a Los Angeles, stessa cosa, tutti e due pensiamo a New York e dai no, non è possibile, vuoi mettere Central Park e l’Empire State Building e sì alla fine vogliamo mettere mica per fare una gara ma semplicemente per stupore, perché poi New York la vedi in televisione un giorno sì e l’altro pure e infatti quando ci vai anche per la prima volta sei affascinato ma non sorpreso, qui invece insomma, ne abbiamo sentito parlare, hai presente quel servizio su GQ e però chi se lo aspettava, e stiamo così, a fare ooohhh, sudati nella guazza di quest’umidità che a noi milanesi in fondo torna familiare, a guardare in alto, e a destra, e a sinistra, che non si finisce mai di spostare gli occhi.

    Greetings from Shanghai – Voltando le spalle

    Filed under: — JE6 @ 09:02

    In fondo, credo che l’immagine migliore della Shanghai che si presenta al turista occidentale sia questa statua di Mao, bella, grande, imponente e solitaria, guardata a vista da un poliziotto che urla se appoggi un piede sull’erba che la circonda, tre ragazzi che si scattano fotografie sorridendo in posa davanti al Grande Timoniere e altri trentamila che a pochi metri di distanza gli voltano le spalle, gli occhi fissi sulla Pearl Tower, le sue sfere da discoteca che si riflettono nell’acqua del fiume.

    Greetings from Shanghai – Lost in Translation

    Filed under: — JE6 @ 09:00

    A Shanghai vivono una ventina di milioni di persone. Diciassette senza contare i pendolari che entrano in città per lavoro, mi dicono. Alle sette di questa sera umida sembra che siano tutti in strada, tutti a camminare, mangiare, bere, vendere, parlare, cucinare. Ti viene da pensare che la città è enorme perché è stata costretta a crescere, per poter contenere tutte queste persone. Quando la luce del semaforo diventa verde si muovono centinaia di persone tutte insieme, come una legione romana. Sul Bund, la lunghissima camminata che costeggia il fiume dalla quale si gode lo skyline del Financial District e pare di stare a Brooklyn a guardare Manhattan saremo un milione di persone, tutte con la bocca a forma di O fissando i grattacieli e le torri moderne da una parte e i palazzi ottocenteschi dall’altra, guarda su quello, sono le prime bandiere rosse che vedo da quando siamo arrivati. Il rumore non è sottofondo, sta in cima, sopra a tutto perché siamo tanti, tantissimi, non credo di aver mai visto tanta gente tutta insieme se non allo stadio o a qualche grande concerto. Camminiamo perdendoci costantemente, uno che fotografa da una parte, uno che guarda dall’altra, poi ci ritroviamo alzando la mano e sventolandola come fanno cento altri in una rilassata bolgia dantesca che parla una lingua incomprensibile. Mi sento come il Bill Murray di Lost in Translation, e non importa che al posto di Scarlett Johannsson ci sia un collega la cui unica particolarità è che oggi compie gli anni, mi sento felicemente perso in un fiume di persone, altrettanto felicemente lontano dall’Italia che gioca il quarto di finale, dalla prima puntata di Sorkin, ci pensavo durante il viaggio sorvolando Plovdiv in Bulgaria e poi la Turchia interna, guardavo giù e mi chiedevo come sarebbe stare a Plovdiv, o nel bel mezzo di quell’enorme foglio di carta crespa che arriva in Anatolia, e qui sul Bund mi pare per un momento di avere la risposta, si starebbe così, lontano da una wi-fi, hai già scaricato i sottotitoli, secondo te arriviamo ai rigori, si starebbe così, lost in translation, si starebbe così, mica poi male.